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vapóre

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Lessico

sm. [sec. XIV; dal latino vapor -ōris].

1) Stato aeriforme della materia a cui si può giungere partendo dallo stato liquido, mediante evaporazione o ebollizione, o dallo stato solido per sublimazione (v. oltre): vapore saturo; vapore di zolfo, di benzina. In particolare, vapore acqueo, o anche solo vapore, la sostanza ottenuta per ebollizione o evaporazione dell'acqua: cuocere un cibo a vapore, senza immergerlo nell'acqua ma esponendolo al calore del vapore acqueo; bagno di vapore, pratica idroterapica consistente nell'esporre il corpo all'azione termica del vapore per favorire una copiosa sudorazione; macchina a vapore, v. macchina; locomotiva a vapore, v. locomotiva; fig.: a tutto vapore, con la massima celerità, con riferimento alla locomotiva. Talora viene usato ellitticamente per indicare il piroscafo: arrivare col vapore.

2) Specialmente al pl., nebbia poco densa, fumo: sulla campagna c'era una cortina di vapore; i vapori dell'incenso.

3) Pl., esalazione, anche non visibile: vapori mefitici; vapori del vino, fig., lo stordimento che l'alcol procura al cervello. Anticamente, senso di malessere, stordimento.

4) Poetico, stella cadente.

Fisica

Il termine è talvolta usato impr. come sinonimo di gas; generalmente si distingue tra gas e vapore secondo che l'aeriforme considerato sia a temperatura rispettivamente superiore o inferiore alla temperatura critica, cioè la temperatura al di sopra della quale esso non può essere liquefatto, per quanto elevate siano le pressioni a cui venga sottoposto; un vapore pertanto può essere liquefatto per semplice compressione. Il vapore può trovarsi in presenza del suo liquido in condizioni di equilibrio stabile per opportuni valori della pressione e della temperatura; quando si verifica questa condizione si dice che si ha vapore saturo, o in condizione di saturazione. Il valore della pressione (o tensione) di saturazione dipende dalla natura dell'aeriforme e dalla sua temperatura, aumenta all'aumentare di questa ed è indipendente dal volume del vapore le cui variazioni sono compensate da evaporazioni del liquido o condensazioni del vapore. Si possono distinguere essenzialmente due forme di vapore a seconda che il medesimo sia in grado di coesistere o no col proprio liquido. Nel primo caso il vapore è saturo secco (oppure saturo umido se trascina nel suo seno goccioline liquide), nel secondo caso è surriscaldato. Nel campo applicato il maggior interesse pratico è dato dal vapore d'acqua, per le sue favorevoli proprietà, quali la facile disponibilità e l'alto calore latente di evaporazione: ciò comporta che la massa in gioco per unità di calore sia piccola, il che consente di realizzare impianti di dimensioni relativamente limitate. Il contenuto termico del vapore in funzione della temperatura t può essere calcolato in prima approssimazione con varie formule empiriche: la più nota è quella di Regnault, L=606,5+0,305 t, dove L è il calore di evaporazione per il vapore saturo secco: la sua approssimazione è grossolana oltre 200 ºC per cui è generalmente consigliabile riferirsi a tabelle o diagrammi, come il diagramma di Mollier. I vapori surriscaldati rispettano grossolanamente l'equazione di stato dei gas perfetti, pv=RT, e in modo più esatto l'equazione di Van der Waals; nel campo del vapore saturo umido anche l'equazione di Van der Waals cade però in difetto essendo i passaggi di stato processi isotermobarici. Il vapore d'acqua prodotto allo stato surriscaldato con appositi generatori trova applicazione sia come mezzo di riscaldamento sia come fluido attivo negli impianti di produzione d'energia, dove attraverso opportuni circuiti viene condotto a espandersi in idonee motrici quali turbine o macchine a stantuffi. In molti casi oltre al vapore d'acqua si utilizzano altri vapori quali mercurio, freon, ammoniaca ecc.

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