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termocòppia

sf. [termo-+coppia]. Dispositivo sensibile alle variazioni di temperatura, basato sul fenomeno della termoelettricità (effetto Seebeck). È costituito essenzialmente da due conduttori, di metalli diversi, saldati alle due estremità, insieme a uno dei quali viene inserito un galvanometro. Portando le due saldature a temperature diverse, si stabilisce nel circuito una forza elettromotrice che determina la circolazione di una corrente elettrica, misurata dallo strumento. Tra la differenza delle temperature e il valore della forza elettromotrice (o della corrente) esiste una relazione nota, anche se non lineare, per cui è possibile, dalla lettura dello strumento, dedurre la differenza della temperatura cui si trovano le due saldature. Ponendo una saldatura a contatto con il corpo del quale si vuole misurare la temperatura e l'altra entro un recipiente a temperatura costante, o comunque in un ambiente la cui temperatura sia nota, è possibile misurare, con notevole precisione, la temperatura del corpo in esame. L'impiego delle termocoppia è pratico in quanto, date le piccole dimensioni delle saldature, possono essere usate per misure di temperature in punti non facilmente accessibili. Per la costruzione delle termocoppie si possono usare numerose coppie di metalli e leghe: tipiche sono le termocoppie rame-costantana, per misurare temperature fino a 350 ºC, ferro-costantana (fino a 750 ºC), platino-rodio (fino a 1300 ºC), tungsteno-leghe di renio e tungsteno (fino a 2800 ºC). Con termocoppie adatte si possono misurare anche temperature assai basse, fino a ca. -180 ºC. Le termocoppie costituiscono un tipico dispositivo di misura da laboratorio, usato per esempio per rilievi su prototipi di motori e di dispositivi diversi. Trovano però anche applicazioni industriali, quando occorra misurare in modo continuo la temperatura di complessi diversi (esempio tipico i motori per aviazione). Termocoppie costituite da giunzioni di semiconduttori di tipo n con semiconduttori di tipo p sono impiegate come generatori di energia, per potenze fino ad alcuni kilowatt, in particolare nei generatori a radioisotopi, i quali producono calore che viene così direttamente convertito in energia elettrica. Il rendimento è basso (7-8%), ma è possibile, con tale applicazione, ottenere generatori privi di organi in movimento, capaci di funzionare per anni in ogni ambiente, senza manutenzione e senza rifornimento di combustibile. Sono di questo tipo per esempio i generatori nucleari impiegati nelle imprese spaziali, quelli installati su boe luminose e su fari non presidiati di non grande potenza ecc.

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