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telegrafìa

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Descrizione generale

sf. [sec. XIX; da telegrafo]. Sistema di comunicazione a distanza impiegato per trasmettere messaggi mediante una sequenza di segnali discreti opportunamente codificati. Secondo il mezzo impiegato per la trasmissione (elettricità, luce, radioonde) si parla di telegrafia elettrica, telegrafia ottica e telegrafia senza fili o radiotelegrafia. § Telegrafia armonica, sistema di telegrafia che impiega segnali a corrente alternata trasmessi generalmente nell'ambito della banda di frequenza relativa a una comunicazione telefonica. Se si scelgono in modo opportuno le frequenze acustiche portanti è possibile trasferire simultaneamente su una sola linea telefonica fino a diciotto messaggi telegrafici fra loro indipendenti. La telegrafia armonica viene anche impiegata per ottenere analogamente la trasmissione di un sistema di telecomandi fra loro indipendenti ma contemporanei su una singola linea telefonica, il cui equipaggiamento terminale sia opportunamente predisposto.

Cenni storici

La trasmissione a distanza di segnali in codice è stata adottata fin da tempi remoti: ancor oggi varie popolazioni comunicano fra loro con segnali ottici (lampi di luce, fumate ecc.). I primi a stabilire un sistema efficiente di telegrafia ottica furono i Romani e i Cinesi, che trasmettevano a distanza messaggi in codice per impiego civile e militare mediante segnali ottici tra una serie di posizioni sopraelevate in vista fra loro; segnalazioni ottiche e acustiche in codice sono tuttora impiegate per esempio nella marina mercantile e militare (vedi anche segnale). Nel 1790, C. Chappe perfezionò la telegrafia ottica adottando un sistema di stazioni provviste di un dispositivo a bracci mobili, visibili a grande distanza, la cui posizione convenzionale corrispondeva alle diverse lettere (o numeri) dell'alfabeto; nel 1794 venne istituito il primo servizio telegrafico fra Parigi e Lilla. Il telegrafo Chappe rimase in uso fin verso la metà del sec. XIX (nella sola Francia aveva una rete di ca. 5000 km). La possibilità di utilizzare la corrente elettrica per trasmettere segnali in codice fu teorizzata da A.-M. Ampère, K. F. Gauss e W. E. Weber, che proposero anche un codice binario a cinque impulsi positivi o negativi di corrente continua. Il perfezionamento della pila di Volta e poi l'introduzione di nuovi generatori elettrici permisero a W. F. Cooke, C. Wheatstone e S. Morse di realizzare i primi sistemi di telegrafia elettromagnetici: nel 1837, Wheatstone e Cooke istituirono la prima linea telegrafica pubblica, lunga 60 km, presso Birmingham. Questa era servita da un telegrafo elettromagnetico a 5 aghi, basati su un codice analogo a quello teorizzato da Weber; nel 1839 Wheatstone realizzò un telegrafo a quadranti dotato di elettromagneti e nel 1866 il sistema di trasmissione con nastro perforato, oggi perfezionato per il telex. Sempre nel 1837, Morse ideò un telegrafo elettromagnetico dotato di apparato scrivente (il telegrafo elettrico) e nel 1840 mise a punto il codice telegrafico che porta il suo nome. Nel 1838 K. A. von Steinheil utilizzò il ritorno di terra che consentiva di impiegare un solo filo metallico per le trasmissioni telegrafiche. Per la sua semplicità e praticità di impiego il codice Morse si diffuse considerevolmente: esso consente di trasmettere fino a 150 caratteri o 30 parole il minuto utilizzando unicamente un tasto; per tale motivo viene ancora adottato in radiotelegrafia. La semplicità delle reti telegrafiche, che necessitavano di un solo filo per la trasmissione, ne favorì la rapida installazione in tutto il mondo: nel 1850 venne posato il primo cavo telegrafico sottomarino fra Dover e Calais e fra il 1857 e il 1858 il primo cavo transoceanico fra l'Europa e l'America Settentrionale. Intanto vennero studiati sistemi di trasmissione in codice più efficienti: le prestazioni della telegrafia Morse furono superate dal sistema di trasmissione per via elettrica di messaggi stampati ideato da D. E. Hughes (1855): esso operava con una tastiera di ventotto tasti, più due di moltiplicazione delle lettere o numeri relativi a ogni tasto. Nel 1874 fu adottato il codice a cinque elementi proposto da J.-É. Baudot, che elevò la velocità di trasmissione fino ai 720 caratteri al minuto con l'impiego di due distributori di caratteri che dovevano operare in sincronismo (codice ritmico) alle estremità della linea telegrafica. Questo codice consentì il perfezionamento dei dispositivi a tastiera che portarono alla fabbricazione di macchine telescriventi. Nel 1936, il codice Baudot fu sostituito dal codice CCITT n. 2, sempre a cinque elementi più due di controllo, detto aritmico in quanto ogni carattere di cinque elementi viene preceduto da un elemento (detto start), che fa avviare il motore della telescrivente, e seguito da un altro elemento (detto stop), che lo arresta. La cadenza delle battute di tasto dell'operatore alla telescrivente è quindi indipendente da ogni necessità di ritmo obbligato; ciò ha favorito l'avvento di estese reti di comunicazione telegrafica, analoghe a quelle telefoniche. L'avvento dei componenti elettronici allo stato solido e di tipo integrato ha radicalmente trasformato e in gran parte reso obsoleta, specie negli anni dal 1970 al 1980, la tecnica telegrafica. I dispositivi elettromeccanici di azionamento delle telescriventi sono stati infatti soppiantati dalla introduzione di tastiere che permettono di inserire direttamente in una memoria elettronica i caratteri da trasmettere. Ciò ha consentito notevoli migliorie nel servizio telegrafico; le telescriventi sono di fatto divenute così molto più rapide e silenziose, più facili da maneggiare e soprattutto sensibilmente più affidabili in quanto le parti meccaniche in movimento sono state praticamente eliminate e con esse le molte possibilità di guasto. L'impiego dei microelaboratori ha inoltre consentito l'invio di messaggi in linea con lo smistamento automatico dei messaggi telex ai vari indirizzi in teleselezione lungo la rete di commutazione telegrafica. Se la telescrivente trova una linea occupata, accantona il messaggio, inoltra gli altri presenti in memoria e, successivamente, ritenta il collegamento in modo da portarlo a buon fine. Queste migliorie tecnologiche hanno portato all'adozione di velocità di trasmissione molto più elevate che per il passato e, per conseguenza, alla progressiva adozione di attrezzature rinnovate per le linee e le centrali di commutazione telegrafiche. Comunque sia, la rete telegrafica tende sempre più a essere superata e sostituita dalle moderne rete di comunicazione digitale, pur rimanendo ancora attivo il servizio telegrafico.

Diritto

Il servizio statale della telegrafia è regolato giuridicamente dal Codice postale e delle comunicazioni del 1936, successivamente aggiornato. Per le comunicazioni con l'estero è fondamentale la Convenzione internazionale delle telecomunicazioni di Montreux del 1965, resa esecutiva in Italia nel 1967. Il sequestro di telegrammi e altri oggetti di corrispondenza negli uffici telegrafici (e postali) può essere disposto solo dall'autorità giudiziaria.