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terràglia

sf. [sec. XVIII; da terra].

1) Prodotto ceramico di basso pregio a corpo bianco, con rivestimento a base di argille, pigmenti e ossidi basici, molto vario secondo l'impasto.

2) Al pl., oggetti, per lo più vasi, statuine o simili, fatti di tale materiale: commerciante di terraglie. § In genere si distingue in terraglia tenera, a base di argilla, caolini impuri, dolomite e silice, e terraglia forte, a base di argille plastiche, caolini, silice e feldspati. La terraglia tenera, ottenuta per cottura a temperatura da 920 a 1150 ºC, presenta sempre caratteristiche meccaniche e chimiche scadenti; è usata per stoviglie di basso costo o per piastrelle comuni da rivestimento. La terraglia forte, ottenuta per cottura a temperatura fino a 1280 ºC, presenta invece migliori caratteristiche estetiche e meccaniche per cui viene utilizzata, oltre che per produrre stoviglie, per piastrelle da pavimento e articoli sanitari. Le decorazioni sono apportate direttamente sul biscotto, per prodotti di un certo pregio, o per decalcomania sul pezzo verniciato. § La terraglia fu creata dai ceramisti inglesi dello Staffordshire, attraverso vari tentativi effettuati a partire dalla fine del sec. XVII dai fratelli Elers, poi da J. Astbury, da Enoch Booth e infine da J. Wedgwood, che verso la metà del sec. XVIII ne perfezionò l'impasto e portò questo prodotto al più alto livello tecnico e artistico, conquistando tutti i mercati europei. Tra le manifatture italiane che si dedicarono alla fabbricazione della terraglia di tipo inglese vanno ricordate la Ferniani di Faenza, la Cozzi di Venezia e la Franchini di Este.

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