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violìno

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Lessico

sm. [sec. XV; dim. di viola (musica)].

1) Strumento ad arco, dotato di quattro corde intonate per quinte (sol², re3, la3, mi4) e tese su un manico di ebano, terminante con un caratteristico riccio, mediante piroli infissi nel cavigliere. Le corde partono dal capotasto, passano sulla tavola armonica (nella quale sono due tipici intagli a forma di effe), poggiando su un ponticello che ha il compito di trasmettere alla cassa (costruita prevalentemente in abete) le vibrazioni attraverso l'anima (cilindretto mobile di legno posto vicino al piede destro del ponticello, perpendicolarmente al fondo e al coperchio) e sono fissate alla tavola stessa mediante una cordiera (anch'essa d'ebano).

2) Per estensione, chi suona tale strumento in un'orchestra: primo violino, il più importante, che esegue gli assolo; violino di spalla, il secondo violinista; fig., collaboratore molto fidato.

Storia

Nato nella seconda metà del Cinquecento attraverso un lento lavoro di perfezionamento delle varianti più acute della famiglia della viola, nella prima metà del Seicento il violino assurse a un ruolo di netto predominio nell'ambito della musica strumentale, svolgendo una parte di primo piano nella nascita delle più importanti strutture formali barocche (sonata, concerto, sinfonia) e costituendo il nucleo dell'orchestra moderna. Protagonista sino ai nostri giorni dell'esperienza compositiva occidentale, che ne viene continuamente scoprendo inedite possibilità tecniche ed espressive, il violino è uno degli strumenti che hanno conosciuto una minore evoluzione costruttiva. Nato in area padana (tra i suoi primi costruttori si citano, Gasparo Bertolotti da Salò attivo a Brescia, e Andrea Amati di Cremona), toccò la sua perfezione tra la seconda metà del Seicento e l'inizio del Settecento per opera di Nicola Amati, Antonio Stradivari e Andrea Guarneri, rimanendo in seguito sostanzialmente invariato. Tra i liutai che hanno costruito o che costruiscono violini in Italia si ricordano F. Garimberti, L. Bisiach ed E. Malagutti.