Velocità della luce variabile nel tempo: tempo apparente e tempo reale

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Come abbiamo visto non è possibile dubitare della assoluta costanza della velocità della luce...Oggi.
Nella nostra ipotesi noi avanziamo invece l’idea che tale velocità possa essere cambiata nel tempo.
Più precisamente ipotizziamo che la luce abbia seguito l’espandersi dello spazio, che è il suo supporto, in modo del tutto proporzionale, seguendo la legge di Hubble. Da un valore piccolissimo al momento del Big Bang, si sarebbe quindi arrivati al suo valore attuale.

Dobbiamo quindi abbandonare l’unità di anno-luce come distanza percorsa in un anno dalla luce: tale distanza risulterà infatti diversa secondo l’epoca in cui la misura è stata effettuata. Si torna quindi al buon vecchio metro coi suoi multipli.
La nostra ipotesi si basa essenzialmente su una nuova visione dello spazio: per noi lo spazio è unico e, se esso si gonfia tra le galassie, esso deve gonfiarsi anche all’interno di esse.

Come conseguenza della nostra ipotesi, anche due punti posti all’interno di una stella o di un pianeta si allontanano seguendo la stessa legge; come estrema conseguenza si deve infine ammettere che anche lo spazio interatomico si "gonfia". Lo spazio non può "sapere" di trovarsi tra le galassie o all’interno di una di esse o all’interno stesso di un qualunque oggetto.
In definitiva quindi le stelle, i pianeti e qualunque oggetto dell’universo erano più piccoli in passato ed accrescono le loro dimensioni seguendo la legge di Hubble: non ce ne possiamo accorgere perché anche il metro campione è cresciuto.

Evidentemente per la nostra ipotesi anche molte altre costanti fondamentali (costante di Plank, costante di gravità ecc) hanno variato nel tempo.
E’ invece essenziale notare che esse, misurate in qualunque momento del passato, a causa della variazione del metro campione, avrebbero avuto lo stesso identico valore che hanno oggi. Ad esempio, la velocità della luce, se misurata 10 miliardi di anni fa, avrebbe avuto lo stesso valore di
 

che ha adesso.
Il redshift non è affatto dovuto all’effetto Doppler: la lunghezza d’onda della luce dal momento della sua emissione ha subito un allungamento, come ogni altra grandezza lineare, spostandosi dunque verso il rosso.

Le conseguenze sono notevolissime: secondo l’effetto Doppler le galassie più lontane non possono trovarsi a più di circa 14 miliardi di anni luce di distanza, mentre nella nostra ipotesi esse possono trovarsi a decine, centinaia, o più, di miliardi di anni luce da noi.
Vi è quindi un tempo apparente, che è quello della fisica classica, ed il nostro tempo reale, che può essere molto più grande del primo.
L’universo si è espanso con continuità dalle dimensioni di un punto iniziale (Big Bang) fino a raggiungere le dimensioni attuali in un tempo infinitamente lungo: ad esempio, per passare dalle dimensioni di 1 metro alle attuali, gli ci sono voluti ben 864 miliardi di anni.
 

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