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vocazióne

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Lessico

sf. [sec. XIII; dal latino vocatío-ōnis, da vocāre, chiamare].

1) Non comune, chiamata, invocazione; complemento di vocazione, quello (espresso nelle lingue classiche dal caso vocativo) che indica l'oggetto cui ci si rivolge nel discorso diretto. In particolare, in diritto, vocazione ereditaria, indicazione di chi è chiamato a ricevere l'eredità fatta dal testamento (successione testamentaria) o dalla legge (successione legittima).

2) Appello interiore con cui la divinità chiama una persona a donarsi completamente a lei, o scegliendo una vita di ascesi religiosa o compiendo opere volute dalla divinità stessa: la vocazione di Abramo; vocazione sacerdotale.

3) Fig., inclinazione, propensione naturale verso un'arte, una disciplina: vocazione per la musica, la pittura; non aver alcuna vocazione; attitudine, disposizione: una radicata vocazione al matrimonio.

Religione

Nell'Antico Testamento è attestata la vocazione di Abramo, scelto come padre di tutti i credenti (Genesi 12 e seguenti). Paolo e Pietro parlano di vocazione dei cristiani, i quali sono dei “chiamati” alla fede di Cristo (Romani 8, 29) con una vocazione generale per tutti che non esclude la particolarità della vocazione differente di ciascuno (Efesini 4, 1-6). La tradizione cattolica ha assunto il termine nel significato di chiamata alla vita sacerdotale per gli uomini o alla vita religiosa per entrambi i sessi. Il Concilio Vaticano II parla di vocazione universale alla santità nella Chiesa.

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