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L'arte delle civiltà antiche

Egitto

Fin dal 3200 ca a.C. il paese fu diviso in due regni: il Basso Egitto, economicamente più progredito, e l'Alto Egitto, caratterizzato da un'agricoltura povera per la scarsità di terreno coltivabile. Dopo l'unificazione dei due regni, operata dall'Alto Egitto, si succedettero 21 dinastie di faraoni che governarono il paese fino al 525 a.C., anno in cui tutto l'Egitto fu ridotto da Cambise a semplice provincia dell'impero persiano. La storia dell'Egitto, a partire dalla prima dinastia faraonica (3185-3125 a.C.), fondata dal mitico faraone Menes, è caratterizzata dall'alternanza di periodi di grande splendore e periodi di crisi e viene divisa in Antico Regno, Medio Regno e Nuovo Regno.

Le prime testimonianze d'arte nella regione dell'attuale Egitto sono le incisioni rupestri preistoriche dell'Alto Nilo, fino alla Nubia, e oggetti vari (vasi di terra, alabastro e basalto; statuette di terracotta e d'avorio; suppellettili d'oro, d'argento e di rame; ecc.) rinvenuti nelle prime necropoli, localizzate nell'Alto Egitto (Badari, el-Amrah, Naqada, Abido) e più tardi anche nel Delta (el-Gerzeh).

L'arte degli egizi, evolutasi per tre millenni circa, è strettamente connessa con le loro peculiari concezioni magico-religiose legate al culto dei morti; fu quindi fortemente condizionata dalle costruzioni funerarie, che dovevano fungere da abitazioni e riproduzione dell'aldilà per il defunto, che così poteva agevolmente continuare a "vivere" dopo la morte. All'inizio dell'epoca storica le più importanti testimonianze figurative sono fornite da teste di mazza e tavolozze in scisto, aventi funzione di offerta rituale (mazza del Re Scorpione e tavolozza di Narmer, forse da identificare con Menes).

Dell'architettura (costruzioni in mattoni crudi) di quest'epoca arcaica è rimasto poco. Le tombe e i cenotafi (Menfi e necropoli di Abido) dei sovrani e dei grandi funzionari erano già chiaramente scandite nei due elementi caratteristici della sepoltura egizia: l'infrastruttura, destinata a contenere il cadavere e il suo corredo e a essere definitivamente chiusa dopo il funerale, e la sovrastruttura con il luogo per l'offerta, accessibile ai vivi.

L'arte dell'Antico Regno (2700-2195 a.C.)

Il periodo più florido dell'arte egizia è quello compreso tra il III e il II millennio a.C. Con le prime due dinastie dette thinite (dal nome della capitale Thinis), cominciò a definirsi l'organizzazione burocratica della civiltà egizia.

Nel complesso funerario del faraone Gioser (2680-2660 a.C.) a Saqqara, la cosiddetta piramide a gradoni, per la prima volta la tomba reale è nettamente differenziata da quella dei funzionari, adottando una sovrastruttura composta da più mastabe sovrapposte (tombe a tumulo rettangolare, a pareti rastremate), l'antecedente tipologico della piramide.

Nell'età menfita (dal nome della nuova capitale Menfi), soprattutto durante la IV dinastia (2630-2510 a.C.), l'impulso accentratore del faraone, assimilato a un dio, trovò riscontro anche nell'arte. Il monumento tipico dell'epoca fu la piramide (di cui gli esempi più famosi sono quelle di Cheope, Chefren e Micerino a Giza) affiancata dalla Sfinge (guardiana degli accessi ai templi o alle tombe).

Grande rigore stilistico si osserva nella scultura a tutto tondo e nel rilievo. Le statue dei sovrani e dei funzionari sono quasi sempre astratte idealizzazioni, più che dei veri ritratti.

Durante la V e la VI dinastia (2510-2195 a.C.) la rappresentazione più realistica degli individui produsse nella statuaria alcuni capolavori, quali lo Scriba del Louvre e lo Scekh el-Balad, e diede origine ai rilievi che ornano gli ambienti interni delle mastabe (le tombe private dei dignitari): scene di caccia, pesca, allevamento del bestiame, offerte funerarie.

Nel Primo Periodo Intermedio (2195-2064 a.C.) il processo di disgregazione del regno unitario per opera degli ambienti provinciali giunse alle sue estreme conseguenze. In campo artistico si abbandonò la rigida composizione a registri per una visione dello spazio più personale e istintiva (decorazioni nelle tombe del Medio Egitto a Beni Hasan, e, sul confine meridionale, vicino ad Assuan).

L'arte nel Medio Regno (2064-1797 a.C)

Fu solo con l'inizio del Medio Regno, con la riconquista dell'unità nazionale e con l'assoggettamento della Nubia, che il nuovo potere faraonico diede vita a un nuovo linguaggio artistico. Il primo importante monumento risale al riunificatore dell'Egitto, Mentuhotep I, ed è suo il tempio funerario a Deir el-Bahari.

I sovrani della XII dinastia (1994-1797 a.C.) adottarono di nuovo la piramide come sepoltura. Per il resto, poco si conserva dei templi divini; la statuaria ricalca i modelli menfiti, ma i ritratti sono resi più realisticamente; nel rilievo e nella pittura prevale l'interesse narrativo.

L'arte del Nuovo Regno (1543-1078 a.C.)

Dopo il lungo Secondo Periodo Intermedio (1797-1543 a.C.), in cui il paese subì la dominazione degli Hyksos, l'Egitto ristabilì la sua indipendenza con la XVIII dinastia in Asia. La capitale fu trasferita a Tebe, luogo di origine della dinastia e sede di culto del dio nazionale Ammone, al quale i sovrani dedicarono templi grandiosi. Sulla riva orientale del Nilo, dove sorgeva Tebela città, furono eretti i due templi monumentali di Karnak e di Luxor che, iniziati dai primi sovrani della XVIII dinastia, vennero ampliati in tutte le epoche successive. Sulla riva occidentale, invece, sorsero le necropoli in cui le tombe reali, per maggiore sicurezza, erano nascoste nelle viscere della montagna (Valle dei Re e Valle delle Regine), mentre i templi funerari, un tempo connessi col sepolcro e ora totalmente separati, sorsero nella parte pianeggiante al di qua della catena libica.

Capolavoro dell'epoca è il tempio della regina Hatscepsut, edificato dall'architetto Senmut in forma di livelli successivi di terrazze porticate innalzati fino all'alta parete rocciosa.

Con l'epoca di Ramesse II (1279-1212 a.C.) e Ramesse III (1185-1153 a.C.) si sviluppò la pianta del tempio divenuta canonica: l'esterno era un nudo muraglione, animato sulla facciata dalla presenza del pilone, costituito da due alte torri rastremate ai due lati della porta, da cui si accedeva a un cortile porticato e, in successione, una sala a colonne (ipostilo). Uno straordinario gusto del colossale nella scultura e nell'architettura è visibile nei due templi di Abu Simbel, nel Ramesseo e nella grande sala ipostila di Karnak, risalenti a Ramesse II, e nel tempio-fortezza di Medinet Habu (tempio funerario cinto da un muro con torri e ornato da monumentali figurazioni a rilievo) dell'epoca di Ramesse III.

L'epoca tolemaica

L'ultimo periodo della storia egizia, quello della dinastia tolemaica (304-30 a.C.), vide coesistere due culture: Alessandria diventò centro brillantissimo di cultura ellenistica, mentre nel resto del paese continuò la cultura egizia. Tentativi di compromesso tra le due arti sono la tomba di Petosiri a Ermopoli, statue di Tolomei o di imperatori romani in costume egizio e alcuni ritratti in cui le esperienze della precedente età saitica (664-525 a.C, dal nome della città Sais) si fondono con quelle dell'ellenismo. Risalgono a quest'epoca gli straordinari templi di Dendera ed Edfu.

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