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vivìparo

agg. e sm. (f. -a) [sec. XVI; latino tardo vivipărus, da vivus, vivo, e parĕre, partorire].

1) Detto di animale che partorisce prole completamente formata, come i Mammiferi (esclusi i Monotremi), alcuni vertebrati di varie classi (ma mai gli Uccelli) e alcuni invertebrati (per esempio Scorpioni, Onicofori ecc.). Negli animali vivipari gli embrioni si sviluppano nell'utero o negli ovidotti materni, alle cui pareti spesso si uniscono più o meno intimamente tramite una placenta, organo attraverso il quale ricevono dal corpo materno nutrimento e ossigeno. In termini stretti gli animali vivipari vanno distinti dagli ovovivipari, che pure trattengono gli embrioni ma che non formano placente (gli embrioni si sviluppano a spese del tuorlo dell'uovo), anche se fra le due modalità esistono diversi gradi intermedi; inoltre gli animali che partoriscono prole allo stadio larvale vengono talvolta distinti come larvipari.

2) In botanica, di piante superiori in cui per fenomeni diversi (sterilità del fiore, inefficienza della fecondazione, esposizione al freddo) il fiore dà origine a bulbilli o a gemmule agamiche, come per esempio nell'aglio o nel poligono viviparo (Polygonum viviparum). Essi, non appena si trovano sul substrato adatto, sono in grado di riprodurre la pianta intera.

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