Lessico

sm. [sec. XIII; dal latino ecclesiastico evangelíum, dal greco euangélion, buona novella].

1) Nell'ambito del cristianesimo primitivo, il contenuto centrale della predicazione apostolica (ossia l'evento salvifico verificatosi nella persona e nel destino di Gesù di Nazareth), in quanto oggetto di annuncio, di notificazione; successivamente (dopo la metà del sec. II), le testimonianze scritte intorno a Gesù, trasmesse alle epoche posteriori come titolo dei testi evangelici noti con i nomi di Matteo, Marco, Luca, Giovanni, cioè i primi quattro libri del Nuovo Testamento. In particolare, vangeli apocrifi, scritti cristiani che la Chiesa ha escluso dal canone biblico.

2) Per estensione, libro contenente i quattro libri neotestamentari; anche il brano della narrazione evangelica che viene letto durante la Messa e il momento della Messa corrispondente a tale lettura.

3) Fig., l'insieme dei principi fondamentali di una dottrina: il vangelo del socialismo. Familiare, affermazione indiscutibile e indubitabile.

Religione: vangeli canonici

La critica biblica ha affrontato lo studio dei vangeli canonici, a cominciare dal sec. XIX, con rigore scientifico, secondo un metodo che generalmente si usa definire storico-critico e che, nelle sue articolazioni, ha consentito di dare fondate risposte (continuamente soggette a precisazione) ai problemi della natura propria dei documenti evangelici, della loro composizione, delle relazioni che tra di essi intercorrono. Un primo rilevante contributo alla comprensione di ciò che essi significano è offerto dalla determinazione del posto che essi occupano nella storia della letteratura, ossia dalla definizione del loro genere letterario: su questo punto la critica biblica ha conseguito i risultati più cospicui attraverso gli studi della scuola storico-morfologica (Formgeschichte), che hanno messo innanzi tutto in luce il fatto che i vangeli non possono venir classificati come “biografie” di Gesù, giacché vi manca l'interesse specificamente storico-biografico, volto, per esempio, alla ricostruzione psicologica del personaggio o all'esatta determinazione delle successioni cronologiche e delle connessioni tra gli avvenimenti, e vi manca così la coesione stilistico-contenutistica tipica del genere biografico. Piuttosto, una certa analogia è rilevabile tra gli scritti evangelici e talune forme di letteratura minore popolare, attestate in particolare nell'area culturale ellenistica e orientale e prolungate nella stessa agiografia cristiana (a prescindere da altri possibili più estesi paralleli storico-letterari e storico-religiosi): l'analogia è fondata nel modo narrativo, che si presenta come una collezione di episodi relativi a un determinato personaggio, intercalati dalla relazione di parole e discorsi di questo personaggio. D'altro canto, una simile analogia incontra forti limiti per il fatto che è assente nei vangeli l'elemento romanzesco caratteristico della letteratura popolare, e soprattutto perché la prospettiva interpretativa dei vangeli appare assolutamente originale: non tanto nel senso che si tratta di una prospettiva genericamente religiosa o edificante (poiché questa è comunemente presente nella letteratura agiografica), ma molto più nel senso che è una prospettiva teologica. L'interesse proprio dei vangeli sta infatti nell'affermazione del significato divino e del valore salvifico della persona di Gesù (e della sua vicenda), che non appare come una personalità meramente storica – per quanto religiosamente significativa –, bensì come il figlio di Dio, come il Signore riconosciuto, venerato e predicato come tale nella comunità cristiana: i vangeli si presentano quindi come predicazione scritta, che affonda le proprie radici nell'esperienza cultuale e nella predicazione della Chiesa. Così come si fraintenderebbe il carattere dei documenti evangelici considerandoli alla stregua di opere biografiche, altrettanto sarebbe sbagliato pensare alla loro composizione come all'esito dell'attività narrativa dei singoli evangelisti: in realtà, i vangeli non sono stati scritti a tavolino, ma costituiscono, nella loro stesura finale, il punto di arrivo di un complesso processo formativo. Di tale processo l'attività letteraria degli evangelisti non costituisce che l'ultima fase: essi hanno svolto infatti essenzialmente un'opera di redazione, ossia di cernita, inquadramento e sistemazione, di materiali narrativi preesistenti. Indubbiamente, nel modo in cui è stata operata la scelta tra questi materiali e poi se ne sono stabilite le connessioni e ne è stata fissata la disposizione, non senza diretti interventi letterari, si manifesta anche l'originalità del lavoro di ciascuno degli evangelisti, che conferisce a ogni vangelo un'impronta peculiare, come è stato sottolineato in particolare dagli studi della scuola dell'analisi della redazione (Redaktionsgeschichte) apparsi negli ultimi decenni. Una fase intermedia tra la formazione dei materiali utilizzati successivamente dagli evangelisti e la redazione finale dei vangeli è costituita dalla collezione di tali materiali in un certo numero di più o meno ampie raccolte scritte, che, per il rapporto in cui stanno con il momento redazionale (da esse direttamente dipendente), si definiscono come fonti dei vangeli: lo studio delle fonti (Quellenkritik), che si è rivelato di notevole importanza per la conoscenza delle relazioni d'interdipendenza tra i documenti evangelici, ha per primo occupato la moderna critica biblica neotestamentaria. La prima fase del processo di formazione dei vangeli risiede, quindi, nella vera e propria elaborazione dei materiali che, per il tramite delle fonti, hanno costituito oggetto dell'opera redazionale degli evangelisti: alla Formgeschichte va ascritto il merito di avere determinato l'origine e le caratteristiche di questi materiali. Si tratta, per la massima parte, di brevi unità letterarie indipendenti, che si sono venute costituendo innanzi tutto entro un processo di tradizione orale, al cui interno i contenuti narrativi si sono disposti secondo schemi tipici, conseguendo una determinata struttura, coagulandosi cioè in generi o forme particolari, il cui riconoscimento e la cui classificazione sono resi possibili da un'analisi scompositiva e retrospettiva dei documenti evangelici. Una prima distinzione molto generale tra i materiali tradizionali rimane quella classica, che divide le parole di Gesù dai brani narrativi (ossia dai racconti incentrati intorno alla sua persona). Le parole di Gesù, a loro volta, possono suddividersi in differenti gruppi: detti (loghia) sapienziali e parabole, parole profetico-apocalittiche, parole legali e regole comunitarie, detti di Gesù relativi alla sua persona, parole e massime originariamente tramandate entro un conciso quadro narrativo (paradigmi o apoftegmi); i brani narrativi, secondo il loro carattere, si possono distinguere in racconti di miracoli, leggende eziologiche e cultuali (per esempio, battesimo di Gesù, tentazione, istituzione della Cena), storie della passione: queste ultime costituiscono un genere assolutamente particolare per il loro carattere di complesso narrativo unitario nonché cronologicamente ordinato sino dalla fase tradizionale preredazionale. L'ambiente vitale (Sitz im Leben), ossia il contesto storico entro cui tutto questo materiale si è venuto costituendo ed è stato originariamente tramandato, è costituito dalla comunità cristiana primitiva, che, nel processo di tradizione, ha obbedito non a intenti e criteri cronistici, bensì a un fondamentale interesse di predicazione: l'origine e il configurarsi della tradizione evangelica sono stati determinati dalle esigenze proprie della comunità, dalla sua prassi di predicazione evangelistica, catechetica, cultuale, dai suoi problemi organizzativi – un insieme vitale che si è riversato nella tradizione evangelica, conferendole il carattere globale di una testimonianza credente intorno a Gesù intimamente connessa con la storia della Chiesa primitiva, e comprensibile effettivamente soltanto nella consapevolezza di tale connessione. Se dalla considerazione del genere letterario dei vangeli e del loro processo formativo si passa a quella delle relazioni che fra essi intercorrono, si nota innanzi tutto la caratteristica somiglianza fra i primi tre vangeli, i quali vengono per tale motivo definiti sinottici. Oltre a concordare reciprocamente nel piano generale secondo cui si dispone il materiale narrativo tradizionale, i vangeli sinottici mostrano rilevanti analogie letterarie fra larghe sezioni dei rispettivi testi, analogie che possono intercorrere fra tutti i tre vangeli (tradizioni triplici) o fra due soli di essi (tradizioni duplici) e che non si giustificano soltanto in base alla comune dipendenza da un'identica tradizione orale, ma richiedono di essere spiegate ricorrendo all'ipotesi di rapporti di dipendenza letteraria. Tali rapporti, nelle loro linee essenziali, sono stati chiariti dalla critica biblica già nel sec. XIX, mediante il ricorso alla cosiddetta ipotesi delle due fonti, che, muovendo dal presupposto della priorità cronologica del vangelo di Marco rispetto a quelli di Matteo e Luca, ha stabilito la dipendenza di questi ultimi dal vangelo di Marco nel caso delle tradizioni triplici e la dipendenza delle sezioni analoghe di Matteo e di Luca non derivate da Marco da una seconda fonte comune ai due vangeli (denominata fonte Q, dal tedesco Quelle che significa appunto fonte). L'ipotesi delle due fonti è stata successivamente arricchita con la ricerca e la determinazione delle fonti particolari di ciascuno dei vangeli di Matteo e di Luca, quelle, cioè, dalle quali ognuno dei due vangeli trae i contenuti narrativi che non hanno riscontro in alcun altro vangelo (per esempio, le storie dell'infanzia di Gesù che occupano i primi due capitoli del vangelo di Luca). Dai sinottici si differenzia nettamente, per più di un motivo, il vangelo di Giovanni: diversi sono, in Giovanni e nei vangeli sinottici, l'ambientazione cronologica e geografica dell'attività di Gesù, il modo di considerarne i miracoli e di riferirne la predicazione, lo stile e la terminologia del racconto evangelico. Il rilievo di queste differenze induce a escludere una dipendenza letteraria del quarto vangelo dai documenti sinottici, anche se è ammissibile una conoscenza della tradizione sinottica da parte di Giovanni: piuttosto, appare verosimile che l'evangelista si sia servito di fonti proprie, che con ogni probabilità avevano la propria sede originaria – almeno in parte – nell'ambito del giudaismo eterodosso influenzato dalla gnosi, e che erano state rielaborate in senso cristiano antecedentemente alla redazione finale del vangelo giovannico.

Religione: vangeli apocrifi

Nel gruppo, assai ricco, dei vangeli che sono stati esclusi dal canone neotestamentario, si può distinguere tra diverse categorie di documenti, a ognuna delle quali è comune un determinato contenuto o una particolare impostazione. Una prima categoria di vangeli apocrifi comprende scritti non lontani – sia cronologicamente, sia quanto a contenuto – dai vangeli canonici, sebbene vi sia già avvertibile una tendenza all'arricchimento narrativo e all'accostamento di tesi gnostiche e sincretistiche: si tratta dei vangeli cosiddetti giudeo-cristiani (il Vangelo degli Ebioniti, il Vangelo dei Nazarei, il Vangelo secondo gli Ebrei), del Vangelo degli Egiziani e del Vangelo di Pietro, dei quali ci sono pervenuti soltanto brevi frammenti o testimonianze indirette. A un secondo gruppo di vangeli apocrifi possono ascriversi i vangeli d'ispirazione nettamente gnostica, che si contrappongono ai vangeli canonici con un proprio contenuto dottrinario, posto sotto l'egida del termine vangelo per conferirgli autorità, ma che dai vangeli canonici si differenziano decisamente tanto per contenuto (tranne, parzialmente, il Vangelo gnostico di Tommaso), quanto per genere letterario: la conoscenza di questi scritti è stata notevolmente ampliata dal rinvenimento della cosiddetta biblioteca gnostica di Nag-Hamadi, presso Luxor, nell'alto Egitto (1946). Infine, una terza categoria di vangeli extracanonici, altrettanto distanti quanto i precedenti dal tono dei vangeli neotestamentari per la loro impronta fortemente novellistica, è costituita dai vangeli dell'infanzia di Gesù e della sua passione e resurrezione (tra cui il Protoevangelo di Giacomo, incentrato in particolare intorno alla figura di Maria, il Vangelo di Tommaso da non confondere con l'omonimo vangelo gnostico): in questi vangeli il gusto del particolare leggendario, estraneo alla sobrietà narrativa dei vangeli canonici, costituisce il tratto dominante e a un tempo il fattore di travisamento della rigorosa prospettiva teologica che aveva caratterizzato i vangeli del Nuovo Testamento, facendone i documenti di un genere letterario del tutto originale.

Bibliografia

Per i vangeli canonici

F. C. Grant, The Gospels: Their Origin and their Growth, Londra, 1957; C. H. Dodd, Historical Traditions in the Fourth Gospel, Cambridge, 1963; W. R. Farmer, The Synoptic Problem, New York, 1964; R. Bultmann, Storia dei Vangeli sinottici, Bologna, 1970; B. Corsani, Introduzione al Nuovo Testamento, I Vangeli e Atti, Torino, 1972; S. Fabien, Paroles de lumières de l'Èvangile, Parigi, 1976; A. Poppi, I vangeli a confronto, Padova, 1989.

Per i vangeli apocrifi

E. Hennecke, W. Schneemelcher, Neutestamentliche Apokryphen, Tubinga, 1958-64; J. Jeremias, Gli agrapha di Gesù, Brescia, 1965; M. Craveri, I Vangeli apocrifi, Torino, 1969; Autori Vari, Gli apocrifi cristiani e cristianizzati, Roma, 1983.

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