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agnosticismo    
 

sm. [sec. XIX; da agnostico]. Termine filosofico indicante il rifiuto di ricercare e ammettere soluzioni di problemi in se stessi insolubili, in particolare quelli metafisici e religiosi. Per estensione, disinteresse per ogni genere di problemi umani (politici, religiosi, ecc.).

Filosofia

Il termine fu usato per la prima volta da T. H. Huxley, in opposizione a gnosi (conoscenza). Tale posizione deriva dall'assunto che gli unici problemi suscettibili di una soluzione sono quelli a cui si può applicare il metodo scientifico. I positivisti estesero il termine agnosticismo a tutte le forme di pensiero che reputavano insolubili, quali l'esistenza di Dio o l'immortalità dell'anima, e definirono agnostico l'atteggiamento proprio dello scienziato di fronte al trascendente. Ora, il fondamento filosofico dell'agnosticismo fu da molti ravvisato nella filosofia di Kant. Esiste però un agnosticismo che, pur ammettendo l'impossibilità di concepire Dio in quanto Assoluto e Infinito, giustifica la fede in Dio in quanto radicata nella stessa natura umana.

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Pedagogia

Per quanto attiene alla pedagogia, l'agnosticismo ha conseguenze dirette sul modo di intendere l'educazione religiosa. Questa non potrà essere che un'educazione alla religiosità naturale, che escluda ogni riferimento a contenuti dogmatici. Da Rousseau (“Professione di fede di un vicario savoiardo” nell'Emilio) a Dewey (Una fede comune) è stata questa la posizione dei maggiori pedagogisti laici.

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Teologia

L'agnosticismo teologico è una corrente che, considerando la trascendenza di Dio e la debolezza della ragione umana, nello studio di Dio si attiene soltanto a ciò che di Lui e dei suoi misteri attestano i Libri Sacri e la Tradizione. Già presente nelle opere dello Pseudo-Dionigi, in Mosè Maimonide e nei più rigorosi teologi musulmani, costituì più tardi la sostanza dell'antilluminismo (fideismo, ontologismo, tradizionalismo), che nei sec. XVII e XVIII tentò di opporsi all'esaltazione della ragione, negandole la capacità di giungere anche all'acquisizione della semplice verità di ordine naturale. Tali dottrine furono condannate dalla Chiesa. Secondo il pensiero di S. Tommaso, infatti, le perfezioni pure (attribuibili cioè solo alla vita spirituale, come la verità, la bontà, l'umiltà, l'intelligenza, la volontà, l'amore, la sapienza, ecc.) sono attribuibili a Dio, perché solo in Lui possono attingere il massimo grado, ma sono attribuibili anche all'uomo, come è comprovato dai fatti, quantunque non in senso univoco nei confronti di Dio, ma bensì in senso anagogico. E in quanto presenti nell'uomo, costituiscono per lui la premessa per giungere alla conoscenza di Dio.

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