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Costa Concordia, un anno dopo: il ricordo della tragedia

Una tragedia il cui eco, ancora vivo nella memoria collettiva, non si è ancora spento. E' passato un anno dal naufragio della Costa Concordia, un anno da una notte che ha lasciato col fiato sospeso milioni di persone in tutto il mondo.

Una nave da record che segna un primato anche nella sua fine: la Costa Concordia è la nave passeggeri di maggior tonnellaggio mai naufragata, il cui imponente relitto, ancora adagiato su un fianco nei pressi del porticciolo dell'Isola del Giglio, sembra voler ricordare a tutti un dramma che, forse, poteva essere evitato.

Erano le 21.42 del 13 gennaio 2012 quando la Costa Concordia urta uno scoglio nei pressi dell'isola, a soli 96 metri dalla riva. Un impatto violento dopo il quale, sul lato sinistro dello scafo, si apre una falla di ben 70 metri da cui la nave comincia ad imbarcare acqua. Ma cosa ci faceva la Concordia a così poca distanza dalla riva e in un punto in cui la profondità dell'acqua era di soli 8 metri?

Non un errore umano, non uno sbaglio nella rotta ma un'azione volontaria, una pericolosa tradizione messa in atto già in altre occasioni della Costa Crociere: l'inchino (o saluto) all'isola.

Un saluto fatale, l'ultimo che la Costa Concordia abbia fatto. Un inchino alla morte: il naufragio è costato la vita a 32 persone, delle quali due risultano ancora disperse.

30 morti, 2 dispersi e 110 feriti: questi i numeri della tragedia della Costa Concordia, numeri che, forse, avrebbero potuto essere diversi. Sono ancora molti i dubbi che ruotano intorno alla vicenda, molti ancora i punti oscuri su cui l'inchiesta in corso cerca di fare luce.

Gli indagati sono dodici, tra i quali l'ormai celebre Francesco Schettino, comandante della Concordia. Accusato di omicidio plurimo colposo, danno ambientale e abbandono della nave durante le operazioni di salvataggio dei passeggeri, fu Schettino ad autorizzare (e forse a compiere) le manovre per il saluto all'isola.

Quella della Costa Concordia è una tragedia dal retrogusto amaro, perché è ormai chiaro che poteva essere evitata. Una tragedia dalla quale è però nata molta solidarietà: sono gli abitanti del Giglio i veri angeli di questa vicenda, i primi ad accogliere i naufraghi nelle proprie case, offrendo un riposo e ristoro dopo ore passate in balia dell'acqua gelida di gennaio, in una notte che pochi riusciranno a dimenticare.

photo credit: Alessio - FineArt Printing via photopin cc

11/01/2013

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