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virtù

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Lessico

(anticamente virtute), sf. [sec. XIII; latino virtus-ūtis, da vir, uomo].

1) Disposizione dell'animo al bene, che induce la persona a cercare di realizzarlo; volontà di adeguarsi costantemente, nel proprio comportamento, alle leggi della morale: esaltare la virtù; Socrate fu uomo di grande virtù. Per estensione, lett., persona virtuosa. In particolare, disposizione all'osservanza di determinati doveri, di determinate norme morali: inculcare nella mente dei giovani le virtù civili. Per antonomasia, la castità: una donna gelosa della propria virtù. Nella teologia cattolica, disposizione permanente (habitus) dell'animo che orienta la volontà al bene.

2) Per estensione, qualità positiva in genere; dote, pregio: un oratore che ha la virtù della chiarezza; fare di necessità virtù, adattarsi di buon grado alle circostanze, anche spiacevoli, quando non c'è la possibilità di fare diversamente.

3) Forza d'animo, capacità morale di perseguire costantemente e tenacemente uno scopo affrontando coraggiosamente tutto ciò che vi si oppone: la virtù dei forti, dei santi, degli eroi. In particolare, coraggio, valore militare.

4) Potenza, facoltà: la virtù intellettiva; per estensione, qualità intrinseca di una cosa, che la rende efficace al raggiungimento di un dato scopo: le virtù medicinali di certe piante; in, per virtù di, in forza di, per mezzo di, grazie a: in virtù delle clausole contrattuali.

5) Potere, capacità di fare qualche cosa: io non ho la virtù di far cessare la pioggia; la virtù divina (o la Virtù), Dio: “a sofferir tormenti e caldi e geli / simili corpi la Virtù dispone” (Dante).

6) Al pl., per lo più con iniziale maiuscola, il quinto coro degli angeli, secondo la teologia cattolica.

Filosofia

La dottrina della virtù morale come “abito” ha origini antiche, risalendo a Socrate, il fondatore della filosofia morale, e a Platone che ne continuò il pensiero, anticipando le soluzioni dell'Etica Nicomachea di Aristotele, e da cui trae origine la distinzione delle quattro virtù (saggezza, fortezza, temperanza e, quasi a coronamento, giustizia).

Teologia

San Tommaso d'Aquino, riprendendo l'etica antica e soprattutto Aristotele, ha sistematizzato la teologia cattolica sulla virtù morale assumendo come base la natura umana libera e responsabile. Secondo la teologia cattolica, infatti, le virtù si distinguono, secondo l'origine, la natura e il fine, in naturali e soprannaturali. Le virtù naturali, fondate sulla natura psicofisica dell'uomo, si sviluppano con l'esercizio costante (virtù acquisite) nello sforzo di perfezionare il carattere naturale contro la concupiscenza e la forza degli istinti. Di esse le più importanti sono le virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza) che i teologi fanno derivare dalla suddivisione platonica. Le virtù soprannaturali sono “infuse” da Dio al fine di far partecipare l'uomo, mediante le proprie azioni elevate dalla grazia, alla stessa vita trinitaria divina; tra esse la Scrittura e la Tradizione ne distinguono tre, dette virtù teologali (fede, speranza, carità).

Iconografia

Le virtù, la cui rappresentazione è tipica dell'arte medievale, sono generalmente figure simboliche individuate per mezzo di attributi; talvolta queste si identificano con personaggi storici e biblici oppure sono connesse con determinati gruppi sociali. Le virtù compaiono spesso isolate (G. Pisano: acquasantiera di S. Giovanni Fuoricivitas a Pistoia; A. Pisano: portale del battistero di Firenze; tomba di Clemente II nel duomo di Bamberga), ma anche contrapposte o abbinate simbolicamente ai vizi (mosaici pavimentali nel duomo di Cremona; rilievi nella facciata del duomo di Piacenza; affreschi di Giotto nella cappella degli Scrovegni a Padova). Frequente la scena della lotta delle virtù con i vizi o psicomachia (portale maggiore di Notre-Dame a Parigi; portale della cattedrale di Strasburgo).

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