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L'arte del '800

I macchiaioli

Nella seconda metà dell'Ottocento un gruppo di artisti italiani diede vita a una delle più importanti manifestazioni pittoriche del verismo. Alla base di questo movimento, che costituisce il maggiore sforzo di adeguamento della tradizione italiana al rinnovamento artistico europeo, era la tecnica rivoluzionaria della "macchia" (da cui fu tratto nel 1862 il soprannome ironico applicato ai nuovi artisti dal critico della "Gazzetta del Popolo"), che si basava sui forti contrasti di ombra e luce ottenuti non solo con il disegno e il chiaroscuro, ma anche con l'accostamento di toni diversi di colore. Il movimento si sviluppò prevalentemente in Toscana tra il 1850 e il 1870, a opera di pittori come Cristiano Banti (1824-1904), il livornese Serafino De Tivoli (1826-92), Signorini, Lega, Fattori, e dell'unico scultore del gruppo, il fiorentino Adriano Cecioni (1836-86) considerato il teorico del movimento (Bambino con gallo, 1868, Firenze, Galleria d'arte moderna). I macchiaioli propugnavano un antiaccademico rifiuto del disegno e della forma in favore di una pittura che riproducesse "l'impressione dal vero" (Fattori). Alla rivoluzione tecnica si affiancava una nuova tematica che, abbandonando la retorica dei quadri storici e mitologici, si mostrava attenta anche alla realtà sociale.

 

Giovanni Fattori

Giovanni Fattori (Livorno 1825 - Firenze 1908), pittore e incisore, aderì nel 1850 ai macchiaioli, di cui divenne in seguito il maggior rappresentante. Determinante per il suo orientamento artistico fu l'incontro con il romano Nino Costa, che lo incoraggiò a presentarsi al concorso per la celebrazione della seconda guerra d'indipendenza con il Campo italiano dopo la battaglia di Magenta (1862, Firenze, Galleria d'arte moderna), il primo quadro italiano di storia contemporanea. Seguirono altre composizioni di battaglie, ritratti e paesaggi, specie della Maremma toscana. Le opere di Fattori sono costruite tutte secondo un rigoroso rapporto tra le parti al sole e le zone d'ombra: i contrasti cromatici sono risolti in termini di chiaroscuro, tanto che la "macchia" di Fattori si può considerare una macchia-luce piuttosto che una macchia-colore. Egli rimase un isolato che tuttavia creò capolavori quali la Libecciata (ca 1880; Firenze, Galleria d'arte moderna), il Ritratto della figliastra (1889; Firenze, Galleria d'arte moderna) e Grandi manovre (1890, Roma, Galleria nazionale d'arte moderna).

 

Lega e Signorini

Silvestro Lega (Modigliana, Forlì 1826 - Firenze 1895) con Fattori e Signorini è il massimo rappresentante dei macchiaioli. Nel 1861 aprì a Pergentina, presso Firenze, uno studio che divenne luogo d'incontro di macchiaioli. Qui dipinse paesaggi, episodi della vita borghese e di affetti familiari come Il canto dello stornello (Firenze, collezione privata); La visita (1868, Milano, Brera); Il pergolato (1868, Roma, Galleria d'arte moderna); La scellerata (1890, Livorno, collezione privata); La popolana (1885, Milano, collezione privata).

Telemaco Signorini (Firenze 1835-1901) si unì ai macchiaioli nel 1855 e fu tra i primissimi a dipingere la natura dal vero. Diede vita con altri macchiaioli alla "scuola" di Pergentina. Affrontò anche temi realistico-sociali come nell'opera La sala delle agitate (1865, Venezia, Ca' Pesaro). A Parigi conobbe E. Degas e ne subì l'influsso, come dimostrano alcune tele fra cui La toletta del mattino (1898, Milano, collezione privata). Complessivamente la sua opera pittorica toccò le punte più alte allorché fu guidata dall'esatta e puntuale osservazione del vero, mentre decadde ogni volta che si cimentò in composizioni complesse. Tra le sue opere: Novembre (1870, Roma, Galleria d'arte moderna); Scalo della Marina a Riomaggiore (1894, Milano, collezione privata); Ragazzi colti nel sonno (1896, Genova, collezione privata).

 

La scapigliatura

Nel decennio 1860-70 fu particolarmente attivo a Milano un movimento letterario e artistico. Nelle arti figurative prese l'avvio dopo il 1865, trovando nella pittura di Tranquillo Cremona il punto d'incontro degli ideali degli artisti lombardi, accomunati dalla volontà di difendere l'autonomia dell'arte e di richiamarla a un più diretto contatto con la vita, dal desiderio di uscire dal provincialismo della cultura italiana per mettersi al passo con le ricerche europee.

Il processo di stemperamento della forma attraverso dissolvenze cromatiche si compie con la pittura evanescente del pavese Tranquillo Cremona (1837-78), che creò uno stile ricco di effetti patetici con la tecnica del non finito e un cromatismo intenso e vaporoso (I due cugini, 1870; Silenzio amoroso,1873; L'edera, 1878, tutti a Torino, Galleria d'arte moderna). La pittura di Daniele Ranzoni (Intra 1843-89), basata su vibranti atmosfere, luci rarefatte e diffuse, un tratto filamentoso e sfrangiato, si mantenne esente dal sentimentalismo e dal virtuosismo tipici di Cremona. Di particolare rilievo sono i suoi ritratti femminili (La contessa Arrivabene, Milano, Galleria d'arte moderna; La principessa di St-Léger, 1886, Milano, collezione privata; Giovinetta vestita di bianco, 1886, Milano, Galleria d'arte moderna). Nella scultura emerge l’opera di Medardo Rosso (Torino 1858-Milano 1938), che associa influenze dalla pittura impressionista a soggetti di stampo naturalista (La portinaia, 1883; Il bookmaker, 1894).

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