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iperlipoproteinemìa

aumento dei livelli di una o più classi di lipoproteine nel sangue. In particolare, viene qui fatto riferimento alle lipoproteine che costituiscono le unità fisiche di trasporto dei lipidi nel sangue: chilomicroni, VLDL, LDL, IDL (o "remnants") e HDL. Secondo la classificazione di Frederickson, si descrivono 6 tipi di iperlipoproteinemie -indicate con numeri romani diversi (I, IIa, IIb, III, IV, V)- a seconda della componente lipidica prevalentemente coinvolta. Le più diffuse sono i tipi IIa, IIb e IV, rispettivamente caratterizzate da aumento delle LDL, aumento di LDL+VLDL, aumento delle VLDL. Dal punto di vista eziopatogenetico, le iperlipoproteinemie possono essere distinte in primitive e secondarie. Le prime sono trasmesse per via ereditaria - in condizione di eterozigosi od omozigosi - come conseguenza della mutazione di un singolo gene (iperlipoproteinemie familiari) o per il concorso di più cause oltre a quella genetica (in questi casi pare si stabilisca una interrelazione tra predisposizione genetica e fattori alimentari). Le seconde - che sono peraltro le forme più comuni- possono conseguire a: diabete mellito, ipotiroidismo, sindrome nefrosica, malattie epatiche, gravidanza, dieta squilibrata, terapia con beta-bloccanti, diuretici, cortisonici, contraccettivi orali e assunzione eccessiva di alcol. La terapia si avvale di farmaci a effetto ipolipemizzante, in linea di massima specifici per un tipo di lipoproteina piuttosto che per un altro tipo: attualmente vengono utilizzate prevalentemente le statine, i fibrati, le resine e gli estrogeni.

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