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Microeconomia

La produzione nel lungo periodo

Nel lungo periodo l'impresa può variare tutti i fattori di produzione, per cui cessa di avere validità la distinzione tra input fissi e variabili. Nelle sue scelte l'impresa, ad ogni livello di produzione, sceglierà la combinazione di input al costo più basso. La curva del costo totale di lungo periodo può così essere costruita riunendo i punti di minimo delle diverse curve di costo medio corrispondenti ai diversi livelli produttivi.

È la curva lungo la quale si muove l'impresa, che nel lungo periodo è in grado di scegliere e di variare le dimensioni dell'impianto.

Anche il costo totale medio di lungo periodo prima decresce all'ammontare della quantità prodotta, poi si mantiene costante, infine assume un andamento crescente.

I rendimenti di scala

Alla ricerca di una propria dimensione ottimale, l'impresa deve tener conto dei rendimenti di scala. Il rendimento di un fattore produttivo in termini di prodotto realizzato può infatti essere crescente, costante o decrescente a seconda che il rapporto tra input e output sia meno che proporzionale, costante o più che proporzionale.

Oggetto dell'analisi è dunque il comportamento produttivo (rendimento) del processo a fronte di modificazioni delle proprie dimensioni (scala), mantenendone al contempo immutata la struttura: le variazioni degli input sono infatti equiproporzionali, tali perciò da non alterare il rapporto produttivo tra essi. Inoltre, poiché le variazioni riguardano tutti gli input impiegati nella produzione, la prospettiva temporale dell'analisi non potrà che essere di lungo periodo. Modificare le dimensioni dell'impianto produttivo significa infatti modificare anche l'ammontare di capitale impiegato, fattore che nel breve periodo è ipotizzato fisso.

Rendimenti di scala in formule

Si consideri la quantità prodotta secondo la funzione y=f(x1, x2, ... xn) e si proceda ad aumentare, in modo equiproporzionale, la quantità di tutti i fattori utilizzati di una porzione. La nuova produzione sarà allora data da:

Ammettendo che la f sia omogenea di un generico grado s (ipotesi comunemente accolta dalla teoria economica) essa potrà allora essere scritta anche nella forma:

come dire che il termine λ diventa moltiplicatore della stessa funzione e l'esponente s, rappresentando il grado di tale proporzionalità, consente di determinare la tipologia di rendimenti della funzione. In particolare:

Rendimenti costanti. Nel primo caso, l'output varia nella medesima proporzione dell'input. Se si raddoppia l'ammontare di tutti i fattori impiegati, si raddoppia anche la quantità dei beni prodotti. La scala del processo produttivo mantiene dunque invariata la produttività dei singoli fattori. Dal punto di vista dei costi, risulta perciò indifferente far produrre un certo ammontare di output da un'unica impresa piuttosto che da varie imprese di dimensioni più ridotte.

Rendimenti crescenti o economie di scala. Il discorso è diverso nel caso di rendimenti di scala crescenti. In questo caso, l'aumento delle dimensioni del processo porta a una crescita più che proporzionale della quantità di output. Di conseguenza, tanto più grande è la scala tanto più bassi sono i costi unitari di produzione (in quanto minori sono gli ammontari di input impiegati per ciascuna unità di prodotto). Questa configurazione, diversamente dalla precedente, impone perciò di accentrare il più possibile la produzione. I rendimenti di scala crescenti possono così rappresentare una forte barriera all'entrata sul mercato di nuovi operatori. Questi infatti, non potendo accedere immediatamente a larghe porzioni di domanda, sono costretti a operare (a meno di innovazioni tecnologiche) a livelli inferiori di efficienza e sono perciò impossibilitati a entrare effettivamente sul mercato (è questo il caso dei monopoli naturali).

Rendimenti decrescenti o diseconomie di scala. I rendimenti di scala decrescenti comportano una perdita di efficienza produttiva, rappresentata dal progressivo incremento del costo unitario di produzione. In particolare, si può osservare questa situazione nei casi in cui la produzione viene spinta oltre il livello efficiente dell'impianto.

Rendimenti di scala e costi medi

Uno stesso processo produttivo può essere caratterizzato da rendimenti diversi a fronte di differenti scale di produzione. Vi è un livello ottimo di impiego in corrispondenza del quale i costi medi unitari sono minimi; alla sinistra di questo punto si ha il tratto dei rendimenti crescenti; alla destra, quello dei rendimenti decrescenti. Dietro le differenti tipologie dei rendimenti di scala vi sono dunque differenti configurazioni dei costi medi di produzione: a) rendimenti di scala costanti implicano costi medi costanti; b) rendimenti di scala crescenti implicano costi medi decrescenti; c) rendimenti di scala decrescenti comportano costi medi crescenti.

Le cause delle economie e diseconomie di scala

Qual è la causa delle economie e delle diseconomie di scala? Cause fondamentali delle economie di scala sono la divisione del lavoro più spinta e, quindi, la specializzazione ottenibili quando aumenta il livello della produzione e i lavoratori possono svolgere nel modo migliore il preciso compito loro assegnato.

Le diseconomie di scala sorgono di solito quando nell'organizzazione produttiva che si estende emergono problemi di coordinamento.

Economie di scala e progresso tecnico

L'andamento della curva dei costi medi totali di lungo periodo fornisce importanti informazioni sulla tecnologia esistente. Il fenomeno dei rendimenti variabili al variare della dimensione produttiva non va però confuso con quello dell'innovazione tecnologica. In realtà, il fattore principale che sta alla base delle economie di scala è l'applicazione di tecnologie produttive che sono frutto del continuo processo innovativo. La vera spinta alle decisioni riguardanti le dimensioni dell'impresa è infatti da ricercarsi nel progresso tecnologico.

Il progresso tecnico può essere definito una modificazione della funzione di produzione per ottenere lo stesso output con una quantità di fattori produttivi minore.

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