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tonàle

agg. [sec. XIX; da tono].

1) In musica, che riguarda il tono, la tonalità.

2) Nella storia dell'arte, pittura tonale, è quella, se per tono si intende un certo grado di luminosità di un determinato colore, realizzata prevalentemente secondo il chiaroscuro e quindi largamente basata sui “grigi” (è il caso di J. B. C. Corot e di alcuni pittori veristi dell'Ottocento); se prevale invece l'analogia con la musica, e per tono si intende la qualità di un colore, cioè la sua posizione nello spettro (definita in fisica come lunghezza d'onda), pittura tonale è quella che fa uso coerente ed equilibrato dei colori puri. Tale uso, che esclude i “bruni” e i “grigi”, almeno in linea tendenziale, si presta bene a esprimere la luminosità naturale (plein-air) e permette di raggiungere in un dipinto la massima luminosità. Esso dovette essere adottato già nella tarda antichità classica e se ne vedono i riflessi ancora nell'arte musiva ravennate; giunse poi a un grado altissimo di sapienza ed efficacia nella pittura veneta (Giorgione, Veronese ecc.) che, in tal senso, è rimasta un modello per secoli, da N. Poussin agli impressionisti francesi.

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