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L'arte del '900

L'Italia

In Italia, contro il Gruppo Novecento, che si era costituito nel 1922 a Milano , fu vivace l'opposizione attuata dall'attività svolta da artisti isolati o raccolti in gruppi come la Scuola romana, i Sei di Torino, i chiaristi e Corrente.

 

La Scuola romana

La definizione si deve allo storico dell'arte Roberto Longhi (1890-1970), che battezzò così il gruppo, nato a Roma nel 1924 per iniziativa di Mario Mafai e Scipione, che ha rappresentato la tendenza espressionistica e realista della pittura italiana aperta alle esperienze europee. Si aggiunsero più tardi Antonietta Raphael (1900-75, moglie di Mafai) e Marino Mazzacurati (1908-69), entrambi anche scultori. Nelle loro opere sono ricorrenti i paesaggi desolati della capitale e i ritratti, in una pittura contrassegnata da accenti visionari e da una forte carica espressiva, a intensificare la quale concorre la scelta di tonalità calde bruno-rossastre.

Il pittore Mario Mafai (Roma 1902-1965) passò dalle esperienze di costruzione plastica della forma (Nuda sdraiata, 1933, Roma, Galleria nazionale d'arte moderna) a una successiva fase di ricerca tonale nella serie delle Demolizioni (1935), per poi volgersi verso l'arte non figurativa (Paesaggio romano, Roma, collezione Gate).

L'originalità della pittura di Scipione, pseudonimo di Gino Bonichi (Macerata 1904 - Arco, Trento 1933) si espresse in pochi quadri e numerosissimi disegni ed ebbe un significato di rottura rispetto all'accademismo di gran parte della pittura italiana del tempo. L'originalità della sua pittura deve ricercarsi in quell'ironia dolorosa e aggressiva che rivela le immagini contrastanti della Roma cattolica e popolaresca. Tra le sue opere: Ritratto del cardinale Vannutelli (1930, Roma, Galleria Nazionale d'arte moderna); La cortigiana romana (1930, Milano, Collezione Mattioli).

 

Sei di Torino e chiarismo

Il Gruppo 6 di Torino si era formato negli anni Venti nell'orbita di F. Casorati ed era composto dagli artisti Luigi Chessa (1898-1935), Francesco Menzio (1899-1979), Carlo Levi (1902-1975), Enrico Paulucci (1901-1999), N. Galante, Jessie Boswell (1881-1956). Avvalendosi del contributo critico di Lionello Venturi, Edoardo Persico, Piero Gobetti, il gruppo rivendicava l'autonomia delle scelte artistiche con esplicito riferimento alla pittura francese da É. Manet a P. Cézanne; questo lo portò su posizioni pressoché antitetiche a quelle del Novecento.

Il movimento pittorico del chiarismo si formò a Milano attorno al 1929 sotto la guida del critico E. Persico, vi aderirono i pittori Angelo Del Bon (1898-1952), Umberto Lilloni (1898-1980), F. De Rocchi, C. De Amicis, A. Spilimbergo e Roberto Birolli (1905-59). Il programma del gruppo era basato sulla rivalutazione del colore: doveva essere un colore chiaro, ricollegandosi da un lato alla tradizione francese impressionista, dall'altro a quella lombarda, dai trecentisti a B. Luini, fino agli scapigliati.

 

Corrente

Il movimento si formò nel 1938 a Milano attorno alla rivista "Vita giovanile", in seguito detta "Corrente di vita giovanile" e infine "Corrente". Era composto da artisti e intellettuali in opposizione al regime: tra essi il filosofo Antonio Banfi e la sua scuola, critici, poeti e uomini di cinema. In arte furono antinovecentisti, ma alla strada dell'astrattismo preferirono quella del realismo espressionista, affrontando tematiche socialmente impegnate. Al movimento parteciparono personalità tra loro distanti come Renato Birolli (1905-1959), Bruno Cassinari (1912-1992), R. Guttuso, G. Manzù, E. Morlotti, Giuseppe Migneco (1908-1997), A. Sassu, Ernesto Treccani (1920-2009), Emilio Vedova (1919-2006). Il gruppo, prima di aderire attivamente alla Resistenza, definì la propria concezione artistica di ispirazione morale in un Manifesto di pittori e scultori: in esso Picasso era indicato come ideale da seguire per quanti credevano in un ruolo rivoluzionario dell'arte, confidando nella sua funzione di denuncia sociale. Tale lezione si dimostrò fondamentale per lo sviluppo dei successivi movimenti.

 

Ennio Morlotti

Il pittore Ennio Morlotti (Lecco 1910 - Milano 1992) aderì a Corrente. Sensibile al paesaggio, ne diede un'interpretazione inizialmente picassiana, poi secondo la lucida costruzione della pittura di paesaggio di G. Morandi (Paesaggio di Mondonico, 1942). Nel 1946 fece parte del Fronte Nuovo delle Arti, gruppo artistico costituitosi a Milano per un rinnovamento della cultura figurativa italiana dopo l'involuzione durante il regime fascista. Nel 1952 Morlotti aderì al Gruppo degli Otto; successivamente svolse la sua ricerca al di fuori delle partecipazioni di gruppo.

 

Giacomo Manzù

Lo scultore e incisore Giacomo Manzù (Bergamo 1908 - Roma 1991) fu vicino al movimento di Corrente. Sono della fine degli anni Trenta alcuni ritratti e rilievi con Crocifissioni, Deposizioni, un piccolo Cardinale e L'autoritratto e la modella, in cui Manzù definì alcune scelte tematiche e rivelò i caratteri più intimi della sua scultura, conquistando un più solido senso del volume e della composizione. Nel 1949 vinse il concorso per una delle porte di S. Pietro in Vaticano, opera che ebbe realizzazione definitiva nel 1964 (Porta della Morte, dedicata a Giovanni XXIII). Nel 1955 eseguì la porta centrale della cattedrale di Salisburgo. Oltre alla solennità plastica delle grandi figure di cardinali, l'artista ha ricercato in altri temi (Passo di danza, 1954, Mannheim, Städtische Kunsthalle; Sedia con aragosta, Grande gruppo degli amanti, 1966, New York, collezione privata) nuovi rapporti di forma-spazio e di luce-ombra per una maggiore affermazione dell'immagine. Tra le ulteriori realizzazioni dell'artista si ricordano la Porta della pace e della guerra per la chiesa di S. Lorenzo a Rotterdam (1968-69), e la Deposizione per i giardini di Porta Nuova a Bergamo (1977).

 

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