imperatore romano (Anzio 37-Roma 68), figlio di Gneo Domizio Enobarbo e di Agrippina Minore. Adottato dall'imperatore Claudio, del quale sposò la figlia Ottavia, gli succedette nel 54. Nei primi tempi si valse dell'aiuto e del consiglio dei ministri Burro e Seneca, ma poi si abbandonò a stranezze di ogni sorta e a indicibili crudeltà, quali le uccisioni di Britannico, figlio di Claudio, della madre Agrippina e delle due mogli, Ottavia e Poppea. Il suo principato è celebre soprattutto per l'incendio di Roma (64), del quale Nerone accusò i cristiani, che furono perciò oggetto di persecuzione. Nel 65 Nerone riuscì a sventare la cosiddetta congiura dei Pisoni. Fra le vittime vi furono lo stesso Seneca e Lucano. Costretto poi a fronteggiare numerose ribellioni in Gallia e in Spagna, il tradimento di Tigellino e la rivolta dei pretoriani, dovette alla fine fuggire e in una villa a 4 miglia da Roma si fece uccidere dal liberto Epafrodito.