n.f. [pl.
-i]
1 l’opporre, l’opporsi, l’essere
opposto; argomento con cui ci si oppone:
incontrare,
vincere l’opposizione dei genitori;
a nulla valsero le mie opposizioni dim.
opposizioncella
2 azione di contrasto svolta legalmente dai
partiti contrari alla politica della maggioranza di governo; anche,
l’insieme dei parlamentari appartenenti a tali partiti e, per
estens., di tutti coloro che a essi sono iscritti;
l’opposizione di destra,
di sinistra;
i banchi dell’opposizione;
essere,
passare all’opposizione;
partito,
giornale d’opposizione;
opposizione costituzionale, quella che contrasta la
politica governativa nel rispetto delle regole e dei principi del
sistema
3 contrasto, contraddizione:
due principi in opposizione tra loro
4 (
filos.) relazione fra due termini o due giudizi che si
negano, si escludono a vicenda
5 (
dir.) ricorso contro un provvedimento
dell’autorità per ottenerne la revoca o per paralizzarne
gli effetti
6 (
astr.) posizione di due corpi celesti diametralmente
opposti rispetto a un terzo (p.e. la posizione della Luna, rispetto
alla Terra, nel plenilunio)
7 in astrologia, aspetto planetario che,
nell’oroscopo, esercita un influsso negativo
8 nella linguistica strutturale, il rapporto
esistente tra elementi che potrebbero occupare lo stesso posto in
un enunciato, ma producendo diversi significati; può
verificarsi a livello fonologico, morfologico, sintattico e
lessicale (p.e. tra i fonemi
m e
p nelle parole
madre/padre)
¶ Deriv. del lat.
oppositus, part. pass. di
opponere ‘opporre’.