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vestìbolo

sm. [sec. XVI; dal latino vestibŭlum].

1) Nella casa signorile romana, ambiente, con funzione di ingresso, chiuso su tre lati e comunicante per mezzo del quarto con l'esterno; il vestibolo, spesso decorato da mosaici con scritte di saluto, immetteva tramite un corridoio nell'atrio. Nel tardo impero fu un elemento architettonico di grande importanza: celebre il vestibolo coperto a cupola della villa Adriana a Tivoli. Impiegato con la stessa funzione di disimpegno nel Medioevo, il vestibolo ebbe grande sviluppo soprattutto nei palazzi del Cinque-Seicento, configurandosi come una sala più o meno aperta su cui sbocca la scala, talvolta con ampiezza corrispondente a due piani. Analoga importanza il vestibolo ebbe negli edifici pubblici dell'Ottocento, inteso come anticamera, androne, luogo di passaggio, significato che conserva tuttora.

2) In anatomia, cavità o regione su cui si apre un'altra cavità: vestibolo laringeo, porzione sopraglottidea del laringe; vestibolo nasale, porzione anteriore e inferiore delle cavità nasali; vestibolo dell'orecchio, cavità sita tra la cassa del timpano, la coclea, l'otricolo e il sacculo; vestibolo vaginale, o della vulva, area compresa tra le due piccole labbra, il clitoride e il meato uretrale.

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