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L'azienda e il mondo esterno

Produzione

La produzione è l'attività volta a trasformare gli input (fattori di produzione) in output, ossia in prodotti idonei a essere offerti sul mercato e a soddisfare le esigenze dei consumatori.

Schematicamente la sequenza delle operazioni può essere rappresentata come segue:

approvvigionamento → trasformazione tecnica → vendita

Questa sequenza si adatta in particolare alla produzione per magazzino; tuttavia, non è l'unica concepibile. Nel caso di produzione su commessa lo schema appare invertito, in quando il processo è avviato solo con riferimento a una specifica operazione di vendita:

vendita → approvvigionamento → trasformazione tecnica

Nella teoria economica della produzione, le relazioni fra input e output sono studiate attraverso la c.d. funzione di produzione. Gli argomenti della funzione di produzione Y = f(K, L) sono grandezze aggregate in due categorie: K (capitale) e L (lavoro). Il rapporto capitale-lavoro indica la tecnica produttiva, che può essere capital intensive (a intensità di capitale) o labour intensive (a intensità di lavoro). L'appartenenza dell'azienda a una di queste due classi è dovuta al settore in cui opera ma anche all'innovazione tecnologica. Per esempio, le aziende del settore tessile sono state per molto tempo tipicamente labour intensive, mentre oggi sono in generale capital intensive. La logica economica presume che il processo produttivo sia razionalmente organizzato secondo il criterio dell'efficienza, ossia in modo da ottenere la quantità massima di output (Y) dato l'ammontare di input. La relazione tra la massima quantità di output prodotto e gli input dati è descritta per ciascun processo produttivo dalla specifica funzione di produzione.

Strettamente legato al concetto di produzione, nella sua accezione tecnico-economica, è quello di rendimenti di scala. Il rendimento di un fattore produttivo in termini di prodotto realizzato può infatti essere crescente, costante o decrescente a seconda che il rapporto tra input e output sia meno che proporzionale, costante o più che proporzionale.

Logiche push/pull

È possibile associare ai sistemi di programmazione della produzione tipi di logiche aziendali piuttosto diverse. La differenza fondamentale tra le logiche push e le logiche pull è che nei sistemi push la produzione è guidata dal fornitore, che produce senza una stretta connessione con il cliente; al contrario, nei sistemi pull il produttore è "tirato" dal cliente e dalle sue esigenze. Nei sistemi di produzione, un tipico esempio di logica push è il Material Requirement Planning (MRP), in cui viene pianificata la produzione di un centro di lavoro per un certo periodo di tempo. Un esempio di logica pull, sempre nel settore dei sistemi produttivi, è il just-in-time, in cui l'attività di un centro di lavoro è "tirata" dalla produzione del centro di lavoro a valle; la tecnica utilizzata in questo caso è normalmente quella del kanban, cioè di un segnale tra il centro di lavoro "cliente" e il centro di lavoro "fornitore".

La programmazione della produzione

Il MRP (Material Requirement Planning) è uno strumento della gestione della produzione in grado di individuare i fabbisogni di materiale (prodotto finito, componenti e materie prime) e determinare fabbisogni netti da produrre o acquistare, valutando tempi di risposta (lead time), criteri di gestione e lottizzazione adeguati e definiti all'interno del sistema di gestione della produzione. Il sistema è in grado di generare proposte di produzione (ordini di produzione pianificati da rilasciare a cura del pianificatore) su singoli articoli/componenti e proposte di ordini di acquisto. In entrambi i casi il sistema identifica quantità, centri di lavoro o fornitori, date di prevista consegna/termine produzione e date di emissione dell'ordine/inizio produzione. Questa valutazione viene effettuata considerando la data in cui si manifesta il fabbisogno e anticipando la produzione o l'emissione dell'ordine di acquisto di un tempo pari al lead time di produzione o fornitura. Con la stessa sigla MRP si designano anche i sistemi MRP II (Material Resource Planning) composti da semplici sistemi MRP (nella prima accezione) e da sistemi utilizzati per verificare il carico produttivo sui centri di lavoro (con carico a capacità infinita ma con evidenza delle saturazioni dei singoli centri), chiamati anche CRP (Capacity Requirement Planning).

Il Master Production Schedule (MPS), o Piano principale di produzione, è un piano produttivo che individua in che quantità vadano prodotti singoli articoli, caratterizzato da un orizzonte temporale di medio periodo (variabile a seconda delle peculiarità delle singole realtà produttive ma generalmente dell'ordine di alcuni mesi). Gli oggetti del MPS possono essere molteplici, in funzione del modello produttivo adottato e dell'entità pianificata per la produzione (es., prodotto finito, semilavorato gestito a magazzino ecc.). Il piano può avere frequenze di revisione legate a frazioni di orizzonte temporale oggetto di pianificazione, generando orizzonti rolling, ossia tra loro collegati, e individuando revisioni delle quantità valutate nei periodi di "sovrapposizione" tra il nuovo piano e il precedente.

Efficienza e flessibilità

Una caratteristica dell'impresa fordista, così detta dal sistema di produzione e consumo introdotto negli anni 1910-20 dall'industriale statunitense H. Ford, è stata ed è la continua ricerca di maggiore efficienza produttiva, ossia di livelli sempre più bassi dei costi unitari di produzione di un dato prodotto. Il conseguimento dell'obiettivo è stato possibile grazie alla standardizzazione dei prodotti e alla produzione di massa, realizzate nell'ambito di combinazioni produttive altamente rigide.

All'efficienza economica va poi aggiunto l'effetto della curva di apprendimento, ossia della relazione tra produttività cumulativa e produzione cumulativa, in base alla quale si dimostra che la produttività aumenta con l'esperienza della produzione.

La struttura rigida dei costi dell'impresa fordista, da una parte, e l'evoluzione delle preferenze dei consumatori verso una sempre maggiore personalizzazione dall'altra, hanno indotto le imprese "post-fordiste" a ricercare, accanto all'efficienza, la flessibilità, intesa come la possibilità di ottenere, tramite nuovi processi produttivi, volumi variabili di prodotti differenti. In questo caso, tipicamente, l'esistenza di scorte appare un sintomo di mancato o tardivo adeguamento della produzione al mutare dei gusti dei consumatori. Di qui l'affermazione di sistemi di produzione flessibile detti zero-stock just-in-time production (produzione in tempo reale a scorte zero) sperimentato per la prima volta negli anni Cinquanta in Giappone, nelle officine della Toyota.

La produzione snella

È l'applicazione nell'ambito produttivo della lean organization, che ha messo in discussione i pilastri tradizionali dell'impresa: la struttura gerarchico-funzionale; i molteplici livelli di responsabilità; la specializzazione funzionale; il processo decisionale "top-down".

Il modello legato alla produzione snella presenta i seguenti principi: fornire prodotti e servizi di alta qualità e affidabilità; ridurre i tempi di progettazione e in generale di risposta al mercato; contenere i costi di funzionamento eliminando tutti gli sprechi di gestione e di processo. Conseguentemente si può agevolare il passaggio dalla produzione di massa tipica di qualche decennio fa alla produzione di piccoli volumi in un'elevata varietà di prodotti attraverso il passaggio dalle economie di scala alle economie di gamma, il passaggio dalle curve di apprendimento alla multispecializzazione e multifunzionalità del personale e il passaggio dall'efficienza di uomini e macchine alla flessibilità dell'intero sistema di risorse.

Media

Figura 14.1

Riepilogando

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