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tintùra

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Lessico

sf. [sec. XIV; latino tinctūra, da tingĕre, tingere].

1) Atto, effetto, tecnica del tingere: il parrucchiere iniziò la tintura dei capelli; è un esperto nella tintura dei filati.

2) Sostanza colorante usata per tingere.

3) Forma farmaceutica liquida ottenuta, mediante procedimenti di macerazione o percolazione, per azione di solventi su droghe vegetali o animali. Secondo il solvente usato, le tinture si dividono in alcoliche (alcoliti), vinose (enoliti), eteree (eteroliti), acquose, acetiche (acetolati) e oli medicati. Esse si distinguono inoltre in tinture semplici o composte se per la loro preparazione si è trattata una sola sostanza o una miscela di sostanze. Il termine tintura è usato impropriamente anche per le soluzioni alcoliche di iodio (tintura di iodio) e di canfora.

4) Fig., informazione, conoscenza superficiale intorno a una data materia.

5) Anticamente, tinta, colore.

Storia

L'arte della tintura, di probabile origine indiana, si diffuse nel mondo antico soprattutto presso Egizi e Fenici, noti per la loro abilità nel tingere le stoffe che poi esportavano. A Roma, i fullones (tintori) raggiunsero grande perfezione tingendo filati e tessuti con coloranti di origine organica o con “mordenti metallici”. Nel Medioevo, con l'adozione di tessuti grezzi, l'arte tintoria decadde; rifiorì nel Rinascimento e prosperò dopo la scoperta dell'America per l'importazione di nuove sostanze coloranti. Una svolta decisiva fu data tuttavia dall'introduzione dei coloranti artificiali a opera di W. H. Perkin (1856).

Tecnica: generalità

Scopo fondamentale della tintura è quello di far assumere e mantenere un colore determinato a una fibra, cosa che si ottiene permeando tutta (o al massimo possibile) la fibra in causa con un idoneo colorante; in ciò differisce la tintura dalla verniciatura, laccatura, smaltatura, procedimenti che consentono di rivestire solo la superficie del prodotto con un colorante. La tintura è un fenomeno complesso fisico-chimico che viene spiegato secondo diverse ipotesi: la più semplice considera la tintura dovuta a fenomeni di assorbimento e di adesione del colorante per capillarità, essendo le fibre vegetali e animali porose; altra ipotesi è quella che spiega il fenomeno come dovuto a combinazione chimica tra componenti del colorante e alcuni gruppi radicali contenuti nelle complesse molecole delle singole fibre; infine, la tintura può essere considerata un fenomeno ionico per cui si stabilirebbero legami elettrochimici fra coloranti anionici o cationici e fibre aventi cariche elettriche di segni opposti. Nella pratica si verificano tutte e tre queste ipotesi per cui la ricerca del colorante più idoneo per una certa fibra avviene, di norma, attraverso prove sperimentali. § Le fibre tessili possono essere tinte allo stato di fiocco, di nastro pettinato (top), di filato, di tessuto o di manufatto confezionato e secondo il tipo di prodotto da tingere varia il macchinario impiegato nell'operazione. Prima della tintura vera e propria le fibre tessili vengono lavate accuratamente per eliminare eventuali impurità già presenti all'origine o altre dovute ai procedimenti tessili di trasformazione. Dopo si elimina l'eccesso di acqua ancora esistente sulle fibre mediante centrifugazione negli idroestrattori a centrifuga, spremitura o aspirazione; quindi si procede all'asciugatura negli essiccatoi. Nelle macchine per la tintura si può avere il prodotto fermo e il bagno in movimento, il bagno fermo e il prodotto in moto o, in qualche caso, ambedue in moto; la temperatura massima dei bagni di tintura si avvicina a quella d'ebollizione dell'acqua, anche se in certi casi è necessaria una temperatura più elevata, ottenibile in apparecchi a pressione statica o idrostatica. Per la tintura delle fibre allo stato di fiocco vengono impiegati contenitori in acciaio inossidabile nei quali circola il bagno di tintura, mosso da un'apposita pompa, che attraversa in senso radiale il fiocco contenuto in appositi cestelli. Per la tintura dei top, confezionati in bobine, si impiegano vasche in acciaio inossidabile nell'interno delle quali sono stabilmente fissati un certo numero di contenitori a forma cilindrica denominati vasi: in corrispondenza del centro della base del cilindro vi è un foro, comunicante con una pompa centrifuga che realizza la circolazione del bagno, nel quale è calettata una colonnina bucherellata sulla quale si infilzano le bobine da tingere. Il filato può essere tinto confezionato in matasse, focacce o rocche: le matasse vengono tinte in “armadi” di acciaio inossidabile, le cui pareti interne recano delle scanalature nelle quali trovano alloggio le testate a forma di doppia “T”, dei bastoni sui quali vengono appoggiate le matasse; la circolazione del bagno viene effettuata da una pompa a elica che lo aspira verso il basso e lo spinge, attraverso le pareti, nella parte alta dell'armadio. Le focacce e le rocche si tingono in apparecchi a vasi nei quali vengono pressate o infilate nelle apposite colonnine portamateriale; il bagno di tintura viene spinto da una pompa, attraverso speciali fori, nella base della vasca e, dopo essere passato attraverso il filato da tingere, esce dalla colonna al centro del vaso. La tintura del tessuto si esegue normalmente nei tini ad aspo, dove vengono posti uno o più tessuti insieme facendo combaciare le cimose di ciascuna pezza oppure uno attaccato all'altro per le cimose: l'apparecchio, in acciaio inossidabile, consta di una vasca sormontata da un aspo e chiusa da una cappa a vetri mobili, munita di sfiatatoio o camino per eliminare il vapore; l'aspo, ruotando, fa circolare il tessuto nel bagno fino al completamento della tintura. I tessuti possono essere tinti anche in speciali autoclavi costituite da un rullo forato, che permette la circolazione del bagno, sul quale si avvolgono i tessuti da tingere. I manufatti confezionati vengono tinti in tini ad aspo simili a quelli dei tessuti; le calze possono essere tinte anche in autoclave, infilate ben aderenti su forme che riproducono la gamba. Il bagno di tintura, nella maggior parte dei casi descritti, deve essere scaldato lentamente fino alla temperatura richiesta e questa deve essere poi mantenuta sino a tintura ultimata: ciò si ottiene utilizzando vapore diretto, vapore indiretto, acqua surriscaldata. Prima di effettuare la tintura viene preparata la “ricetta”, cioè viene stabilita l'esatta determinazione dei componenti il bagno di tintura, effettuata sperimentalmente con quantità minime di materiale. In ogni caso, la tintura avviene generalmente secondo il seguente procedimento: le fibre tessili gregge vengono immerse nell'acqua tenuta a una temperatura di 45-60 ºC; dopo l'aggiunta della “ricetta”, il bagno viene portato lentamente alla temperatura di tintura e vi viene mantenuto fino a che il colorante non sia passato completamente nella fibra; in genere questa fase dura da 20 a 40 minuti. Il bagno viene quindi raffreddato e le fibre sciacquate più volte con acqua gradatamente sempre più fredda. Il procedimento di tintura varia da un tipo di fibra all'altro e soprattutto diversi sono i coloranti impiegati. Per la lana e la seta sono utilizzati coloranti acidi, premetallizzati, al cromo, indigosoli, reattivi. Per il cotone e le fibre artificiali di natura cellulosica e le fibre vegetali in genere si usano coloranti basici, reattivi, diretti, al tino, allo zolfo e i naftoli. Le fibre acriliche vengono tinte con coloranti basici “cationici” e coloranti dispersi; le fibre poliammidiche con coloranti dispersi, reattivi, acidi, diretti, premetallizzati; le fibre poliestere con coloranti dispersi, al tino e naftoli. Per la tintura di due fibre, nel caso di filati o tessuti misti, il metodo classico è quello a due bagni, tingendo prima una fibra e poi l'altra con i coloranti adatti a ciascuna, oppure in un solo bagno, impiegando, quando è possibile, un colorante adatto per tutte e due le fibre.

Tecnica: tintura delle pelli

La tintura delle pelli ha lo scopo di migliorare l'aspetto del materiale rendendolo più idoneo alla confezione degli articoli cui è destinato, aumentandone il pregio e adeguandolo alla moda. Per la tintura dei pellami si impiegano coloranti sintetici, più di rado coloranti naturali, classificati in: acidi, diretti o sostantivi, basici, metallo-complessi, diazotabili, allo zolfo, di ossidazione, questi ultimi impiegati nella tintura delle pellicce e delle pelli in pelo in generale. La tintura può essere effettuata in bottale, o aspo, oppure a spazzola, o a spruzzo. Generalmente si usa il primo sistema; in tal caso i bottali impiegati hanno una velocità di rotazione variabile dai 15 ai 18 giri al minuto primo. Pur di capacità variabili, i bottali da tintura hanno un rapporto fra il diametro e la larghezza che è, nella maggior parte dei casi, di 2 a 1. La tintura in aspo viene effettuata su pelli leggere, in un rapporto pelli-bagno di 1 a 5. La tintura a spazzola viene effettuata su pelli che devono essere tinte da un solo lato e così pure la tintura a spruzzo, più rapida e meno costosa di quella a spazzola. Prima di scegliere la miscela colorante occorre tener conto di diversi fattori, tra i quali il tipo di concia subito dalle pelli che si vogliono tingere e l'articolo cui esse sono destinate; si è stabilito così, per esempio, che i cuoi conciati al tannino hanno affinità per i coloranti cationici o basici, mentre i cuoi al cromo hanno affinità per i coloranti anionici, acidi e diretti.

Tecnica: tintura del legno

Prima di effettuare la tintura del legno, il legname viene lavato con getti bollenti di acqua per far riacquistare la porosità originale al materiale; quindi si provvede a una pulizia della superficie da trattare (pomiciatura) per favorire la penetrazione del colorante. I coloranti usati sono in prevalenza vegetali in quanto meglio si adattano alle caratteristiche delle fibre legnose; inoltre consentono di accentuare il colore naturale della singola specie vegetale che, spesso, non s'intende alterare nella sua componente base (per esempio il legno di noce verrà trattato con coloranti a fondo marrone; il mogano con rosso-marrone ecc.). La tintura viene spesso adottata per far assumere a legname di scarso pregio una colorazione analoga a quella di legni pregiati; in tal caso, data la scarsa affinità tra colorante e fibre del prodotto da trattare, si ricorre alla mordenzatura. Le composizioni coloranti sono studiate in rapporto allo scopo che si vuol ottenere e vengono applicate manualmente con tampone, oppure (per fogli molto sottili) per immersione nel bagno di tintura, oppure (su scala industriale) a spruzzo sotto pressione; con trattamenti preventivi a base di idonee sostanze chimiche si può alterare il colore di un legno immergendolo nel bagno di tintura fino a quando la sostanza colorante non è penetrata in profondità; in modo analogo, ma usando un tampone, si procede per dare a un legno una patina “antica” (per esempio si ottiene il noce antico trattandolo con una soluzione al 5-10% di acido pirogallico in alcol).

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