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tabacco

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Lessico

sm. (pl. -chi) [sec. XV; dall'arabo ṭabbāq, nome di una pianta medicinale, attraverso lo spagnolo tabaco, che solo dopo la scoperta dell'America passò a indicare le piante del genere Nicotiana].

1) Nome com. delle piante del genere Nicotiana (famiglia Solanacee), comprendente ca. 100 specie in gran parte originarie dell'America tropicale: piantagione di tabacco.

2) Il prodotto che si ottiene per essiccazione delle foglie della pianta opportunamente trattate e lavorate: tabacco da fumo, da fiuto; tabacco trinciato. Per estensione, anche come agg., di colore marrone che ha la gradazione di tali foglie essiccate. Al pl., le varie qualità e confezioni del prodotto: rivendita di tabacchi nazionali ed esteri.

Botanica

Commercialmente rivestono un'effettiva importanza: Nicotiana tabacum, cui fanno capo quasi tutte le forme coltivate per tabacco da fumo, e Nicotiana rustica, utilizzata soprattutto per l'estrazione della nicotina e per produrre tabacco da fiuto. Altre specie (per esempio Nicotiana petunioides) sono utilizzate quali piante ornamentali. Nicotiana tabacum è un'erbacea annua, alta 1-2 m, ghiandolosa, con foglie grandi abbraccianti il fusto, ovali o lanceolate, sessili e provviste di nervature; i fiori, tubulosi e raccolti in pannocchie, possono essere rosati o rossi. I frutti sono capsule contenenti un numero molto elevato di semi piccolissimi. Le diverse varietà di questo tabacco sono considerate, dal punto di vista botanico, come sottospecie o ibridi; tra le più note sono da ricordare: avana, maryland, virginia, macedonia, kentucky, ecc. Meno coltivata della precedente è Nicotiana rustica, che ha foglie picciolate non abbraccianti e fiori gialli.

Agricoltura

La coltivazione del tabacco è diffusa in molte parti del mondo, grazie a tecniche colturali diverse e alla creazione di varietà adatte ai più svariati ambienti: la semina, data la piccolezza del seme e le esigenze termiche piuttosto elevate, avviene in appositi semenzai di sabbia adeguatamente concimata. Il trapianto, che può essere effettuato manualmente o a macchina, avviene su terreno erpicato con una densità che varia fra le 12.000 e le 160.000 piante per ettaro secondo le varietà. Per quanto riguarda le caratteristiche pedologiche, il tabacco cosiddetto scuro preferisce terreni profondi e freschi, ricchi di sostanza organica, mentre i tipi chiari si adattano bene a terreni sciolti e leggeri, di non grande fertilità. Nella concimazione, una particolare importanza riveste il potassio, capace di migliorare la combustibilità delle foglie, mentre cloro, sodio e calcio svolgono azione sfavorevole. Il tabacco si raccoglie a maturità industriale, quando la foglia manifesta una variazione cromatica dal verde scuro al verde chiaro o dal verde chiaro al giallastro. I tipi kentucky si possono raccogliere a pianta intera, gli altri si raccolgono a foglie.

Industria

Dopo la raccolta il tabacco viene sottoposto a lavorazione, un tempo artigianale, poi industriale, per farne risaltare i caratteri organolettici e ottenere i prodotti commerciali (tabacco da fiuto, da masticare, da fumo). Il procedimento industriale di lavorazione delle foglie consiste in quattro fasi principali. Durante la fase di cura, le foglie appena raccolte vengono fatte ingiallire ed essiccare gradatamente secondo diversi procedimenti, di cui i più seguiti sono quelli “al sole”, “a fuoco diretto”, “all'ombra”, “a fuoco indiretto”, “al chiuso”, e vengono scelti in base alla varietà del prodotto originale e al tipo di concia che dovranno subire; al termine, si esegue una cernita secondo le dimensioni delle foglie, che vengono quindi raccolte in mazzi di 10-50 (manocchi), imballate e inviate alle manifatture. La fase di fermentazione è eseguita sui pacchi di foglie inumiditi e posti in contenitori che vengono riscaldati fino a 60 ºC al fine di potenziare le caratteristiche organolettiche; le foglie vengono poi ammorbidite spruzzandole con una soluzione di cloruro sodico, quindi passate alla concia, consistente in un bagno zuccherino contenente vari composti la cui formula è tenuta segreta dai fabbricanti; in tal modo ogni tabacco assume gli aspetti e il gusto tipico delle varie marche. La terza fase è quella della manifatturazione dei prodotti e cioè del trinciato, dei sigari, delle sigarette, ecc., e la quarta quella di stagionatura dei prodotti, di breve durata per il trinciato destinato al confezionamento di sigarette, di lunga durata per il trinciato destinato al tabacco da pipa.

Storia

Noto a tutte le popolazioni indigene d'America, che ne facevano largo commercio, il tabacco veniva usato sia per motivi religiosi, sia quale blanda droga (masticandone i semi e le foglie), sia per scopi voluttuari, fumato in pipe o sotto forma di sigari. In Europa fu introdotto verso il 1518 da un missionario spagnolo, che donò alcuni semi al futuro imperatore spagnolo Carlo V. Considerato, per il suo contenuto in sostanze stimolanti, una pianta medicinale adatta ai più diversi mali, venne denominato erba santa, usato soprattutto come polvere da fiuto. Nel 1560 fu introdotto in Francia da Jean Nicot, ambasciatore a Lisbona, come rimedio per le emicranie di Caterina de' Medici. La coltivazione e l'uso si diffusero rapidamente grazie ai missionari spagnoli e portoghesi, che lo importarono prima nelle Filippine e nel Giappone e poi in Cina; il cardinale Tornabuoni fu il primo a introdurlo in Italia; sir W. Raleigh in Inghilterra, dove iniziò una vasta produzione di tabacco da fumo. In diversi Stati fu inizialmente combattuto da leggi ed editti restrittivi (in Francia la vendita fu proibita da Luigi XIII; papa Urbano VIII scomunicò i fumatori, ecc.), ma ben presto i governi trovarono più conveniente trarre vantaggi fiscali dalla pianta stessa assicurandosene il monopolio. Il primo di tali monopoli nacque in Francia nel 1674, mentre in Italia fu instaurato nel 1895.

Tossicologia

Il tabacco pone problemi tossicologici di notevole complessità, anche per via dell'alto numero di componenti potenzialmente pericolosi. Finora ne sono stati identificati oltre 500, con grandi variazioni qualitative legate alla origine, alle caratteristiche delle foglie e alle modalità della loro lavorazione. I componenti di maggiore interesse tossicologico sono, oltre alla nicotina, l'ossido di carbonio, i gas e vapori irritanti (specialmente aldeidi e ammoniaca) e le sostanze con potere cancerogeno, come l'arsenico, il cromo e il catrame. La combustione del tabacco sviluppa, inoltre, lo ione cianuro a concentrazioni capaci di inibire la respirazione mitocondriale e di inattivare la vitamina B₁₂. Per via dell'ossido di carbonio assorbito, nel sangue del fumatore di 20 sigarette giornaliere è presente ca. il 5% di carbossiemoglobina, valore che può raggiungere il 10-15% nei soggetti cardiopatici. Forti quantità di carbossiemoglobina sono state rilevate anche nel sangue di soggetti non fumatori dopo un certo periodo di permanenza in ambienti chiusi in cui si trovavano numerosi fumatori. Le aldeidi e l'ammoniaca, presenti nei tabacchi alcalini, irritano la mucosa tracheo-bronchiale e inibiscono la motilità dell'epitelio ciliato, determinando la tosse e la bronchite ipersecretiva tipiche dei fumatori. Il cromo, l'arsenico e il catrame con il suo contenuto di idrocarburi aromatici policiclici (per esempio 3,4-benzopirene), sono componenti del tabacco più temibili per la possibile azione cancerogena. La mortalità da carcinoma polmonare nei soggetti fumatori è ca. 30 volte superiore a quella dei non fumatori; tale rapporto diventa 1:15 nei fumatori di 20 sigarette e 1: 0 in quelli che fumano 8 sigarette giornaliere. Questi dati statistici, raccolti in Gran Bretagna, sono stati largamente confermati da indagini epidemiologiche condotte negli Stati Uniti su vasti strati di popolazione. Meno esposti al rischio di tumori del polmone sembrano i fumatori di pipa, nei quali l'incidenza di neoplasia aumenta di 3-4 volte rispetto ai non fumatori, mentre nei fumatori di sigari non è stato evidenziato alcun aumento di mortalità da cancro polmonare. Si valuta nell'ordine di 10-15 anni il tempo di latenza necessario perché dalla lesione primitiva provocata dai componenti del fumo di tabacco si sviluppi una neoplasia maligna. In una prima fase, la lesione polmonare sarebbe reversibile, come indica il fatto che dopo 10 anni dalla cessazione del fumo l'incremento della mortalità da tumori del polmone diminuisce di ca. il 50%. Oltre al polmone, gli organi più colpiti da neoplasie nei fumatori sono la laringe, il pancreas, il cavo orale e la vescica. Quest'ultima localizzazione viene spiegata come conseguenza della forte eliminazione urinaria nei fumatori di un composto aromatico cancerogeno, l'o-amminofenolo. Un secondo importante aspetto della patologia da fumo di tabacco è quello connesso con l'attività della nicotina. Il contenuto di nicotina nelle sigarette oscilla intorno all'1%, di cui solo 1/3 raggiunge effettivamente la mucosa orale. L'assorbimento in circolo della quantità di nicotina assunta con il fumo di tabacco è molto variabile: il 5% se si trattiene il fumo nel cavo orale, il 70-80% se il fumo viene aspirato. L'assorbimento dipende tuttavia anche dal tipo di tabacco impiegato. Il fumo di tabacchi acidi (sigaretta, tabacco da pipa) contiene gran parte della nicotina sotto forma di sale, che ordinariamente non viene assorbito dalla mucosa del cavo orale, mentre lo è dalla mucosa bronchiale in seguito alla aspirazione del fumo. Il tabacco dei sigari, alcalino, libera invece nicotina basica, che viene assorbita dalla mucosa orale; in tal caso per l'assorbimento della nicotina non è necessaria l'aspirazione del fumo. Ai fini dell'attività farmacologica esercitata da questo alcaloide hanno pure importanza il ritmo e la rapidità con cui si fuma. L'organismo è capace di inattivare rapidamente la nicotina a livello del polmone e del fegato, per opera di enzimi localizzati nella frazione microsomiale delle cellule. Pertanto, benché la dose letale di nicotina corrisponda al contenuto di sole 30-40 sigarette, il rischio di intossicazione acuta mortale è trascurabile, dato che il tempo necessario per fumare tale quantità di tabacco è sufficientemente lungo per impedire l'accumulo di una dose tossica di nicotina. Non è stato ancora chiarito il ruolo della nicotina nel rapporto tra abitudine al tabacco e aumento dell'incidenza di malattie degenerative a carico dell'apparato cardio-circolatorio. Alterazioni dell'elettrocardiogramma e della ventilazione polmonare spiegabili in base all'attività farmacologica dell'alcaloide si possono osservare già durante il fumo di una singola sigaretta; l'azione gangliostimolante della nicotina produce infatti segni immediati di iperattività colinergica e adrenergica. Ciò tuttavia non spiega a sufficienza il fatto che l'abitudine al tabacco aumenta di ca. 2 volte l'incidenza delle cardiopatie ischemiche e delle loro complicanze (per esempio infarto del miocardio), specie nei soggetti di età inferiore a 50 anni. Va pure rilevato che una grave malattia dei vasi periferici, la tromboangioite obliterante o morbo di Bürger, insorge in pratica soltanto nei soggetti fumatori, forse come conseguenza di una sensibilizzazione allergica dell'organismo verso determinati componenti del fumo di tabacco. Il fumo può danneggiare gravemente il nervo ottico (ambliopia tossica da tabacco) e aggravare i disturbi dell'ulcera duodenale, attraverso l'azione gangliostimolante della nicotina che aumenta la secrezione e la motilità nel tubo digerente.

Diritto

Nel nostro ordinamento il tabacco è stato sottoposto per lungo tempo a monopolio dello Stato, che se ne riservava la fabbricazione, la preparazione, l'introduzione in Italia e la vendita. Tale regime si è venuto modificando in quanto il monopolio per la coltivazione, importazione e vendita del tabacco greggio è stato abolito con D. L. 30 novembre 1970, n. 870. Inoltre, la legge 10 dicembre 1975, n. 724, ha modificato il sistema del monopolio del tabacco lavorato in base al trattato della CEE per cui si è avviata una liberalizzazione del settore.Per evitare i dannosi effetti prodotti dal fumo di tabacco in luoghi chiusi, la legge 11 novembre 1975, n. 584, proibisce di fumare nei locali pubblici come cinema, teatri, musei, ospedali, scuole, sale d'attesa di stazioni, aeroporti, ecc. La direttiva del presidente del Consiglio dei ministri 14 dicembre 1995 disciplina il divieto di fumare nei locali utilizzati a qualunque titolo dalla pubblica amministrazione,

Bibliografia

Per la botanica

F. A. Wolf, Aromatic or Oriental Tobaccos, Durham, 1962; P. Giammarioli, Il tabacco, pianta voluttuaria, Torino, 1969; P. D'Errico, E. Tremblay, A. Ragozzino, Guida pratica alla coltivazione del tabacco, Napoli, 1990.

Per la tossicologia

H. Schievelbein, Nicotin, Stoccarda, 1968; E. L. Winder, K. Mabuchi, Etiological and Preventive Aspects of Human Cancer, in “Preventive Medicine”, vol. I, pag. 300, 1972; A. Ramunni, Sigaretta addio?, Brindisi, 1989.