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trasduttóre

sm. [da trasdurre]. Dispositivo che realizza una trasduzione. I trasduttori interessano l'elettroacustica, il campo delle misure, il campo delle apparecchiature di regolazione e controllo; in pratica possono essere suddivisi in due sole categorie, poiché il principio funzionale relativo alla seconda e alla terza è sostanzialmente lo stesso. I trasduttori elettroacustici convertono un segnale sonoro nel corrispondente segnale elettrico, o viceversa, mantenendo il più possibile eguale la forma d'onda dall'entrata all'uscita. Appartengono alla prima categoria i microfoni, i laringofoni, i sistemi che alimentano le testine di registrazione dei registratori magnetici; appartengono alla seconda categoria gli altoparlanti, i ricevitori telefonici, i vibratori ossei delle protesi uditive. Appartengono anche, in senso lato, ai trasduttori elettroacustici i trasduttori che convergono un segnale elettronico in registrazione magnetica e quelli che effettuano la conversione opposta, che fanno parte rispettivamente della testina di registrazione e di riproduzione dei registratori magnetici. I trasduttori elettroacustici sono molto spesso reversibili, ossia il principio del loro funzionamento è tale che la conversione del segnale può avvenire nei due sensi. In generale, i trasduttori sono caratterizzati da un accoppiamento fra la parte meccanica oscillante e il circuito elettrico, accoppiamento che può basarsi su un campo elettrico (per esempio microfoni elettrostatici e piezoelettrici, altoparlanti elettrostatici e a effetto corona), oppure su un campo magnetico, come i microfoni e gli altoparlanti a bobina mobile. Oltre alla fedeltà (v. alta fedeltà), il dato quantitativo caratteristico di un trasduttore è la sua sensibilità, che è il rapporto fra l'ampiezza (o il valore efficace) del segnale uscente e l'analoga grandezza del segnale entrante, in date condizioni di misura da specificare: per esempio nel caso di microfoni, la sensibilità è misurata con il circuito elettrico di uscita aperto. I trasduttori di misura rientrano nella definizione iniziale, ma la conversione del segnale da una forma all'altra ha lo scopo di fornire in uscita un segnale che si presti ad alimentare uno strumento di misura; in tal caso il requisito essenziale della conversione è che venga conservata la quantità di informazione associata al segnale. Tra i più semplici trasduttori sono da considerare i tachimetri, i manometri, i dispositivi a termocoppia, a bimetallo, a termistori per misure di temperatura. Questi trasduttori non differiscono in sostanza dai trasduttori utilizzati nei sistemi di controllo e regolazione, nei quali ultimi, però, la misurazione, per esempio di una temperatura, non ha lo scopo di fornire come i primi il valore a un osservatore, bensì quello di costituire il segnale di entrata di un anello di reazione, la cui uscita è collegata all'organo di confronto. I trasduttori per controllo e regolazione possono essere classificati, in base al loro principio fisico di funzionamento, in resistivi, elettromagnetici, magnetostrittivi, elettrodinamici, capacitivi, piezoelettrici. I trasduttori resistivi sono basati sulla variazione della resistenza elettrica di un conduttore in funzione della sua lunghezza, per esempio per misure di spostamento, l'organo in moto sposta un cursore mobile lungo un resistore: lo spostamento risulta proporzionale alla variazione di resistenza. I trasduttori elettromagnetici sono basati sulla variazione del rapporto L₁/L₂ fra le induttanzeL₁, L₂, dovuta alla rotazione dell'armatura A attorno al fulcro F; la misura della variazione di L₁/L₂ consente di stabilire l'angolo di rotazione, che è la grandezza da misurare; i trasduttori magnetostrittivi sono basati sulla variazione della permeabilità, per esempio di un nucleo di nichel, dovuta a magnetostrizione; il trasduttore è utilizzabile per misurare la forza agente sul nucleo; i trasduttori elettrodinamici sono basati sulla forza elettromotrice indotta in una bobina mobile dal suo moto in un campo magnetico; il trasduttore è utilizzabile per misurazioni di velocità; i trasduttori capacitivi sono basati sul principio del microfono elettrostatico, sono atti a misurazione di pressioni; i trasduttori piezoelettrici sono basati sul principio dei microfoni piezoelettrici, anch'essi atti alla misura di pressioni. I trasduttori si possono dividere in passivi e in attivi; sono considerati passivi i resistivi, in quanto all'interno del trasduttore non viene generata né una forza elettromotrice, né una pressione, per azione diretta del segnale di ingresso; sono invece considerati attivi i trasduttori elettrodinamici e i trasduttori a coppia termoelettrica, atti alla misurazione di temperature. I trasduttori utilizzati specificamente per misurazioni si suddividono in analogici e digitali. Sono analogici, se alla grandezza di entrata variabile in modo continuo corrisponde una grandezza di uscita pure variabile in modo continuo; sono digitali, se a ogni valore della grandezza di entrata corrisponde una grandezza di uscita rappresentata da un numero con un numero definitivo di cifre visibili in un quadro.

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