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Lessico

sm. [sec. XIV; da volare].

1) La capacità, la facoltà di volare: animali adatti al volo; le ali sono gli organi del volo.

2) Azione del volare, detto di uccelli, insetti o altri animali: il volo dei passeri, del falco, delle farfalle, del calabrone; spiccare il volo; alzarsi in volo; il modo di volare: volo lento, regolare; volo basso, radente; a volo d'uccello, volo uccello; in volo, mentre l'animale sta volando; al volo, durante il volo; fig., subito, immediatamente, con grande prontezza: capire una cosa al volo; tiro a (o al) volo, volo tiro; prendere il volo, iniziarlo; fig., fuggire, scomparire: i ricercati hanno preso il volo; dare il volo, lasciare un uccello libero di volare; fig., lasciare libertà di muoversi, di agire. Per estens., gruppo di uccelli o di insetti che sta volando; stormo: un volo di anatre, di cavallette.

3) Movimento, percorso di un aereo o di altro aeromobile in aria, tra il decollo e l'atterraggio: volo ad alta, a bassa quota; alzarsi, essere in volo; un incidente avvenuto durante il volo;volo spaziale, al di fuori dello spazio atmosferico; volo a vela, pratica sportiva del volo senza motore, compiuta con speciali velivoli di elevate caratteristiche aerodinamiche, gli alianti; volo a vista, fatto in condizioni di visibilità; volo cieco, strumentale, basato esclusivamente sulle indicazioni degli strumenti di bordo, in condizioni di visibilità insufficiente; campo di volo, adibito al decollo e all'atterraggio degli aerei. Per estens., viaggio compiuto a bordo di un aereo e simili: è stato il mio primo volo; un pilota che ha molte ore di volo; ogni singolo viaggio compiuto da un aereo, specialmente di linea: arrivano con un volo dell'Alitalia.

4) Traiettoria compiuta da un corpo nell'aria in seguito a una forte spinta: il volo della freccia, del pallone; far fare un volo a qualche cosa, lanciarla lontano; prendere, colpire, respingere qualche cosa al volo, prima che ricada a terra. Per estens., spostamento, movimento, corsa veloce: faccio un volo a casa e torno subito; di volo, in un volo, con grande rapidità: l'ha fatto in un volo; salto, slancio pronto e rapido: il volo del portiere sulla palla. In particolare, caduta dall'alto, per lo più da un'altezza notevole: fare un volo dalla finestra; la macchina uscì di strada con un volo pauroso.

5) Fig., impresa ardita, che richiede grande coraggio: “dei remi facemmo ali al folle volo” (Dante). In particolare, l'elevarsi, lo spaziare con la mente, con l'immaginazione a rapide intuizioni: i voli del pensiero, della fantasia, della speranza; il passare rapidamente da una cosa a un'altra: “Quel che fe'... fu di tal volo / che nol seguiteria lingua né penna” (Dante); volo pindarico, volo pindarico.

Zoologia: generalità

Il volo degli animali è possibile grazie al movimento di organi specifici, le ali (volo ad ali battenti), di altri a queste simili, per esempio il patagio che tuttavia consente voli limitati (volo planato).

Zoologia: Insetti

Negli Insetti il volo richiede un aumento della temperatura corporea, che, comunque, non può essere inferiore a 26-36 ºC, per cui vari insetti sono in grado di volare solo quando il calore del Sole ha innalzato la loro temperatura corporea; altri prima di spiccare il volo debbono agitare le ali per alcuni minuti al fine di ottenere l'aumento di temperatura necessario. La frequenza del battito delle ali varia da 5 battiti (negli insetti di maggior mole) a 1000 battiti al secondo; la velocità di volo è in media di 25-30 km/h con rari casi fino a 60 km/h; la resistenza al volo è notevole e per alcune specie (per esempio le locuste) giunge fino a 6-8 ore consecutive di volo. La maggior parte degli insetti si muove con volo ad ali battenti e le ali si spostano in senso verticale, orizzontale e rotatorio: all'inizio del battito il margine anteriore dell'ala è più elevato del posteriore; in un secondo tempo avviene l'inverso, mentre in volo l'estremità dell'ala descrive un sinusoide. In genere le ali anteriori e posteriori si muovono sincronicamente; in alcuni casi, come nelle libellule, il moto è asincrono e questo consente all'insetto di volare a punto fisso. Quando il primo paio di ali è trasformato, può servire come superficie portante, come le tegmine degli Ortotteri, o assumere azione di stabilizzazione del volo, come le elitre di molti Coleotteri e i bilancieri dei Ditteri. Vi sono inoltre insetti che si muovono in volo planato (alcuni Odonati e vari Lepidotteri), altri che possono addirittura mantenere il corpo immobile nello spazio (per esempio vari Ditteri e Lepidotteri).

Zoologia: Uccelli

Tutti gli Uccelli (fatta eccezione dei pinguini, struzzi, nandù e kiwi incapaci di volare) si muovono con volo ad ali battenti, ma la particolare conformazione del loro corpo e delle ali consente loro di effettuare sia spettacolari acrobazie sia volo planato. Il moto delle ali è assai complesso tanto che la loro punta descrive una specie di 8: l'esame del moto alare degli uccelli, ripreso con fotografia stroboscopica, ha permesso di stabilire che dapprima le ali, tese e sollevate rispetto alla schiena, si abbassano violentemente in modo che l'intera superficie dell'ala si sposti verso il basso quasi ad angolo retto con la direzione orizzontale del movimento; in questa circostanza le remiganti primarie tendono a flettersi sotto la pressione dell'ala. Quando le ali hanno raggiunto una posizione pressoché orizzontale il movimento discendente viene interrotto e le ali si portano in avanti sin quasi a incontrarsi anteriormente al capo. Nel corso di questa deviazione di direzione le remiganti primarie si allontanano una dall'altra e si spiegano decisamente all'insù, divaricandosi come le dita di una mano, a seguito della spinta che l'aria esercita muovendosi tra di esse. Subito dopo si assiste all'impennata, che è il battito dell'ala verso l'alto e verso l'indietro sino a che l'ala si raddrizza nella posizione di partenza per una nuova battuta. Tale movimento provoca una deviazione verso il basso della scia mentresi produce la portanza necessaria al sostentamento dell'animale che viene spinto in avanti: la variazione d'incidenza dell'ala, unita agli spostamenti delle penne timoniere, consente i movimenti verticali e laterali dell'animale. La funzione dell'ala quale superficie portante consente inoltre all'animale il volo planato che può sfruttare le correnti ascendenti; in quest'ultima forma di volo sono particolarmente abili molti grandi uccelli da preda dotati di grandi e robuste ali. La velocità di volo degli animali cresce con le dimensioni ma entro certi limiti; negli Uccelli, inoltre, è legata alla forma del corpo e delle ali; per tali motivi la velocità può variare dai 30-40 km/h dei gallinacei, ai 130-140 km/h dei rondoni, ai 300 km/h del falco pellegrino in picchiata. La resistenza al volo degli Uccelli è variabile e raggiunge valori elevati nei migratori (vedi Uccelli).

Zoologia: Mammiferi

Tra i Mammiferi i soli capaci di volo attivo sono i pipistrelli (Chirotteri) che hanno acquisito una specializzazione molto spinta degli arti anteriori: le dita, tranne il pollice, sono molto allungate e servono quali tensori del patagio. Il loro volo è del tipo ad ala battente, sebbene sfruttino al massimo il volo planato, e possono raggiungere i 30 km/h. Oltre ai pipistrelli, pochi altri Mammiferi sono in grado di compiere brevi voli planati: tra i Roditori, i Petauristini (scoiattoli volanti), gli Anomaluri e gli Idiuri; fra i Marsupiali, alcuni generi dei Falangeridi; infine i Dermotteri, tutti animali provvisti di un patagio più o meno esteso.

Zoologia: Rettili

Nei Rettili qualche attitudine al volo si rinviene fra gli Agamidi, i Geconidi e i Colubridi: nel genere Draco (Agamidi) una duplicatura laterale della pelle sostenuta dalle costole assai allungate e mobili permette brevi voli planati di qualche metro fra i rami degli alberi; il geconide Ptichozoon possiede pure una duplicatura cutanea laterale ma priva di sostegno e il serpente arboricolo Chrysopelea ornata è pure in grado di balzare fra i rami allargando le costole e appiattendo il corpo, sì da offrire all'aria una superficie portante. Analoghi voli planati sono compiuti, tra gli Anfibi, dalla rana volante Rhacophorus reinwardti delle Isole della Sonda e da alcune altre specie, le cui dita sono molto allungate e collegate da un'ampia palmatura. Voli planati particolarmente lunghi sono compiuti dai Pesci della famiglia Esocetidi, detti collettivamente pesci volanti, che possiedono pinne pettorali straordinariamente sviluppate; un pesce attaccato da un predatore accelera il nuoto fino a raggiungere una velocità prossima ai 160 km/h, quindi emerge dall'acqua con la parte anteriore del corpo e dispiega le pinne pettorali, mentre la coda, che ha il lobo inferiore più sviluppato, ancora immersa, continua a fornire la propulsione; aumentata ancora la velocità, il pesce dispiega anche le pinne ventrali, che funzionano come un flap e, per via della resistenza dell'acqua, fanno emergere anche la parte posteriore del corpo; il pesce così lanciato può percorrere in volo diverse decine di metri prima di reimmergersi; durante la ricaduta può tuttavia correggere l'assetto del volo in modo da contattare ancora l'acqua con la pinna caudale e da darsi una spinta ulteriore per riprendere il volo, spostandosi, con ripetute manovre, per 200 o 300 m. Un vero e proprio volo battuto, pure sostenuto dalle pinne pettorali, ma non protratto per oltre pochi metri, compiono invece almeno due generi di piccoli pesci d'acqua dolce, Carnegiella e Pantodon.

Etologia: generalità

Negli Uccelli la capacità di volare è innata e nei giovani si manifesta spontaneamente a una certa età anche se essi non hanno avuto modo di compiere prove preliminari, come quando, per esempio, sono stati allevati in gabbie così strette da impedire loro l'apertura delle ali; pertanto il comportamento di battere le ali senza lasciare il punto d'appoggio, che si manifesta in moltissimi giovani uccelli quando le ali sono quasi completamente formate, ha probabilmente la funzione di esercitare i muscoli ma non di svilupparne la necessaria coordinazione. Tuttavia i giovani rondoni (Apus apus), nati e cresciuti entro buchi delle pareti rocciose, sono perfettamente in grado di volare la prima volta che si gettano dal nido, senza aver mai compiuto alcun esercizio. Le capacità di manovra, al contrario, sembrano soggette ad apprendimento in molti uccelli; le taccole, per esempio, inizialmente non sanno orientarsi correttamente nei confronti del vento durante l'involo e l'atterraggio, ma dopo alcune prove-ed-errori imparano invariabilmente che è più vantaggioso compiere queste manovre con il vento di fronte. Se per i giovani di molte specie l'assistenza dei genitori in questo periodo può essere importante, ancora una volta nei rondoni non svolge alcun ruolo, dato che i genitori abbandonano il nido, e migrano, perfino due settimane prima che i giovani compiano il primo volo.

Etologia: comportamenti particolari

Il volo è praticato talvolta in funzione di comportamenti particolari: volo di orientamento sono effettuati da imenotteri del genere Philanthus ogni volta che escono dal nido e prima di compiere un'escursione, con la funzione di memorizzare la localizzazione topografica del nido; infatti se in assenza dell'insetto l'ambiente viene modificato esso, al ritorno, si mostra spaesato, è attratto dagli elementi di riferimento spostati ed eventualmente lasciati vicino e ritrova il nido solo dopo una lunga esplorazione. Voli di intimidazione, spesso spettacolari, sono effettuati da diversi uccelli (per esempio, i gabbiani) contro potenziali predatori prossimi ai nidi, da alcuni falconiformi prima di attaccare gli invasori dei loro territori e da alcuni uccelli canori che abitano in ambienti aperti, nei quali sono accompagnati dall'emissione del canto e segnalano l'occupazione del territorio; in questi ultimi lo stesso tipo di volo è anche usato per attrarre le femmine, ma voli di corteggiamento sono effettuati anche da molti altri uccelli che li usano esclusivamente come parate nuziali; fra gli insetti si possono considerare voli di corteggiamento quelli dei maschi delle lucciole, che emettono segnali luminosi volti a stimolare una risposta, pure luminosa, delle femmine. Infine, voli nuziali sono compiuti da numerosi insetti in periodo riproduttivo; comportano la formazione di sciami misti di ambedue i sessi e una sincronizzazione del fenomeno nell'ambito della stessa colonia e tra colonie diverse, fenomeno probabilmente determinato da fattori ambientali.

Aeronautica: generalità

Il volo nell'atmosfera di macchine ideate dall'uomo è possibile grazie alla sostentazione del mezzo in virtù della spinta aerostatica (come negli aerostati) oppure per effetto della portanza indotta su idonee superfici in seguito a variazioni di quantità di moto (come nelle aerodine). Nel vuoto, il volo è possibile solo grazie alla spinta di un sistema propulsivo oppure all'azione di forze inerziali. Lo spostamento nell'aria degli aerostati è determinato, nei palloni, dall'azione delle correnti aeree, mentre nei dirigibili dal sistema propulsivo di bordo e dalle superfici di governo. Tra le aerodine, anche se si sono sperimentati mezzi ad ali battenti, i veicoli più adatti al volo sono gli aeroplani, gli elicotteri e gli alianti.

Aeronautica: aeroplano

Le variazioni di quantità di moto dell'aria interessata dal volo delle aerodine corrispondono, nel caso più generale, a variazioni della velocità relativa dell'aria rispetto all'aeromobile, tanto in modulo (e quindi nelladirezione del moto dell'aeromobile) quanto in direzione (e quindi in direzione normale a quella citata). Nel primo caso fa riscontro la comparsa di forze di resistenza, nel secondo di forze deviatrici, di cui la portanza è quella di maggior rilievo. Per ottenere le citate variazioni di quantità di moto è necessario che l'apparato propulsivo fornisca una potenza sufficiente. In condizioni di volo stazionario, si può ritenere che la potenza necessaria al volo possa suddividersi in indotta (tanto più elevata quanto minori sono la velocità di volo, la densità dell'aria e l'apertura alare – o alternativamente il diametro del disco del rotore di un elicottero – in rapporto al peso dell'aeromobile) e in passiva (che cresce invece al crescere della densità dell'aria, della velocità di volo e delle dimensioni dell'aeromobile stesso). Il volo potrà di conseguenza essere condotto con maggiore o minore impegno di potenza, ottenendosi corrispondentemente le condizioni ottimali al fine di raggiungere, per esempio, le condizioni di massima autonomia (oraria o chilometrica), di massima salita ecc. A prescindere da considerazioni di stabilità, di controllabilità, di possibili limiti strutturali ed, eventualmente, di riscaldamento aerodinamico, la massima velocità di volo risulterà definita dalla potenza di cui l'aeromobile dispone, crescendo all'aumentare di questa. Risulta in ogni caso definibile, per qualsiasi aeromobile a motore, un preciso inviluppo di volo, intendendosi con questo termine il campo di quote e di velocità in cui l'aeromobile può operare. Il volo negli spazi extratmosferici richiede, invece, un notevole impiego di potenza solo nella fase in cui il grave viene lanciato da Terra e inserito in orbita. Il volo in orbita può durare quindi intervalli di tempo praticamente grandi a piacere, purché non si riscontrino perdite di energia, come quelle che si verificano nel caso in cui il mezzo incontra gli strati estremamente rarefatti dell'atmosfera esterna che offrono una pur limitata resistenza al moto del velivolo. La potenza necessaria a far variare direzione e velocità a un mezzo in volo extratmosferico è, comunque, assai inferiore rispetto a quella necessaria per i lanci da Terra. Le forze aerodinamiche che agiscono su un aereo in volo a una quota assegnata sono, in modulo, proporzionali al quadrato della sua velocità e dipendono in marcata misura, sia quanto a modulo sia quanto a direzione, dall'orientamento degli assi del velivolo rispetto alla direzione del vento relativo; inoltre le variazioni di velocità di un aereo sono sempre troppo lente per poter essere utilmente sfruttate ai fini di controllarne la traiettoria. Il controllo del volo di un aeroplano si ottiene, pertanto, agendo sugli angoli (detti di beccheggio, di imbardata e di rollio) che definiscono l'orientamento dei succitati assi rispetto alla direzione del vettore velocità relativa, mediante l'opportuno orientamento di idonee superfici di governo del velivolo (equilibratore, timone e alettoni); tali variazioni di calettamento si realizzano manovrando opportuni organi di comando (barra o volantino, manetta, pedaliera). Il movimento longitudinale della barra (o del volantino) comanda, attraverso le rotazioni dell'equilibratore (verso l'alto se il pilota tira verso di sé la barra e verso il basso nel caso contrario), rispettivamente diminuzioni e aumenti di portanza dell'impennaggio orizzontale, da cui derivano nel primo caso aumenti dell'angolo d'incidenza del velivolo e diminuzioni nel secondo, e quindi corrispondenti aumenti (richiamata) e diminuzioni (affondata) del coefficiente di portanza dell'aereo. Il controllo della pendenza della traiettoria si basa invece sul bilancio che viene a stabilirsi tra il lavoro compiuto dallatrazione fornita dal gruppo motopropulsore (o spinta del reattore) – quello conseguente al manifestarsi della resistenza all'avanzamento – e la variazione di energia potenziale dell'aereo. Se la trazione supera la resistenza si verifica un aumento dell'energia potenziale dell'aereo, che quindi sale; discende invece se la trazione risulta inferiore alla resistenza. Il pilota può quindi ottenere, partendo da condizioni di volo orizzontale, rettilineo e uniforme, che l'aereo salga sia aumentando la trazione fornita dal sistema propulsivo agendo sulla manetta, sia variando l'incidenza del velivolo, in modo da farlo volare ad assetti caratterizzati da efficienze aerodinamiche più elevate, e quindi da minori resistenze. La pedaliera è il comando che determina la rotazione del timone ed è quindi utilizzata dal pilota per controllare le rotazioni del velivolo attorno all'asse d'imbardata. La necessità di questo controllo si manifesta quando occorra correggere i fenomeni di imbardata inversa conseguenti alla manovra degli alettoni, per esempio quando, in fase d'atterraggio, l'aereo debba allinearsi con l'asse di una pista aeroportuale in condizioni di vento che soffi in direzione a essa normale; quando, su un plurimotore, l'arresto di un propulsore determini un'asimmetria della trazione; e praticamente nella totalità dei casi di caduta in vite. La manovra del timone, costringendo l'aereo ad avanzare di traverso e quindi con incrementi anche notevoli della resistenza aerodinamica, può essere sfruttata anche per aumentare la pendenza della discesa in fase d'atterraggio. Il movimento laterale della barra, oppure la rotazione del volantino attorno al suo asse longitudinale, comanda a sua volta le rotazioni degli alettoni e quindi quelle del velivolo attorno al proprio asse di rollio. Così manovrando il pilota può orientare la portanza del velivolo e ottiene le condizioni necessarie per il volo in virata.

Aeronautica: elicottero

Il controllo del volo di un elicottero si ottiene con tecniche sostanzialmente analoghe a quelle adottate per l'aeroplano: la leva che comanda il passo collettivo del rotore e la manetta a essa collegata per la regolazione della potenza erogata dall'unità motrice consentono al pilota di variare in modulo la trazione fornita dal rotore stesso; la leva che comanda il passo ciclico (la quale può essere mossa longitudinalmente e lateralmente) permette il controllo della direzione della trazione; la pedaliera consente il controllo delle rotazioni dell'aeromobile attorno al proprio asse d'imbardata attraverso quello della trazione fornita dal rotore anticoppia caudale, di cui comanda le variazioni del passo.

Aeronautica: volo a vela

I primi esperimenti di volo a vela risalgono al sec. XIX quando O. Lilienthal, tra il 1890 e il 1896, sperimentò alianti-libratori guidati da spostamenti del corpo; questa forma di volo a vela è stata ripresa, soprattutto negli anni Settanta del secolo scorso, utilizzando ali di forma e dimensioni variabili e quali basi di lancio cime montane o scogliere dove più forti sono le correnti ascendenti. Il volo a vela, che ha raggiunto perfezionate tecniche e si avvale di mezzi sofisticati, è quello con gli alianti che vengono rimorchiati in quota da un adatto aeroplano trainatore. Una volta raggiunta un'adeguata quota, l'aliante si sgancia e inizia il veleggiamento, costituito da una serie di planate con cui il pilota cerca di portare il velivolo a volare entro masse d'aria che salgono con velocità superiore a quella con cui l'aliante scende. Per poter meglio sfruttare tali correnti ascensionali, un aliante deve possedere ridotte velocità di discesa in volo planato ed essere in grado di coprire lunghe planate con minime perdite di quota. Queste doti di volo vengono assicurate da un raffinato progetto aerodinamico e strutturale, che si traduce nell'adozione di profilate fusoliere di minima sezione frontale e di ali di elevato allungamento (quasi invariabilmente superiore a 20) dotate di speciali profili di alta efficienza, oltre che di carichi alari piuttosto ridotti. L'eccezionale finezza degli alianti, se da un lato consente di coprire notevoli distanze con ridotte perdite di quota, rende dall'altro problematico sia l'eseguire atterraggi su terreni di limitate dimensioni, sia il mantenere entro limiti accettabili la velocità dell'aereo nel caso di marcate affondate. Tali condizioni sono facili a verificarsi nel caso di volo in presenza di seria turbolenza atmosferica, come avviene nel volo in nube, cui spesso l'aliante fa ricorso per meglio sfruttare le robuste ascendenze termiche connesse ai fenomeni temporaleschi. Per poter ovviare ai gravi inconvenienti citati le ali degli alianti, salvo rarissime eccezioni, sono munite di diruttori, superfici che fuoriuscendo dal dorso, e generalmente anche dal ventre dell'ala, e disponendosi all'incirca perpendicolarmente al piano dell'ala stessa ne riducono ragguardevolmente la portanza, incrementandone invece vistosamente la resistenza. Le drastiche riduzioni di efficienza che ne conseguono permettono altresì all'aliante di seguire, in fase d'atterraggio, traiettorie considerevolmente ripide, che gli consentono di posarsi su terreni poco estesi e spesso circondati da ostacoli (per esempio filari di alberi) nella non infrequente eventualità di atterraggi fuori campo. La vistosa resistenza aerodinamica dell'aliante con diruttori estratti permette poi di ridurne in cospicua misura (indicativamente di tre-quattro volte) le velocità che diversamente si raggiungerebbero nel caso di una prolungata affondata. In qualche raro caso, per assicurare all'ala superiori caratteristiche aerodinamiche, maggior semplicità e leggerezza e più elevata robustezza, si preferisce ricorrere a paracaduti-freno, installati nel cono terminale della fusoliera e apribili a comando, per incrementare quando necessario la resistenza aerodinamica dell'aeromobile; questa tecnica si è rivelata nettamente meno efficace di quella, classica, basata sull'impiego dei diruttori. È viceversa frequente, sugli alianti di elevate caratteristiche più moderne, l'impiego di ipersostentatori, spesso sfruttati, oltre che per esaltare le doti portanti, quindi le prestazioni in volo lento, anche per ridurre la resistenza aerodinamica nel volo veloce, mediante ridotte rotazioni verso l'alto. Sfruttando, per poter compiere volo veleggiato, fenomeni che direttamente o indirettamente hanno la loro fonte d'energia nell'irraggiamento solare, gli alianti sono quasi sempre costretti a compiere i loro voli entro le ore in cui la radiazione solare è sufficientemente intensa. L'esecuzione di voli veleggiati su grandi distanze impone quindi agli alianti di volare a cospicue velocità; l'evoluzione dell'aliante da alcuni anni a questa parte mette in evidenza come l'ottenimento di sempre più elevate velocità di voli sia divenuto uno degli obiettivi primari dei costruttori. A questo risultato mirano sia l'estrema cura dedicata alla riduzione di tutte le resistenze passive, sia l'adozione di carichi alari nettamente più elevati (indicativamente da due a tre volte) rispetto a quelli degli alianti in uso nei primi anni del volo a vela. Poiché d'altronde un alto carico alare comporta corrispondentemente alte velocità di discesa, gli elevati carichi alari odierni sono spesso raggiunti con l'impiego di serbatoi alari che, prima del decollo, vengono riempiti d'acqua (indicativamente un centinaio di litri) avente funzioni di zavorra, ma che possono venir vuotati in volo allorquando risultas se conveniente ridurre la velocità dell'aliante. Un alto carico alare è poi conveniente per poter attraversare nel minor tempo possibile le zone in cui si manifestano correnti discendenti. I primati mondiali di categoria vanno da quello di quota, conquistato dallo statunitense P. F. Bikle, con 14.102 m (25 febbraio 1961), a quello di distanza (25 aprile 1972) del tedesco H. W. Grosse, con 1460,8 km. Il primato di durata, dopo che il limite delle 50h è stato più volte superato, non viene più perseguito dato il suo scarso significato tecnico e sportivo e dato l'evidente pericolo cui si espone un pilota costretto a restare ininterrottamente ai comandi per oltre due giorni e due notti consecutive. Trovano infine oggi una diffusa utilizzazione, sia nelle scuole di pilotaggio senza motore, sia nell'esecuzione di sondaggi meteorologici i motoalianti, aerei per lo più biposto, di caratteristiche aerodinamiche e ponderale simili (anche se meno spinte) a quelle degli alianti, ma dotati di un gruppo motopropulsore (per lo più a elica, ma in alcuni casi anche a getto) che ne consente il decollo e la salita autonomi.