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Macroeconomia

Il commercio internazionale

Il commercio internazionale rappresenta il complesso degli scambi di beni e servizi tra diversi paesi. Un sistema economico che partecipa al commercio internazionale si dice sistema aperto. Una misura del grado di apertura è data dal rapporto tra il valore delle esportazioni o delle importazioni e quello della produzione complessiva del paese. Il grado di apertura agli scambi internazionali varia in maniera significativa da un paese all'altro: gli Stati Uniti, per esempio, sono un paese abbastanza autosufficiente, con un rapporto esportazione/PIL attorno al 10%; paesi europei come Francia, Germania, Italia hanno un maggior grado di apertura (mediamente, intorno al 20-25% del PIL); paesi più piccoli come Belgio e Olanda esportano e importano oltre il 50% della produzione complessiva.

Commercio internazionale e vantaggio comparato

Una prima causa del commercio internazionale è rappresentata dalla diversità delle condizioni di produzione nei diversi paesi. Alcuni aspetti della struttura del commercio internazionale sono facili da comprendere. La disponibilità di risorse naturali e il clima spiegano chiaramente perché l'Arabia Saudita esporti petrolio e i paesi del Centroamerica caffè. Spesso, però, la giustificazione non è così intuitiva. Il principio fondamentale per spiegare la composizione dei flussi commerciali in questo contesto è quello del vantaggio comparato. La legge del vantaggio comparato (o dei costi comparati) è stata formulata per la prima volta dall'economista inglese David Ricardo all'inizio dell'Ottocento e afferma che i paesi tenderanno a specializzarsi nella produzione e nell'esportazione di quei beni che possono essere prodotti a un costo relativamente inferiore rispetto alle altre nazioni.

Utilizzando il classico esempio suggerito da Ricardo, si considerino due paesi, l'Inghilterra e il Portogallo, che possono produrre due beni, vino e tessuto. Si supponga che in Inghilterra per produrre una unità di vino siano necessarie 120 unità (ore) di lavoro, mentre una unità di tessuto è prodotta con 100 ore di lavoro. In Portogallo, invece, la produzione di una unità di vino richiede 80 unità di lavoro e quella di una unità di tessuto 90 unità di lavoro. Il fabbisogno di lavoro per la produzione di entrambi i beni risulta quindi minore in Portogallo rispetto all'Inghilterra, ma la differenza in termini di produttività non è uniforme nei due settori. Il lavoro in Portogallo è relativamente più produttivo nella produzione di vino che in quella di tessuti. In Inghilterra si impiega il 50% in più di ore di lavoro per produrre il vino, mentre la differenza è di poco più del 10% nella produzione del tessuto (da 90 a 100 unità di lavoro). In altri termini, l'Inghilterra è meno produttiva nella produzione di entrambi i beni, ma ha uno svantaggio relativo inferiore nella produzione di tessuto. Ricardo dimostra che sono queste differenze di produttività relativa che stanno alla base del commercio. Il Portogallo avrà convenienza ad accrescere la produzione di vino e ad esportarla, mentre l'Inghilterra esporterà tessuto. Trasferendo le proprie risorse nella produzione di vino, il Portogallo potrà ottenere in cambio dall'Inghilterra una quantità di tessuto superiore a quella che ha rinunciato a produrre all'interno del paese. Questo processo di specializzazione e di scambio consente di espandere le possibilità di consumo a livello mondiale.

La diversa dotazione di fattori di produzione

Secondo la teoria ricardiana, le differenze internazionali nelle condizioni di produzione sono da ricondursi a tecnologie di produzione diverse per lo stesso bene. Tuttavia, differenze nei costi di produzione possono essere determinate anche dalla diversa dotazione di fattori di produzione (capitale, lavoro ecc) dei paesi. L'analisi della relazione tra dotazioni di risorse dell'economia e vantaggio comparato è stata sviluppata dalla teoria di Heckscher-Ohlin. Questa teoria si basa su due osservazioni. La prima è che i paesi differiscono nelle dotazioni relative dei diversi fattori produttivi. Per esempio, l'India è relativamente più ricca di lavoro non qualificato, mentre gli Stati Uniti di lavoro specializzato ecc. La seconda osservazione è che la produzione di beni diversi richiede l'uso dei fattori produttivi in proporzioni diverse. Combinando queste due osservazioni, il teorema di Heckscher-Ohlin stabilisce che ciascun paese ha un vantaggio comparato e quindi esporta i beni la cui produzione richiede un utilizzo più intensivo dei fattori produttivi di cui il paese ha una dotazione relativamente più abbondante. Una caratteristica fondamentale degli scambi commerciali basati sul vantaggio comparato è la loro natura intersettoriale o interindustriale, in quanto le esportazioni di un paese provengono da settori industriali diversi da quelli dei beni importati.

Commercio intraindustriale

La struttura del commercio internazionale non può essere completamente spiegata sulla base del principio del vantaggio comparato. Una quota rilevante del commercio mondiale si svolge tra paesi che hanno uno stesso livello di sviluppo tecnologico e dotazioni simili di fattori produttivi ed è caratterizzata dalla contemporanea importazione ed esportazione di beni appartenenti allo stesso settore merceologico (commercio intraindustriale). In questo caso, la prima ragione che spinge i paesi a commerciare tra loro è l'incentivo a sfruttare le economie di scala a livello di impresa, cioè la tendenza dei costi unitari a ridursi con un livello di produzione maggiore. Gli scambi in presenza di economie di scala devono essere analizzati attraverso modelli di concorrenza imperfetta, in cui le imprese sono dotate di potere di mercato e interagiscono strategicamente tra loro. Se le imprese di un settore offrono un prodotto differenziato (per esempio tipologie diverse di automobili), il commercio internazionale permette la creazione di un mercato integrato in cui le imprese, localizzate in paesi diversi, offrono una gamma più vasta di prodotti a costi - e dunque a prezzi - più bassi. Nel caso di prodotti omogenei, le motivazioni dello scambio internazionale a livello intraindustriale vanno collegate direttamente alle scelte strategiche delle imprese in strutture di mercato oligopolistiche, con politiche di esportazione a prezzi inferiori a quelli praticati nei paesi di destinazione (dumping reciproco).

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