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trascendentalismo

sm. [sec. XX; da trascendentale].

1) Punto di vista filosofico, contrapposto all'empirismo, che pone in primo piano le capacità conoscitive della ragione considerate indipendentemente dalla loro applicazione ai dati dell'esperienza.

2) Movimento filosofico e letterario affermatosi negli Stati Uniti tra il 1830 e il 1850 circa che, innestando sulla matrice del romanticismo americano elementi desunti dall'idealismo tedesco e dalla filosofia platonica e neoplatonica, ebbe il merito di affrancare la cultura americana da quella inglese e in genere europea. § Affidandosi alla dottrina della corrispondenza tra anima individuale e anima universale (Over-Soul), i trascendentalisti elaborarono il concetto di Self-Reliance (fiducia in se stessi) che, applicato a livello nazionale, veniva facilmente a significare Self-Culture (autonomia culturale), come risulta chiaramente dal The American Scholar di R. W. Emerson. Tali premesse portarono i trascendentalisti ad assumere spesso posizioni mistiche e contemporaneamente anarchiche: la prova è, per esempio, nei saggi più noti dell'altro grande esponente del trascendentalismo, H. D. Thoreau. Il nucleo del trascendentalismo, costituito inizialmente dal Transcendental Club fondato nel 1836 da Emerson e comprendente tra gli altri A. B. Alcott, si allargò in seguito a includere S. M. Fuller, W. E. Channing e il già ricordato Thoreau ed ebbe nella rivista The Dial (1840-44) il suo organo ufficiale. Nell'orbita del trascendentalismo si mossero molti dei maggiori esponenti della cultura del tempo: da W. Whitman a N. Hawthorne, da E. Dickinson ai poeti del circolo bostoniano.

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