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taròcco (gioco)

sm. (pl. -chi) [sec. XVI; etim. incerta]. Ant., le carte da gioco in genere; oggi, tipo particolare di mazzo diffuso in Italia in tre varianti: tarocco di Lombardia o di Venezia, mazzo di 78 carte con 22 figure o trionfi e 4 sequenze o semi (spade, bastoni, coppe, denari) di 14 carte numerate dall'1 al 10, più 4 figure (fante, cavallo, donna, re); il tarocchino di Bologna, mazzo in tutto simile al precedente, ma con semi più “corti”, mancando le carte dal 2 al 5; e le minchiate di Firenze, con ben 40 figure. Le figure o trionfi, detti anche arcani o semplicemente tarocchi, del mazzo di Lombardia e del tarocchino di Bologna, contrassegnati da numeri dallo 0 al 21 che, con qualche eccezione, ne indicano il valore nella partita, sono i seguenti: il Matto, il Bagatto, la Papessa, l'Imperatrice, l'Imperatore, il Papa, l'Amante, il Carro, la Giustizia, l'Eremita, la Ruota della Fortuna, la Forza, il Penduto, la Morte, la Temperanza, il Diavolo, la Torre, le Stelle, la Luna, il Sole, l'Angelo, il Mondo. Oggi usati per la chiromanzia e i giochi di prestigio, i tarocchi si giocavano in circa 20 diverse partite, cadute in disuso con poche eccezioni (in tre a venticinque, mittigati in tre, in quattro o in partita) il cui svolgimento appare analogo a quello del tresette o della briscola. Diffusi in tutta l'Europa a partire dal sec. XV, tra i più antichi esemplari di tarocchi sono alcuni mazzi notevoli per la varietà e l'eccezionale valore artistico delle figure allegoriche, come quelli dei Visconti, del conte L. Cicognara, dei Colleoni e quelli detti del Mantegna (sec. XV); la progressiva standardizzazione dei simboli e delle figure a cominciare dal Settecento non ha tolto ogni fascino a queste carte antiche ed evocatrici.

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