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tragèdia

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Lessico

sf. [sec. XVI; dal latino tragoedía, dal greco tragō(i)día, propr., canto del capro]. 1) Uno dei generi fondamentali, con la commedia, del teatro drammatico. 2) Fig., fatto sanguinoso, vicenda violenta, luttuosa: perse il controllo del volante e avvenne la tragedia; iperb.: fare una tragedia, dare in escandescenze, adirarsi per motivi futili.

Teatro: Grecia

Secondo Aristotele la tragedia si basa sulla mimesis, cioè sull'imitazione di un'azione umana elevata (come elevato è il linguaggio della tragedia) e approda – attraverso l'orrore e la pietà che provoca con la catastrofé – alla catarsi, alla purificazione, cioè, dello spettatore, il quale raggiunge uno stato di serenità. La tragedia originaria – quella greca – si compone di prologo, párodos (entrata del coro, con canto e danza), episodi (scene a dialogo), stàsimi (canti corali di commento), esodo. L'origine della tragedia andrebbe ricercata nel culto dionisiaco, con elemento satiresco. Famosa è l'interpretazione della tragedia data da Nietzsche, che contrappone all'elemento razionale (apollineo) quello “smoderato” dell'ebbrezza dionisiaca (il Musikdrama di Wagner è per Nietzsche l'annuncio della rinascita di un teatro “totale”). Nel culto dionisiaco si passa dai canti improvvisati a quelli regolari (ditirambi). Poi dal coro si stacca un attore e comincia a stabilirsi un colloquio, che si fa più articolato con l'aggiunta del secondo e quindi del terzo personaggio. Se la struttura della tragedia sembra debba attribuirsi a Tespi (sec. VI a. C.) e se la prima tragedia conosciuta (La presa di Mileto) è di Frinico, il grande ciclo eroico-mitico-religioso della tragedia greca ha per protagonisti Eschilo, Sofocle, Euripide, col quale ultimo il genere si modernizza “imborghesendosi”, mentre si dissolve la trilogia (tre drammi strettamente collegati tra loro, come quelli componenti l'Orestea di Eschilo, e che nella rappresentazione venivano seguiti da un dramma satiresco, atto a scaricare la tensione).

Teatro: Roma

Il mondo latino ricalca l'esempio greco (teorico fu Orazio nell'Ars poetica), ma rivolge il proprio interesse, nelle praetextae, alla storia romana. La produzione è andata perduta, a eccezione di quella – spiccante – di Seneca (4 a. C.-65 d. C.), la cui efferata tragicità influenzò spesso gli elisabettiani.

Teatro moderno

La tragedia rinasce in latino con gli umanisti, in volgare con gli autori italiani del Cinquecento (Trissino con la Sofonisba, 1524; ecc.), prigionieri dell'erudizione e della precettistica relativa alle tre unità aristoteliche (di tempo, luogo e azione). Dalla ricerca relativa alle forme della tragedia greca nasce in Italia, col Seicento, il melodramma, mentre il classicismo trova poi la sua altissima misura razionale e poetica in Francia, con Corneille e Racine. Libera da rigidezze di struttura è la tragedia in Spagna (soprattutto con Lope de Vega, Calderón de la Barca, Tirso de Molina) e in Inghilterra, dove il genio di Shakespeare domina una smagliante e copiosa fioritura, in cui la frantumazione delle unità tradizionali dà luogo a portentose esplorazioni dell'animo umano e delle sue passioni e a una rappresentazione riccamente articolata della storia lontana e vicina, con la sua dimensione ambientale. Nuovo rigoglio ha la tragedia con i preromantici e i romantici tedeschi (Goethe, Schiller), col classicheggiante Alfieri, mentre Manzoni offre una soluzione al problema delle unità salvando solo quella d'azione. Col procedere dell'Ottocento e l'affermarsi della borghesia, sulla tragedia prevalse il dramma. Nel dissolversi dei generi, il ritorno alla tragedia si fa sempre più episodico. Vi è tuttavia, anche nel nostro secolo, chi ne tenta il recupero in varia chiave, da D'Annunzio a O'Neill, da Eliot a Sartre, ecc. E creatore della tragedia moderna può essere definito Pirandello, poeta della crisi di identità del personaggio, incoincidenza con quella della borghesia. Oggi l'eco afona di un metafisico soffio tragico può cogliersi nelle anti-tragedie di S. Beckett, massimo interprete dell'angoscia di un mondo assurdo.

Bibliografia

A. W. Pickard-Cambridge, The Dramatic Festivals at Athens, Oxford, 1953; M. Untersteiner, Le origini della tragedia e del tragico, Torino, 1955; T. B. L. Webster, Greek Theatre Production, Londra, 1956; J. De Romilly, La tragédie greque, Parigi, 1970; G. Gatti, Il dramma come forma di discorso etico, Torino, 1992.