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timóne

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Lessico

sm. [sec. XIV; latino volg. timo -ōnis, dal classico temo-ōnis]. 1) Nella costruzione navale, ciascuna di quelle superfici orientabili impiegate per governare i natanti (v. oltre). In partic., nel canottaggio, timone a pedale, dispositivo posto sulle imbarcazioni senza timoniere, che viene manovrato da uno dei vogatori; consiste in due tiranti azionati per mezzo di due pedali che comandano gli spostamenti del timone; per analogia, superficie mobile dell'impennaggio verticale di un aeromobile (v. oltre). 2) Fig., guida, governo: essere al timone dello Stato. 3) In agricoltura, lo stesso che bure.

Tecnologia: costruzioni navali

Nella sua forma attuale, il timone è costituito da una parte immersa, detta pala o spalla, irrigidita da un fusto o da un telaio; la parte superiore della pala si collega a un'asta o testa, di sezione generalmente circolare, con asse per lo più verticale, che forma l'organo finale al quale è fissata la barra con cui si imprime alla pala la necessaria angolazione. Adeguati scontri sono applicati al fusto e alla barra per limitare l'angolazione massima del timone a 35-40º. In corrispondenza dei bracci del fusto sono applicati dei perni allineati con l'asta (agugliotti) che consentono l'inserimento del timone entro boccole (femminelle) sopportate dal dritto di poppa (nelle imbarcazioni di legno) o da un telaio irrigidito posto sotto la curvatura poppiera (dritto del timone). Sulle navi maggiori sono adottate anche soluzioni a sbalzo, cioè il timone è sospeso sporgente dalla carena e sostenuto da un reggispinta in testa, integrato da una pinna fissa sporgente dalla carena; il peso è quindi sopportato dall'asta. Per ridurre il momento necessario per mettere alla banda il timone, si ricorre al timone compensato, che presenta cioè una certa parte della superficie della pala a proravia dell'asse di rotazione. Il comando del timone, sulle imbarcazioni leggere, viene effettuato manualmente agendo direttamente sulla barra; sulle imbarcazioni maggiori il governo del timone si effettua agendo manualmente su una ruota dotata di maniglie che comanda il meccanismo (agghiaccio) che presiede alla rotazione del timone, essenzialmente costituito da un tamburo su cui sono avvolti alcuni giri del cavo o della catena (frenello) collegati alla barra del timone; in tal modo è diminuito lo sforzo del timoniere e il governo viene effettuato a distanza. Sulle navi tale sistema è sostituito da impianti meccanici, che comprendono anche motori ausiliari di manovra e che consentono manovre celeri con modesti sforzi del timoniere. Sulle grandi unità con propulsione meccanica, si adotta il timone automatico, in genere comandato dall'angolo di prora prefissato e quindi asservito alla bussola; sulle unità a vela (per lo più yachts) esso è invece comandato dall'angolo, prefissato, fra il vento e l'asse longitudinale dello scafo; esso governa in modo da mantenere tale angolo. Sui sommergibili esistono timone di profondità, superfici mobili ad asse trasversale, impiegate per regolare la quota del battello. In genere si hanno una coppia di timoni prodieri e una di timoni poppieri; i primi sono abbattibili o a scomparsa, ma vi sono esempi di timoni prodieri non rientrabili; i timoni poppieri sono in genere non rientrabili.

Aeronautica

Attraverso le sue rotazioni, comandate dal pilota mediante la pedaliera, il timone permette di ottenere sia momenti di controllo rispetto all'asse d'imbardata del velivolo, sia forze dirette normalmente al piano di simmetria del velivolo. L'azione del timone consente una corretta traiettoria al velivolo nell'ipotesi di volo con trazione asimmetrica, per l'esecuzione di virate corrette (in quanto permette di bilanciare gli effetti dovuti all'imbardata inversa causata dalla manovra degli alettoni), nell'atterraggio con componenti di vento normali all'asse della pista e nelle manovre per l'uscita dalla vite.

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