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uditóre

sm. (f. -trice) [sec. XIV; da udire].

1) Chi ode, chi ascolta: il conferenziere ringraziò gli uditori.

2) Chi, pur non avendo la regolare iscrizione, è autorizzato a frequentare le lezioni di una scuola, restando però escluso dagli esami e dal diploma.

3) Qualifica di alcuni magistrati: uditore giudiziario, è il primo gradino della carriera di magistrato; chi vince il concorso in magistratura è nominato uditore giudiziario e per un anno viene assegnato a una procura per un tirocinio.

4) uditore del papa, uno dei quattro prelati palatini, consigliere del papa in materia giudiziaria: fa parte della nobile Anticamera Segreta della Famiglia Pontificia. Benedetto XV dispose, nel 1915, che uditore fosse il segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; uditore di Rota, giudice della Sacra Romana Rota. Il Collegio degli Uditori, la cui origine è sostanzialmente contemporanea a quella del Tribunale rotale e che ottenne precisa configurazione giuridica da Benedetto XII (1335), è presieduto da un decano: gli uditori sono sacerdoti e la loro nomina è prerogativa pontificia.

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