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territòrio

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Lessico

sm. [sec. XIV; dal latino territoríum, da terra, terra].

1) Estensione circoscritta di terra, terreno, regione: territorio alpino, pianeggiante. In particolare, regione sottoposta a una particolare giurisdizione, perché compresa entro i confini di un'amministrazione: il territorio nazionale; il territorio della diocesi di Milano; occupare i territori di confine di uno Stato nemico.

2) In etologia, qualsiasi area difesa da uno o più animali della stessa specie contro l'invasione di altri animali.

Etologia

Il territorio è un'area che contiene una o più risorse indispensabili alla sopravvivenza e al successo riproduttivo dell'individuo o del gruppo che lo occupa. Formano territorio rappresentanti di tutte le classi dei Vertebrati e di alcuni gruppi di invertebrati, per esempio insetti, ragni e granchi. Per molte specie, il territorio può essere contemporaneamente un'area di caccia, di accoppiamento, di ricovero, di allevamento ecc. Spesso i confini territoriali sono segnati da elementi topografici dell'area (per esempio alberi, fiumi o torrenti, sentieri ecc.). La competizione territoriale è prevalentemente intraspecifica (territorialità intraspecifica), ma poiché le risorse contenute in uno stesso territorio possono essere sfruttate anche da più di una specie, talvolta i territori sono difesi anche nei confronti di individui di altre specie (territorialità interspecifica). Alcune specie sono territoriali durante tutto l'anno, anche se il grado di impegno nella difesa del territorio può variare stagionalmente, altre lo sono solo in determinati periodi (in particolare nella stagione riproduttiva). I territori possono essere difesi da un singolo individuo (territori individuali), come è nella maggior parte delle specie predatrici (Uccelli e Mammiferi) non sociali, da una coppia (territorio di coppia), come è frequente fra gli uccelli monogami (per esempio i gabbiani) o da un gruppo (territorio di gruppo), come è la regola per le specie sociali (per esempio il lupo, vari roditori e in genere le scimmie). Spesso vengono assimilati a un territorio anche lo spazio individuale, che si sposta insieme all'individuo ed entro il quale non vengono tollerate intrusioni, e le arene, aree relativamente piccole in cui un certo numero di individui (generalmente maschi) si esibisce e conquista le femmine. Al contrario, dal concetto di territorio viene in genere distinto quello di area familiare, un'area che di norma include il territorio ma che, al contrario del primo, non viene utilizzata in modo esclusivo e non viene difesa. Il sistema più comune di conquista e mantenimento del territorio è la lotta; nei territori di coppia, in genere (ma non sempre) il maschio è un difensore più attivo della femmina, mentre nei territori di gruppo la difesa è praticata da tutti i componenti, anche se alcuni individui sono particolarmente aggressivi e meglio equipaggiati per il combattimento, come è nel caso dei maschi dominanti fra le scimmie. Gli individui che difendono collettivamente lo stesso territorio si riconoscono singolarmente (per esempio lupi, scimmie) o dall'odore comune (per esempio topi) e si tollerano reciprocamente. Nelle contese territoriali prevale in genere l'individuo più forte o più aggressivo, ma è ampiamente riconosciuto il vantaggio dell'individuo residente. Pertanto è importante che un territorio venga occupato prima che sia reclamato da altri individui e d'altronde un periodo di occupazione, anche senza lotte, rende l'individuo residente meno propenso a cederlo ad altri e più aggressivo nei confronti degli invasori. Le attività difensive comportano rischi e spese energetiche per ambedue le parti contendenti. Perciò, sebbene le lotte siano talvolta frequenti, un gran numero di conflitti si svolge tramite esibizioni di minaccia, che preludono alla lotta ma che spesso sono sufficienti a risolvere le contese senza l'effettiva aggressione, o è ovviato tramite la marcatura dei confini territoriali o di particolari siti, inclusi i sentieri percorsi di consueto dai proprietari, che ha l'effetto di scoraggiare gli estranei dall'invasione. La marcatura olfattiva, praticata soprattutto dai Mammiferi, è la più efficace e la più duratura, ma, a seconda delle specie, sono comuni anche la marcatura acustica (per esempio uccelli, scimmie, otarie) e la marcatura ottica (uccelli, scimmie). Inoltre, i conflitti territoriali sono meno frequenti fra i proprietari di territori confinanti, che probabilmente hanno una conoscenza reciproca, mentre gli individui totalmente estranei sono più prontamente aggrediti. L'area difesa ha dimensioni notevolmente variabili a seconda della specie coinvolta e della funzione che svolge; i territori usati esclusivamente per la nidificazione sono in genere assai più ristretti di quelli usati per l'alimentazione; per esempio, in varie specie di uccelli marini che nidificano in colonie sulle coste pianeggianti possono comprendere da alcuni m2 (gabbiani) a meno di 1 m² (cormorani). Mentre i territori di caccia di altre specie possono estendersi per parecchi ettari e perfino chilometri quadrati. In genere esiste una correlazione diretta fra le dimensioni dei proprietari e le dimensioni dei rispettivi territori di caccia. Ai sistemi territoriali si attribuiscono importanti funzioni selettive ed ecologiche. Da un lato, poiché il numero dei territori è in genere limitato, non tutti gli individui potranno disporre di un territorio, che sarà appannaggio dei più forti o di quelli che avranno adottato un comportamento più appropriato (per esempio, l'arrivo precoce alle regioni di nidificazione negli uccelli migratori); dall'altro, gli individui esclusi dai territori migliori, o addirittura dalla competizione territoriale, potranno adattarsi a sfruttare territori di qualità secondaria o perfino emigrare ed eventualmente colonizzare nuove aree. Poiché spesso fra i perdenti sono compresi i più giovani, saranno proprio questi a disperdersi in numero maggiore, mantenendo un flusso genico all'interno della popolazione e diminuendo gli effetti dell'incrocio. La popolazione residente (territoriale) risulterà inoltre distribuita più uniformemente e sarà mantenuta entro limiti di densità ottimali evitando lo sfruttamento troppo intenso dell'ambiente in un determinato luogo.

Geografia e urbanistica

Il concetto di territorio si può identificare con quello di spazio geografico, a sua volta inteso come prodotto di condizioni naturali più o meno incisivamente modificate dall'intervento umano. Quest'ultimo, in forma spontanea o pianificata, determina l'organizzazione del territorio, divenuta progressivamente più complessa nei Paesi investiti dall'industrializzazione, e dunque meglio dotati di tecnologie atte a trasformare l'assetto originario degli elementi fisici (morfologia, idrografia) e antropici (insediamento). La regolazione delle acque (bonifica, irrigazione) e la realizzazione di vie di comunicazione (perforazione di gallerie, costruzione di ponti, scavo di canali marittimi e terrestri) costituiscono esempi di modificazioni territoriali, le più significative delle quali si legano, peraltro, alla nozione di città e al suo sviluppo. Dalla prima rivoluzione urbana (col sorgere delle città della Mesopotamia, della bassa valle del Nilo, delle pianure dell'Indo: IV millennio a. C.) fino alle soglie della rivoluzione industriale il territorio era la regione geografica da cui dipendeva economicamente la città e che a sua volta faceva capo alla città per alcuni importanti servizi (commerciali, amministrativi ecc.). Questa stessa dipendenza, legata alla diversità di funzioni, faceva sì che città e territorio fossero realtà fisiche chiaramente distinte: la città racchiusa all'interno delle sue mura e, al di là di esse, la campagna coltivata. La rivoluzione industriale ha modificato profondamente questo rapporto con lo sviluppo dei mezzi di trasporto, che ha esteso enormemente l'area disponibile per la produzione alimentare necessaria alla città; con la concentrazione della popolazione nei centri urbani e il conseguente aumento massiccio delle aree urbanizzate; con l'aumento dell'occupazione nelle attività di servizio concentrate nelle città. Se, però, da una parte i centri urbani si sono estesi sempre più, dall'altra i metodi moderni di trasporto hanno reso possibile risiedere in campagna, cosicché è oggi difficile stabilire una differenza tra centro urbano e territorio ed è possibile parlare invece di continuum urbano-rurale, di cui sono esempi la megalopoli della costa orientale degli USA da Boston a Washington, la regione urbanizzata del Nordovest europeo (Parigi, Bruxelles, Randstad olandese e città tedesche del Reno), il Sudest inglese (area di Londra). Con l'accrescimento e l'espansione dimensionale della città, i tradizionali strumenti di descrizione e intervento sul territorio si sono rivelati superati, mentre sono emerse nuove definizioni che meglio aderiscono alla dimensione diversa degli attuali sistemi urbano-territoriali. In corrispondenza alla nuova tematica dell'ambiente, intesa appunto come controllo globale dello spazio antropizzato, la moderna disciplina urbanistica mira, dunque, a fondare una “tecnologia del paesaggio antropogeografico”.

Diritto

In applicazione dell'art. 44 della Costituzione che prevede misure a favore delle zone montane, la legge 25 luglio 1952 n. 991 reca provvedimenti a favore dei territori montani e definisce tali, salvo eccezioni, quelli dei comuni siti per almeno l'80% della superficie a una altezza superiore ai 600 m (il che si verifica per ca. un terzo dei comuni italiani). Tra le provvidenze previste dalla legge del 1952 e da provvedimenti successivi, sono da ricordare i mutui di miglioramento a favore di coltivatori diretti, piccoli e medi proprietari e allevatori, rimborsabili in trent'anni a un tasso del 4%; i sussidi dello Stato per opere di miglioramento, che riguardano soprattutto i pascoli montani; l'acquisto di bestiame selezionato e alcuni tipi di industrie estrattive e agricole; i contributi per l'incremento silvo-pastorale dei comuni e per l'incremento del demanio forestale, diretti anche al rimboschimento di terreni nudi, eventualmente seguito da esproprio. Notevoli anche le agevolazioni fiscali a favore d'imprenditori e soggetti ivi residenti. Per la difesa del territorio montano sono previste aziende speciali, consorzi di prevenzione e consorzi di bonifica montana. Nel 1971 sono state istituite comunità montane, enti di diritto pubblico costituiti da più comuni e controllati dalle regioni. Esse possono acquistare o prendere in affitto per almeno vent'anni terreni nudi o non coltivati per rimboschirli o destinarli a pascoli e prati.

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