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by-pass aortocoronàrico

intervento cardiochirurgico di rivascolarizzazione di una o più arterie coronarie mediante inserimento a ponte fra l'aorta e l'arteria coronaria (al di là della lesione che l'ha ostruita) di un tratto di vaso, prelevato in genere dalla vena safena della gamba del paziente stesso. In alternativa si può collegare chirurgicamente un'arteria toracica, la mammaria interna di sinistra, alla coronaria ostruita. L'intervento viene effettuato per la terapia di alcune forme di cardiopatia ischemica: le indicazioni variano però in base alla severità dei sintomi, al grado di coinvolgimento delle arterie coronarie e alla funzionalità cardiaca complessiva. L'intervento di by-pass aortocoronàrico viene per lo più effettuato su pazienti con meno di 70 anni, senza importanti malattie associate, con una sintomatologia anginosa importante, che la sola terapia medica non riesce a controllare, con occlusione severa di più arterie coronarie e segni inequivocabili di ischemia miocardica. L'intervento può ritenersi oggi sufficientemente sicuro (tasso di mortalità inferiore all'1%), in grado di risolvere la quasi totalità dei casi di angina pectoris; tuttavia il by-pass aortocoronàrico non sembra ridurre il rischio globale dell'infarto, e in una certa percentuale di casi si può verificare una riocclusione del vaso. La grave insufficienza ventricolare sinistra non costituisce più una controindicazione; al contrario, l'intervento in questi casi migliora la sopravvivenza più della sola terapia medica.

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