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Passera scopaiola

Prunella modularis

NOME ITALIANO: Passera scopaiola

SPECIE: Prunella modularis

LUNGHEZZA: 14-15 cm

DISTRIBUZIONE: Eurasia

PHYLUM: Cordati

CLASSE: Uccelli

ORDINE: Passeriformi

FAMIGLIA: Prunellidi

GENERE: Prunella

Specie sedentaria e migratrice, la passera scopaiola è presente in Eurasia, con lacune nel settore meridionale e orientale dell’areale. In Italia nidifica sull’arco alpino e, meno abbondante, sugli Appennini. Sverna nel bacino del Mediterraneo e in Africa settentrionale. Simile a un passero nella colorazione del piumaggio, si distingue per il becco fine e per la combinazione di tinte grigie e brune con parti superiori macchiate di scuro; le zampe sono bruno-rosate. L’apertura alare misura circa 20 centimetri. La passera scopaiola vive in zone montane boscose e cespugliose, umide e fresche, generalmente sopra i 1000 metri di quota; al nord frequenta anche campagne ricche di siepi, boschi di conifere, parchi e giardini. Di indole schiva, resta quasi sempre nel folto della vegetazione, muovendosi furtivamente ma rivelando la propria presenza con un lungo richiamo sibilante. Il canto nuziale è breve ma melodioso, e ricorda quello dello scricciolo e del saltimpalo. La dieta è sia animale sia vegetale. Il nido, costruito in un cespuglio, è una voluminosa struttura di muschio a forma di coppa. Da marzo in poi la femmina vi depone 4-6 uova di colore turchese intenso, che cova per 12-13 giorni; i piccoli si involano a 11-12 giorni. Al genere Prunella appartiene anche il sordone (Prunella collaris). Presente nell’Eurasia centromeridionale e in Nordafrica, vive in ambiente di montagna su praterie, pietraie e morene tra il limite superiore della vegetazione arbustiva e quello delle nevi perenni. Assomiglia nell’aspetto alla passera scopaiola, ma la sagoma è più rotonda. Caratteristici sono i disegni della gola, che appare come squamata di bianco e nero, e quelli dei fianchi, macchiati di rosso mattone. Le ali scure hanno una doppia serie di macchiette bianche. La sua confidenza (soprattutto d’inverno) gli è valsa il nome comune, quasi non fosse in grado di avvertire la presenza dell’uomo.

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