Questo sito contribuisce alla audience di

17 maggio: Giornata Mondiale contro Omofobia, Bifobia e Transfobia

In principio fu la Genesi a condannarla, con la storia della distruzione di Sodoma, ma ogni giorno in tutto il mondo persone omosessuali si trovano a fronteggiare violenze, fisice e verbali, discriminazioni sul posto di lavoro o nella vita sociale. Per questo il 17 maggio la Comunità Europea ha fissato la Giornata Mondiale contro l'Omofobia, la Bifobia e la Transfobia, una ricorrenza dedicata a tutte le discriminazioni di genere.

Inizialmente, l'idea di dedicare un giorno all'odio contro omosessuali, trans e bisessuali venne a Louis- Georges Tin, curatore del “Dictionnaire de l’homophobie” (2003), ma a scatenare la decisione della Comunità Europea furono alcune dichiarazioni omofobe delle autorità polacche contro la comunità LGBT.

Il 26 aprile 2007 il Parlamento Europeo rispose alle invettive d'odio del Primo Ministro polacco e al clima di omofobia che infestava il continente con una risoluzione in cui ribadiva la richiesta di "garantire che la discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale in tutti i settori sia vietata completando il pacchetto legislativo contro la discriminazione basato sull’articolo 13 del trattato Ce, senza il quale lesbiche, gay, bisessuali e altre persone che si trovano a far fronte a discriminazioni multiple continuano a essere a rischio di discriminazione". Nella stessa dichiarazione si chiedeva la depenalizzazione mondiale dell’omosessualità.

Su questo punto, uno dei paesi in cui manca una legge contro l'omofobia e i crimini ad essa collegati è l'Italia. Sin dalla sua unità, il nostro Paese ha preferito tacere sul "vizio". Anche il solo regolamentarne il divieto era un modo per affermarne l'esistenza. Ad oggi l'Italia ha un disegno di legge, a firma di Ivan Scalfarotto, approvato alla Camera il 19 settembre 2013 e fermo in Senato da tre anni e mezzo.

Con questa proposta si mira a introdurre nell'ordinamento italiano il reato di discriminazione e istigazione all'odio e alla violenza omofobica. Inoltre, con questo intervento legislativo si va ad arricchire anche la legge del 25 giugno 1993, n. 205 detta anche legge Mancino. Questo testo sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia e alle azioni nazifasciste.

La legge Scalfarotto dovrebbe introdurre nel testo 205/1993 l'aggravante di omofobia. A questo però si aggiunge un'importante postilla: la garanzia del pluralismo delle idee. Infatti, la legge non vieta "la libera espressione di convincimenti o opinioni", anche nel caso siano "assunte" in "organizzazioni" politiche, sindacali, culturali, religiose.

Gli esponenti più importanti impegnati nella lotta per i diritti LGBT
La nascita del movimento omosessuale contemporaneo avviene nel 1968, anno in cui la volontà di cambiamento della società in favore di una maggiore libertà di scelta e del riconoscimento della dignità di ogni persona esplode in tutto il mondo, in dimostrazioni e azioni concrete contro l'ordine precostituito.

La data adottata come simbolo per sigillare l' inizio del movimento omosessuale contemporaneo è il 28 giugno 1969, giorno dei Moti di Stonewall. Il nome venne mutuato da un locale gay del Greenwich Village a New York. All'ennesimo tentativo della polizia di disperdere i clienti, questi si ribellarono. Sylvia Rivera, ragazza transgender che per prima si ribellò gettando una bottiglia contro la polizia, divenne il simbolo della rivolta.

Il primo attivista per i diritti degli omosessuali fu Magnus Hirschfeld (1868-1935), un medico sessuologo di origini ebraiche, tra i pionieri negli studi per la difesa dei diritti degli omosessuali durante il Nazismo.

In Italia il primo esponente della comunità Lgbt che ha cercato di creare un movimento di liberazione omosessuale anche in Italia fu Aldo Mieli (1879-1950), che era in corrispondenza con Magnus Hirschfeld.

Oltre a lui si ricordano Bernardino Del Boca, intellettuale e scrittore, punto di riferimento del movimento omofilo. A lui si deve la creazione della prima rubrica omosessuale in Italia, "Sesso e Libertà", su un periodico pubblicato dall'anarchico milanese Pepe Diaz.

Il primo gruppo omosessuale fondato in Italia fu ideato da Massimo Consoli nel 1963 con il nome ROMA-1 (Rivolta Omosessuale Maschi Anarchici - prima fase). Ma i nomi da ricordare, dietro cui c'è l'impegno di una vita per la causa omosessuale, i diritti Lgbt e la lotta all'omofobia sono tanti: Mario Mieli, Imma Battaglia, Vladimir Luxuria, Nichi Vendola, Anna Paola Concia.

Omofobia legata al dilagare dell'Aids
Negli anni Ottanta l'omofobia fu scatenata anche dall'inizio dell'epidemia di Aids. La data ufficiale adottata come inizio dell'epidemia della Sindrome da Immunodeficienza Acquisita fu il 5 giugno 1981. In quel giorno il centro per il monitoraggio e la prevenzione delle malattie degli Stati Uniti identificò un'epidemia di pneumocistosi polmonare dovute al virus dell'HIV in cinque omosessuali di Los Angeles.

Inizialmente la sindrome fu denominata GRID, acronimo di Gay-Related Immune Deficiency (immunodeficienza dei gay), ma le autorità sanitarie stabilirono presto che non c'era un legame univoco tra l'omosessualità e virus. Infatti, quasi la metà dei soggetti colpiti dalla malattia non era omosessuale.

Tuttavia si diffuse presto la convinzione che la malattia fosse una "punizione di Dio" verso gli omosessuali. Ad alimentare questa idea fu anche la morte causata dal virus di diversi esponenti del mondo della cultura e dello spettacolo come Rock Hudson, il pittore della Pop art Keith Haring, il cantante dei Queen Freddie Mercury e il ballerino di fama internazionale Rudolf Nureyev.

Tuttavia recentemente lo stesso Papa Francesco si è espresso a favore degli omosessuali e dei transgender dicendo: "Accogliete gay e trans, è quello che farebbe Gesù oggi. Ho accompagnato nella mia vita di sacerdote, vescovo e anche di Papa persone con tendenze e pratiche omosessuali. Le ho avvicinate al Signore. E mai le ho abbandonate".

15/05/2017