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L'arte medievale

Giotto

Pittore e architetto, formatosi alla scuola di Cimabue, Giotto nacque a Colle di Vespignano nel 1267 ca e morì a Firenze nel 1337. Egli rinnovò il linguaggio pittorico mediante la sintesi plastica e la chiara modulazione spaziale, ponendosi come fondatore dell'arte figurativa moderna e come uno dei più autorevoli precursori del Rinascimento.

 

Le opere

Scarsissime sono le sue notizie biografiche. Il problema delle prime manifestazioni dell'arte di Giotto è connesso con l'individuazione della parte da lui avuta in due importanti cicli decorativi: gli affreschi alti nella navata della basilica superiore di S. Francesco in Assisi (1290 ca) e l'esecuzione, almeno dei cartoni, per l'ultima zona dei mosaici della cupola del battistero di Firenze. Sembra attendibile che nelle Storie dell'Antico e del Nuovo Testamento di Assisi la mano di Giotto sia riconoscibile in quelle della prima campata verso la facciata e, sull'interno di questa, le due Storie di Isacco della seconda campata sono prevalentemente riconosciute come la prima opera rivoluzionaria del giovane Giotto. Quanto ai mosaici del battistero di Firenze, l'esecuzione si addentra nel Trecento. Giotto eseguì poi il Crocifisso di S. Maria Novella in Firenze (1290-1300); dopo il 1296 diede probabilmente inizio al ciclo dei ventotto riquadri con le Storie francescane, affrescato nella fascia bassa della basilica superiore di Assisi. Un frammento dell'affresco con l'Indizione del giubileo da parte di Bonifacio VIII (1300, Roma, S. Giovanni in Laterano) dimostrerebbe il gravitare dell'artista nell'ambito delle commissioni.

A Firenze (ai primi del Trecento) Giotto eseguì la Madonna in trono di S. Giorgio alla Costa e il Polittico di Badia (Firenze, Uffizi). Con i soggiorni a Rimini (dove, scomparsi gli affreschi, rimane il Crocifisso del Tempio Malatestiano) e a Ravenna, ebbe inizio l'opera di diffusione del linguaggio giottesco, che via via condizionò le diverse scuole regionali. Dopo il 1304 Giotto intraprese la decorazione ad affresco della cappella di Enrico Scrovegni all'Arena di Padova. I circa quaranta riquadri con le Storie di Gioacchino, S. Anna e la Vergine e la Storia di Cristo, più le figure decorative alle pareti, le allegorie dei Vizi e delle Virtù nello zoccolo, il Giudizio Universale sulla parete d'ingresso, fanno del complesso un monumento straordinario. Le innovative caratteristiche volumetriche e di prospettiva del ciclo di Assisi permangono, ma ora, a testimonianza della sua continua volontà di ricerca e rinnovamento, c’è una nuova attenzione per il colore, più acceso e variato e per la linea, più morbida e meno marcata.

Gli viene attribuito anche lo stesso progetto dell'edificio: dell'attività di Giotto architetto sarebbe questa la testimonianza più completa e, con il campanile di Santa Maria del Fiore, più significativa. Si tratta di una torre, molto alta a base quadrata, in cui i marmi policromi animano la struttura, anche se nella decorazione e nella parte alta della struttura ci sono stati interventi di altre mani (Andrea Pisano e Franceso Talenti), a causa dell’abbandono dell’artista.

 

Il rinnovamento stilistico

Dopo il 1305 lo stile di Giotto si rinnovò. Dalla grande tavola con la Maestà nella chiesa di Ognissanti a Firenze (1306-10, ora agli Uffizi) al mosaico della Navicella in S.
Pietro a Roma, di cui restano due angeli (a Roma, Museo Petriano, e a Boville Ernica), agli affreschi della cappella della Maddalena nella basilica inferiore di Assisi, ai due cicli murali in S. Croce a Firenze, nelle cappelle Peruzzi (Storie di S. Giovanni Battista e di S. Giovanni Evangelista, 1320 ca) e Bardi (Storie di S. Francesco, 1325 ca), la spazialità si fa meno serrata, più articolata e distesa, il colore più tenero, in una sempre fresca e rinnovata sensibilità.

Dalla fine del 1328 alla metà del 1333 Giotto fu a Napoli per Roberto d'Angiò e lavorò nella chiesa francescana di S. Chiara e in Castel Nuovo. Poco o nulla rimane della sua opera, ma anche a Napoli il suo influsso fu determinante. Così anche a Milano, dove Giotto lavorò intorno al 1333 per Azzone Visconti; il suo magistero di architetto ha un'eco nel complesso di S. Gottardo. Nel 1334 Giotto fu nominato architetto della città di Firenze; nella parte bassa il campanile del duomo segue il suo progetto, così come parte delle formelle scolpite che lo adornano.

Il linguaggio pittorico di Giotto

Gli affreschi dell'Arena di Padova rappresentano il compimento del processo di cambiamento della pittura in Italia. Ne sono aspetti fondamentali e permanenti: la rappresentazione impostata secondo coordinate soprattutto dirette in profondità, per cui la scena è contenuta in un preciso spazio; gli oggetti sono disposti secondo schemi strutturali architettonici con linee essenziali e solo con i particolari di significato generale; il chiaroscuro viene usato per evidenziare la plasticità e il volume dell'oggetto; nell'azione rappresentata viene individuato un "nodo" che ne esprima il senso drammatico e da cui partano e a cui tendano i gesti dei personaggi. Questa struttura sintetica, spaziale, plastica e drammatica non può essere intesa soltanto come altissimo raggiungimento di Giotto, ma come punto di arrivo, geniale sintesi di una complessa elaborazione storica che si è nutrita di classicismo bizantino, di rigore romanico, di linearità gotica.

 

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