tortùra

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sf. [sec. XIV; latino tardo tortūra, propr., torcimento, da tortus, pp. di torquēre, torcere].

1) Ant., atto ed effetto del torcere, torsione; concretamente., punto in cui qualche cosa è torta, tortuosità.

2) Tipo di coercizione fisica esercitata, specialmente in passato, con particolari strumenti di supplizio per estorcere confessioni o testimonianze o come forma di pena corporale. Per estensione, qualsiasi forma di grave oppressione fisica o psichica inflitta allo scopo di ottenere qualche cosa o per puro spirito di brutalità; vessazione, sevizia: in alcuni Stati la polizia usa ancora la tortura; i rivoltosi furono sottoposti a disumane torture. Fig. iperb., grave dolore fisico o psichico, fastidio oppressivo, tormento: non sopporto la tortura del colletto inamidato; per convincerlo gli ha dato le torture; quel figlio è la sua tortura. § La tortura fu praticata presso gli Assiri, i Medi e i Persiani; anche in Grecia si ricorse alla tortura prima contro gli schiavi, poi ancheverso i liberi. A Roma la tortura inizialmente venne applicata solo contro gli schiavi, ma in epoca imperiale fu estesa anche ai liberi. I barbari ne fecero scarso uso; tornò in auge con la rinascita del diritto romano, verso il sec. XII, e poi con l'affermarsi del processo inquisitorio e segreto. La Chiesa, che all'inizio era stata contraria, applicò ben presto la tortura in seguito al dilagare delle eresie, in particolare per tutto il Medioevo e nel periodo della Controriforma. Innocenzo IV ne consentì l'uso con i sospetti di eresia. Accolta successivamente da tutti gli Stati italiani e anche in Francia, la tortura veniva ordinata con sentenza: l'imputato, condotto davanti agli strumenti di tortura, se non confessava veniva sottoposto a tortura alla presenza del giudice, di un cancelliere e di un medico. Le forme più comuni erano la tortura della corda, dell'acqua, del fuoco, la veglia forzata, il digiuno ecc. Il riprovamento sociale della tortura si fece vivo verso il sec. XVI, ma solo nel secolo successivo fu al centro della generale condanna a opera del celebre scritto Dei delitti e delle penedi C. Beccaria (1764), che ebbe il merito di togliere la tortura dalla pratica degli interrogatori giudiziari, anche se in molti Stati l'abolizione ufficiale venne solo all'inizio del sec. XIX. L'uso di mezzi violenti, che talora costituivano vere e proprie pratiche di tortura, non è però mai scomparso integralmente e di esso si hanno ancora tragiche testimonianze, soprattutto in quei Paesi dove vige un regime inquisitorio nella repressione dei reati.

Bibliografia

A. Mellor, La torture, Parigi, 1949; P. Fiorelli, La tortura giudiziaria nel diritto comune, Milano, 1953-54; G. Martinez Diez, La tortura judicial en la legislacion historica espanola, Madrid, 1962; C. De Vesme, Ordalie, roghi e torture, La Spezia, 1989.

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