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travertino

sm. [sec. XVII; latino (lapis) tiburtīnus, propr., (pietra) di Tivoli]. Roccia calcarea di origine chimica formatasi in ambiente continentale per evaporazione di acque di sorgente o fluviali calcaree. Il carbonato di calcio si deposita per incrostazione su arbusti e foglie che scomparendo per putrefazione determinano nella roccia una tipica struttura porosa e vacuolare. La porosità può essere più o meno accentuata: esistono travertini compatti con tracce di stratificazione e travertini con numerosissime impronte e cavità (pietra spugnosa o spugnone). Il colore è biancastro, giallognolo o anche rosso chiarissimo. Il travertino è stato largamente usato fin dall'antichità come materiale da costruzione e come pietra da rivestimento per la sua alta resistenza meccanica, la facile lavorabilità e la resistenza agli agenti atmosferici; a queste caratteristiche si deve il buono stato di conservazione di molti monumenti dell'antica Roma e del Rinascimento (Colosseo, teatro di Marcello, colonnato del Bernini e facciata della basilica romana ecc.). I giacimenti più importanti si trovano nel Lazio (cave di Tivoli, di Bagni di Albule, dei Monti Parioli a Roma, di Frosinone, di Viterbo ecc.) e in Toscana (cave di Rapolano e di Chiusdino); importanti sono anche i giacimenti di Piobbico nelle Marche, di Terni e di Fossato di Vico in Umbria, di Angera in Lombardia.

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