Perché gli egiziani smisero di costruire le piramidi?

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Le piramidi sono costruzioni grandiose, la degna sepoltura per i faraoni, considerati l’incarnazione del dio Horus. Le più famose si trovano nella piana di Giza e furono costruite dai potenti faraoni della quarta dinastia, tra il 2600 e il 2500 a.C., durante il periodo chiamato “l’Antico Regno”.

Dopo i fasti dell’Antico Regno, l’Egitto visse un lungo periodo di decadenza e di disordini interni: i faraoni continuarono a costruire piramidi, ma non raggiunsero più le dimensioni del passato perché si resero conto che si trattava di un’attività troppo costosa e impegnativa.

Solo molti secoli dopo, a partire dal 1600 a.C., iniziò una nuova fase di splendore che gli egittologi hanno chiamato il Nuovo Regno: i faraoni non erano mai stati così ricchi e così potenti, avrebbero forse potuto costruire piramidi più alte e più imponenti di quella di Cheope ma non lo fecero; preferirono scavare grandi tombe sotterranee, decorate magnificamente e riempite di ogni genere di tesori che diedero vita alla Valle dei Re.

Questa cambio di tendenza riguardo le tecniche di sepoltura è di natura prevalentemente pratica: le piramidi non erano abbastanza sicure e la loro grandezza attirava visitatori poco graditi, come i ladri di tombe. I faraoni decisero di rendere meno visibile la loro tomba e di accentuare nel frattempo la complessità del sistema di accesso sotterraneo.

Le piramidi erano sì imponenti ma troppo delicate, onerose e insicure: le lastre di pietra impiegate tendevano a degradarsi e a crollare a causa delle escursioni termiche; le pietre si contraevano e si deformavano, creando fessure che facevano entrare sabbia e provocavano crolli.

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