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velluto

agg. e sm. [sec. XIV; latino tardo villūtus (agg.), da villus, pelo].

1) Agg. lett., coperto di pelo, villoso: “vellute coste”(Dante). Per estensione, di piante, di foglie coperte da morbida peluria. Anticamente, di tessuti dal pelo morbido e sollevato.

2) Sm., tessuto di particolare intreccio che presenta sulla superficie una specie di pelo, di altezza più o meno grande (velluto tagliato) o una serie di anelli o ricci (velluto riccio): divano ricoperto di velluto; velluto a coste. Frequentemente in simili per indicare morbidezza, levigatezza: petali che sembrano velluto; carnagione di velluto. Fig.: camminare sul velluto, procedere in un'impresa senza incontrare alcun intoppo.§ Il pelo del velluto è formato da una catena o da una trama supplementari su di un fondo, generalmente di cotone, ad armatura saia o tela. Nel primo caso (velluto di catena) il pelo è formato dall'ordito supplementare che si intreccia col tessuto di fondo, passando al di sopra di asticine metalliche, dette “ferri”, inserite tra l'ordito di fondo e quello di pelo. Nel secondo caso (velluto di trama) il pelo è ottenuto introducendo una serie di trame supplementari in un fondo qualsiasi, legandole a intervalli più o meno distanti coi fili di ordito.

3) In zoologia, pelle assai vascolarizzata che avvolge il corno dei Cervidi durante la ricrescita annuale; a crescita ultimata il velluto dissecca e cade a brandelli.

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