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L'arte del '600 e del '700

Palladio

Andrea di Pietro della Gondola, detto Palladio (Padova 1508 - Vicenza 1580), fu architetto e trattatista, esponente di un nitido classicismo, unito a un senso scenografico preludio del barocco, che ebbe vasto seguito soprattutto in Francia e in Inghilterra creando una vera e propria tendenza (palladianesimo).

La formazione e le prime opere

L'incontro col letterato umanista Giangiorgio Trissino, che lo impiegò nella costruzione della sua villa a Cricoli presso Vicenza, fu fondamentale nella formazione del giovane Palladio, prima ancora dell'esaltante scoperta del mondo classico durante il viaggio a Roma del 1541, sempre col Trissino.

Già le prime opere, antecedenti al viaggio romano (Palazzo Civena a Vicenza; Villa Marcello a Bertesina; la già compiutamente originale Villa Godi a Lonedo), dimostrano l'assimilazione della lezione di Sansovino e Sanmicheli, arricchita nei successivi viaggi a Roma (1545, 1547, 1549) dallo studio delle antichità dell'epoca romana.

L'architetto delle "ville venete"

La notorietà giunse con l'incarico, affidatogli dal Consiglio della città di Vicenza nel 1549, della ricostruzione delle logge del Palazzo della Ragione. Palladio divenne l'architetto prediletto dall'aristocrazia di Vicenza, caratterizzando il volto della città con edifici di grande rilievo, come il Palazzo Iseppo da Porto (1552), il Palazzo Chiericati (1551-52), la Villa Capra, detta La Rotonda (1550-51), opera in cui si inaugura lo schema della villa-tempio, Palazzo Thiene (1556-58). Palladio ottenne anche prestigiosi incarichi a Venezia, divenendo nel 1570, alla morte del Sansovino, architetto ufficiale della Serenissima. Tra la fine degli anni ´50 e il decennio successivo si colloca un'intensa attività di costruzione di ville nella campagna veneta: dalla semplicità polemica di Villa Emo a Fanzolo, all'articolata complessità della Malcontenta presso Mira; dalla programmatica classicità di Villa Cornaro a Piombino Dese, alle variazioni intellettualistiche di Villa Barbaro a Maser; dalla rievocazione archeologizzante di Villa Badoer a Fratta Polesine, all'estroso riferimento ai modelli manieristi di Giulio Romano in Villa Sarego a S. Sofia di Pedemonte.

Le opere tarde

L'attività veneziana di Palladio iniziò col completamento del refettorio del Convento di S. Giorgio Maggiore (1560) e proseguì negli anni successivi col Convento della Carità (1560-61) e con le due uniche chiese palladiane, le chiese di S. Giorgio Maggiore (1566) e del Redentore (1576).

Le opere tarde di Palladio, come Palazzo Valmarana (1566) o Palazzo Thiene Bonin Longare (dopo il 1571), indicano una complessa riflessione su temi michelangioleschi. Ultimo capolavoro di Palladio fu il Teatro Olimpico di Vicenza, portato a termine da V. Scamozzi. Dell'opera, delle idealità, della cultura di Palladio è testimonianza preziosa il suo celebre trattato I quattro libri dell'architettura (1570).

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