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teofanìa

sf. [sec. XIX; dal greco theopháneia, da théos, dio, e tema di pháinesthai, manifestarsi]. Manifestazione di un dio che può realizzarsi sia mediante visioni sia mediante segni, i quali, debitamente interpretati, rivelano la presenza e la volontà del dio stesso. Le teofanie costituiscono sempre una “rivelazione”. § La compresenza e la complessità delle differenti tradizioni storiche e storico-religiose che costituiscono l'insieme dell'Antico Testamento impediscono di ravvisare in esso una forma unitaria della teofania: in generale si può affermare che l'Antico Testamento oscilli tra rappresentazioni ingenue della presenza manifesta di Dio fra gli uomini (che può cogliersi, per esempio, attraverso particolari fenomeni naturali o esprimersi in visioni e in sogni) e la consapevolezza invece dell'essenziale invisibilità di Dio (Esodo 33, 20). Nel Nuovo Testamento, seppure con diversità di forme, si esprime chiaramente l'idea che la persona di Gesù costituisce la teofania assoluta ed esclusiva (per esempio Giovanni 1, 18).

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