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tìmpano

sm. [sec. XIV; dal lat. tympănum, dal gr. týmpanon].

1) Strumento membranofono a percussione formato da una tazza semisferica su cui è tesa una pelle. Produce suoni a intonazione determinata, che può essere variata modificando la tensione della pelle (con un sistema di pedali). I limiti dell'estensione di una sola tazza coperta di pelle rendono necessario il raggruppamento di diverse tazze, da due a cinque, variamente intonate: il loro insieme costituisce il timpano propriamente detto. Tipico strumento, nell'antichità, del culto dionisiaco e di vari culti orgiastici orientali, spesso raffigurato su vasi, in pitture e rilievi di età greco-romana, levato in alto e percosso dalle Menadi, il timpano fu introdotto in orchestra nella seconda metà del Settecento; può essere usato anche come strumento solista. Nella batteria in uso nel jazz e musiche derivate, è così chiamato il tamburo cilindrico, poggiante a terra su tre piedini, posto alla destra dell'esecutore (in inglese floor tom, cioè tom-tom a terra).

2) Lett., tamburo: “l'alto rumor de le sonore trombe / de' timpani e de' barbari stromenti” (Ariosto).

3) Per analogia, in anatomia, formazione propria dell'orecchio medio: cassa del timpano, cavità interna in cui si trova la catena dei tre ossicini, la quale comunica, mediante la tuba uditiva, detta di Eustachio, con la faringe; membrana del timpano (o semplicemente timpano), lamina che costituisce la parete divisoria tra la cassa del timpano e il condotto dell'orecchio; quando è colpita dai suoni, vibra e trasmette sollecitazioni all'orecchio medio. Fig., in alcune espressioni del linguaggio familiare per indicare sordità: essere duro di timpani; rompere i timpani, assordare per eccessivo rumore.

4) In edilizia, in generale, superficie compresa tra l'estradosso di una struttura e la linea corrispondente al suo piano d'imposta. In particolare, nelle facciate degli edifici con tetto a capanna, porzione di superficie compresa tra le due falde e la linea, reale o ideale, che ne congiunge i canali di gronda. Con accezione più specifica, nell'architettura classica, la superficie triangolare o semicircolare compresa entro la cornice del frontone e delimitata inferiormente dalla trabeazione. Concepito in origine come membrana di chiusura, il timpano poteva essere ornato con statue (Atene, Partenone) o lasciato completamente liscio. Per analogia, si chiama timpano anche la superficie posta tra architrave e archivolto nei portali, come pure l'elemento aggettante con funzione di cimasa posto sopra le porte o le finestre.

5) Nella stampa, rivestimento del piano di pressione delle macchine tipografiche a platina; nel torchio da stampa a leva, il telaio di ferro sul quale viene teso il feltro che poggerà sul foglio di carta durante la pressione.

6) Nella tecnica romana, apparecchio per il sollevamento costituito da una grande ruota a tamburo, sollevata dal suolo per il mozzo, intorno alla quale si avvolgeva la fune di una carrucola; la cavità interna ospitava più uomini o un animale che, camminando, costringevano il timpano a ruotare realizzando un notevole sforzo trattivo, superiore a quello dell'argano.

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