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Rinoceronte nero

Rinoceronte nero

NOME ITALIANO: Rinoceronte nero

SPECIE: Diceros bicornis

LUNGHEZZA: 3-3,7 m

DISTRIBUZIONE: Africa centromeridionale

PHYLUM: Cordati

CLASSE: Mammiferi

ORDINE: Erbivori

FAMIGLIA: Rinocerontidi

GENERE: Diceros

IN PERICOLO DI ESTINZIONE

Il rinoceronte nero è presente nell’Africa centrale e meridionale; diffuso in habitat diversi, dalle praterie ai deserti e alle foreste, predilige le zone arbustive presso le radure e quelle vicine a stagni o paludi. Alto circa 1,7 metri al garrese, pesa intorno ai 18 quintali. Ha 2 corna nasali disuguali e pelle spessa, grigiastra e senza pieghe. Gli arti sono corti e robusti, ciascuno provvisto di 3 dita distinte; la coda, modesta, termina con un ciuffo di peli ispidi. Attivo di notte, trascorre il giorno sdraiato; tipica attività pomeridiana è il bagno nel fango. Si nutre di foglie, germogli e ramoscelli, che strappa dai cespugli e dai rami bassi degli alberi con il labbro superiore, mobilissimo e prensile, simile a una piccola proboscide. Ha vista limitata, ma udito e olfatto ottimi; riconosce i consimili attraverso l’odore, soprattutto quello degli escrementi, che vengono deposti sempre negli stessi punti e servono per marcare il territorio; allo stesso scopo il rinoceronte nero imbratta di feci le estremità dei propri arti. Il gruppo familiare è costituito da una femmina e dal suo piccolo, che la madre tiene con sé almeno 3 anni o fino al parto successivo, allorquando lo allontana. Non esistono coppie stabili: sia i maschi sia le femmine si accoppiano con diversi individui del sesso opposto; per il possesso della femmina i maschi ingaggiano lotte furibonde. I membri della coppia riproduttiva restano insieme da poche ore ad alcuni giorni. Dopo una gestazione di 15-16 mesi la femmina dà alla luce un solo piccolo, che raggiunge lo svezzamento dopo un anno e mezzo. In passato assai più diffuso, il rinoceronte nero è oggi in pericolo di estinzione a causa della distruzione degli habitat e soprattutto dell’accanita caccia di cui è oggetto: nella medicina tradizionale cinese è infatti credenza diffusa che il corno di questo imponente mammifero abbia straordinarie proprietà afrodisiache e medicinali.

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