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La corretta alimentazione degli anziani comincia da giovani

Il regime alimentare negli anziani è molto importante: se male impostato, rischia di influenzare negativamente il normale processo d'invecchiamento e anche di influire sull'instaurarsi di situazioni patologiche. Può capitare che un anziano, ignorando il suo reale fabbisogno alimentare, incorra in stati di malnutrizione cronica; chi si trova a vivere solo, per esempio, finisce spesso col mangiare solamente quando ha fame e spesso alimenti di facile preparazione: il rischio è quello di incorrere in carenze nutrizionali quali uno scarso apporto energetico e proteico. È bene, però, ricordare che solo una buona alimentazione durante tutta la vita può fornire la base di una nutrizione appropriata nella vecchiaia, agendo preventivamente contro le malattie diffuse nella senilità e migliorando, oltre alla qualità della vita, anche la sua durata.

Il fabbisogno calorico richiede un'accurata individualizzazione commisurata al dispendio energetico personale, che solo frequenti misurazioni del peso possono fornire. Se pur un discorso generale è difficilmente applicabile al fabbisogno calorico, tuttavia si può affermare che, con l'avanzare dell'età, esso tende a diminuire tanto da aggirarsi intorno alle 32-33 kcal per l'uomo e 31-33 kcal per la donna, per chilogrammo di peso corporeo ideale.

Il fabbisogno proteico negli anziani è all'origine di opposte opinioni. Alcuni dietologi geriatrici consigliano di ridurre l'apporto di proteine a causa della diminuita possibilità dei reni di eliminarne i residui e, in generale, per le minori richieste legate alla riduzione della massa corporea; altri invece consigliano un aumento dell'apporto proteico proprio perché nell'anziano ne è più difficile l'assorbimento e, inoltre, esso fornisce notevoli quantità di oligoelementi (calcio, magnesio, selenio, potassio, ferro ecc.).
Il fabbisogno lipidico, così strettamente legato al gusto delle pietanze, è preferibile se riguarda i grassi vegetali che, oltre alla loro facile digeribilità e al maggior apporto di acidi grassi insaturi, hanno la proprietà di influenzare positivamente il ricambio lipidico e di agire, in unione con la vitamina E, sul nutrimento cutaneo, sulla sfera ormonale e sul sistema immunologico.

Il fabbisogno di carboidrati e fibre non sembra diminuire con l'arrivo della vecchiaia; le fibre cereali, infatti, sembrano essere le più efficaci per migliorare la funzione intestinale; è dunque consigliabile mangiare pane, pasta e prodotti da forno ad alto contenuto di fibre. Anche il consumo di frutta fresca, legumi e verdure contribuisce ad aumentare l'apporto di fibre.
Il fabbisogno di minerali e vitamine, infine, non si allontana molto da quello del giovane o dell'adulto e, in particolare per quanto riguarda le vitamine A, E, K, C, B12, la riboflavina, la folina, la biotina. Purtroppo tale fabbisogno difficilmente viene coperto dal regime alimentare dell'anziano (masticazione o digestione imperfette, inappetenza, solitudine, condizioni patologiche) che quindi necessita di periodici controlli per individuare eventuali carenze vitaminiche.

Tra i minerali, è del ferro che la persona anziana ha bisogno in dosi supplementari; mentre un buon apporto di calcio durante tutta la vita può proteggere dalla maggiore tendenza alle fratture ossee che interviene in tarda età (osteoporosi). Ciò dimostra, ancora una volta, che il fabbisogno dietetico degli individui deve da subito essere impostato nel senso di una prevenzione delle malattie specifiche della vecchiaia.

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