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L'arte rinascimentale

Donatello

Donato di Niccolò di Betto Bardi, detto Donatello (Firenze ca 1386-1466), fu uno dei maggiori scultori italiani per l'energica struttura plastica, l'impostazione prospettica e la vibrante sensibilità del modellato esibite dalle sue opere.

Le prime opere

Si formò (1403) nella bottega di Lorenzo Ghiberti e nell'ambito dei cantieri tardogotici fiorentini del battistero, del campanile e del duomo (dal 1407). Se reminiscenze tardogotiche sono evidenti nell'elegante linearismo delle prime opere (i due Profetini per la porta della Mandorla in Duomo, 1406-08, e il David marmoreo del Museo del Bargello, 1409), già il San Giovanni Evangelista (1409, Museo dell'Opera del Duomo) e il San Marco (1411-12, Orsanmichele) esprimono un rifiuto dei moduli gotici e una nuova visione classico-realistica. Con l'amico F. Brunelleschi compì viaggi a Roma (1404-08) per studiare, disegnare, misurare sculture e monumenti antichi, un processo di maturazione giunto a pieno compimento nel San Giorgio per una nicchia di Orsanmichele (1416, ora al Museo del Bargello di Firenze). La conoscenza del classico gli valse soprattutto come stimolo per un'appassionata indagine della realtà: ne sono testimonianza le statue dei Profeti scolpite nel ventennio successivo per il campanile (ora in gran parte al Museo dell'Opera del duomo di Firenze), figure la cui drammatica umanità si esprime in forme di intenso e talora spietato realismo (Geremia, ca 1426; Abacuc, 1434-36).

La collaborazione con Michelozzo

Verosimilmente intorno al 1423 ebbe inizio la sua collaborazione con lo scultore e architetto Michelozzo Michelozzi (Firenze 1396-1472). Dal sodalizio nacquero il fonte battesimale del Battistero di Siena (ca 1425, nel quale il rilievo bronzeo col Convito di Erode è esempio già maturo della tecnica donatelliana dello "stiacciato" (bassorilievo che affiora poco dal fondo, per ottenere una perfetta graduazione prospettica dei piani); il sepolcro dell'antipapa Giovanni XXIII (ca 1425-27, Firenze, Battistero); il sepolcro del cardinale Brancacci (1427, Napoli, S. Angelo a Nilo), dove a Donatello spetta solo il rilievo con l'Assunzione della Vergine.

I capolavori

Dopo il 1430 le ricerche di Donatello sull'antico si fecero più intense (del 1433 è un altro viaggio a Roma) e ne scaturirono opere fondamentali: il David bronzeo del Bargello (ca 1430-33); la cantoria del Duomo (1433-39, Firenze, Museo dell'Opera del Duomo), dove si svolge ininterrotta una sfrenata danza bacchica di putti. Lo stesso motivo è ripreso nel pulpito esterno della cattedrale di Prato (1429-38). Tra il 1435 e il 1443 Donatello lavorò, su commissione di Cosimo de' Medici (figlio di Giovanni de' Medici), alla decorazione della Sacrestia Vecchia di S. Lorenzo, eseguendo otto medaglioni in stucco dipinto (Evangelisti e Storie del Battista), tre sovrapporte, anch'esse in stucco, con figure di Santi, e due porte bronzee, scompartite in formelle con figure di Martiri e Apostoli. Nel 1443 si trasferì a Padova, dove la sua presenza (fino al 1454) fu fattore determinante per l'evoluzione dell'intera civiltà artistica settentrionale: qui egli creò, nel monumento equestre al Gattamelata (1447-53), una versione moderna dei monumenti romani.

Le ultime opere

Qui iniziò, col grande complesso dell'Altar Maggiore nella basilica di S. Antonio (1446-50), l'ultima fase della sua attività. Le opere dell'ultimo periodo fiorentino sono immagini di angoscia esistenziale, di meditazione sul dolore e sulla morte: esemplari in tal senso la Maddalena lignea del Battistero (1454-55) e le figure dei due pulpiti bronzei di S. Lorenzo (1460, non ultimati alla sua morte e in parte eseguiti da aiuti).

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