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USA, Donald Trump è il nuovo presidente: i possibili scenari futuri

Dopo l'annuncio dell'elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d'America, è tempo di farsi qualche domanda su che tipo di capo di stato sarà il tycoon americano.

L'insediamento ufficiale di Donald Trump alla Casa Bianca avverrà il prossimo 20 gennaio. Intanto il vincitore delle elezioni presidenziali 2016 incontrerà giovedì 11 novembre il presidente uscente Barack Obama. Trump dovrebbe poi vedere lo speaker della Camera dei Rappresentanti, Paul Ryan.

I due punti cardine del programma elettorale di Donald Trump sono la limitazione dell'immigrazione e il protezionismo. Ha promesso ai suoi elettori che avrebbe ricostruito le infrastrutture, fatto crescere l'economia e creato nuovi posti di lavoro. Non ha toccato temi sociali e diritti civili quindi, nella più rosea delle ipotesi, secondo gli opinionisti americani nei prossimi 4 anni le questioni potrebbero semplicemente essere ignorate.

Un tema sociale che però non verrà trascurato è quello dell'assistenza sanitaria: cancellare l'Obamacare è fra le priorità del suo programma. Un altro taglio annunciato da Trump nella sua campagna elettorale riguarderà le tasse. Il nuovo presidente ha intenzione di abbassare il tasso di contribuzione dal 35% al 15%. Un ulteriore sconto fiscale potrà essere accordato alle aziende che torneranno a produrre negli Stati Uniti, sposando dunque la sua politica protezionista. Secondo la Tax Foundation, questi provvedimenti potrebbero costare all'America 1.500 miliardi di dollari.

Per quanto riguarda l'immigrazione, non si tratta più di semplici battute. Trump ha un piano chiaro, articolato e plausibile per deportare milioni di immigrati clandestini fuori dagli Stati Uniti nei prossimi quattro anni. Si teme che, chi rimarrà, vivrà in un clima di terrore. Nel frattempo però dal suo programma è sparito il bando ai musulmani, che molto aveva fatto discutere.

Molte testate americane come il Washington Post temono che Donald Trump non saprà cosa fare. Temono che danneggi l'immagine internazionale dell'America, che verrà messa alla prova il prossimo 17 novembre con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, in visita a New York.

Secondo il Professore Giuseppe Pennisi, già dirigente generale ai ministeri del Bilancio e del Lavoro e docente di economia al Bologna Center della Johns Hopkins University e della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, “il futuro delle scelte di Donald Trump dipende dalle 4.000 nomine che farà. Bisogna attendere, vedere chi saranno i futuri collaboratori e se Trump sceglierà di portare nella squadra dei vincitori anche alcuni vinti”.

Intanto i primi rumors sulle nomine danno per certi Newt Gingrich come nuovo segretario di Stato, l'ex sindaco di New York Rudolph Giuliani andrà alla giustizia. Per il Tesoro, il nuovo presidente sta valutando l'ex banchiere di Goldman Sachs, Steven Mnuchin. Per gli Interni, circola il nome di Forrest Lucas, 74enne fondatore della Lucas Oil. A guidare la transizione potrebbe essere Chris Christie (papabile anche per il settore giustizia). L'unica quota rosa potrebbe essere affidata a Victoria Lipnic, che andrebbe al ministero del Lavoro. Le nomine dovranno essere conferite entro il Giorno del Ringraziamento (il 24 novembre)

Guardando alla politica estera, la principale insidia economica internazionale è la messa in discussione dell'accordo di libero scambio TTIP tra Europa e Stati Uniti. Trump ha ventilato l'ipotesi di un accordo separato con la Gran Bretagna.

Più che economico, il pericolo potrebbe essere politico”, ha commentato Giulio Sapelli, storico ed economista italiano. “L’America potrebbe non firmare il Trattato TransPacifico. Sempre in funzione anti-cinese, Trump potrebbe portare l’Europa ad avere un nuovo rapporto politico con la Russia e a chiudere con la politica di austerità che fino ad oggi l’ha caratterizzata. Trump vede Putin anche come elemento di stabilizzazione in Medio Oriente. Una politica intelligente: paradossalmente, il neo-isolazionismo alla Trump ha bisogno di più Russia in Medio Oriente".

A livello ambientale, la vittoria di Trump potrebbe distruggere tutti i progressi fatti negli ultimi otto anni in termini di decelerazione sul riscaldamento globale. Il nuovo Presidente americano è stato molto chiaro in materia: è convinto che il riscaldamento globale sia una bufala inventata dai cinesi. Ha dichiarato inoltre di aver intenzione di cancellare gli accordi siglati da Obama per la riduzione delle emissioni legate all'uso di carbone, compreso il Clean Power Plan. Con i repubblicani al Congresso, si tratta di un'azione fattibile. Inoltre, Trump ha apertamente dichiarato che vuole abrogare tutti gli investimenti sull'energia pulita, inclusi quelli per la ricerca e sviluppo di tecnologie per l'energia eolica, solare, nucleare e per i veicoli elettrici. Infine, ultimo ma non meno importante, Trump vuole tirare fuori gli Stati Uniti dagli accordi di Parigi sul clima.

Stefania Leo

10/11/2016

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