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Grandi problemi della filosofia

La metafisica nel dibattito contemporaneo

Il ’900 è ricco di sostenitori (J. Maritain, E. Gilson, G. Marcel, G. Bontadini ecc.) e di oppositori (R. Carnap, J. Habermas, J. Derrida, G. Vattimo ecc.) della metafisica. Nel variegato panorama teorico del ’900 ha avuto grande risonanza la riflessione ontologicofenomenologica di M. Heidegger, che insiste nel proclamare l’“oltrepassamento” della metafisica, in nome di un pensiero “meditativo” e “poetante”. Heidegger rifiuta una dottrina naturalistica, o “cosalistica”, del senso dell’essere e intende l’essere essenzialmente come “presenza” che si disvela in un movimento di “appropriazione” degli enti finiti. Il dibattito contemporaneo sulla metafisica è diventato un dibattito tendenzialmente epistemologico, anziché ontologico: si questiona cioè su come dire l’essere. Certamente l’essere non può esser detto con il linguaggio delle “scienze esatte”, come volevano i moderni, perché quel linguaggio è un linguaggio “quantitativo”, mentre l’essere è soprattutto “qualitativo”; ma dell’essere non si può parlare neppure con il linguaggio della necessità dialettica totalizzante, come voleva Hegel, perché l’essere è in ultima istanza inesauribile e inafferrabile; l’essere non può infine esser definito con il solo linguaggio “meditante” o “poetante”, perché questo linguaggio non può stabilire la sua verità. L’essere dovrebbe esser detto con un linguaggio che sia insieme qualitativo e incontrovertibile, che contenga in sé le istanze del rigore delle scienze esatte e, tuttavia, possieda la qualità spirituale della vita simbolica.
Un’altra serie di critiche ha avuto origine in età contemporanea dal neopositivismo, e la loro formulazione più nitida è stata data in primo luogo da R. Carnap, il quale ha parlato a sua volta di un “superamento della metafisica attraverso l’analisi logica del linguaggio”. Movendo dal presupposto che unicamente gli asserti empiricamente verificabili sono dotati di senso, i tradizionali termini (“assoluto”, “Dio”, “eterno” ecc.) ricorrenti nel discorso metafisico vengono così svuotati di significato e dichiarati del tutto inconsistenti a causa della loro obiettiva non verificabilità entro l’ambito dell’esperienza. Successivamente alla crisi della filosofia di matrice neopositivistica, i suoi eredi nell’ambito della filosofia analitica inaugurata dal “secondo” Wittgenstein si sono risolti ad assegnare sì un significato alla metafisica, ma extraconoscitivo, valido al più come espressione di una visione del mondo non argomentata, dunque né fondata né, in definitiva, razionale.

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