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chiodo

asta di acciaio inossidabile o di lega metallica (vitallium), materiali perfettamente tollerati dall'organismo umano, impiegata in interventi chirurgici di ricostruzione ossea (osteosintesi). Per le osteosintesi transossee si impiegano chiodi a T oppure a U, che servono a fissare i frammenti ossei; il chiodo triflangiato di Smith-Petersen, provvisto di tre lamine che si oppongono alla rotazione reciproca dei frammenti ossei, è utilizzato per le fratture del collo del femore. Per le osteosintesi endomidollari si usano: il chiodo di Küntscher, con sezione trasversa a forma di trifoglio, di diametro uguale al canale midollare nel quale deve essere applicato, e di lunghezza sufficiente a occupare tutta la lunghezza del frammento scheletrico fratturato (fratture delle diafisi omerali e tibiali); e il chiodo di Rush, con un'estremità a forma di manico d'ombrello e l'altra a becco di flauto (fratture di omero, avambraccio, clavicola ecc.).

Autodiagnosi

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